La password della settimana: Grillo, il demagogo

27 ottobre 2017 ore 12:35, Paolo Pivetti
Forse è arrivato il momento di togliere dalla naftalina e rimettere in uso il termine demagogo, da tempo archiviato, chissà perché. Forse perché la stampa e i politici di sinistra per i loro avversari prediligono populista, qualifica ormai appioppata spregevolmente a tutto lo schieramento politico che non è d’accordo con loro. E qui sembra ripetersi, in piccola misura, la storia stessa del termine populista, che fu la denominazione di un nobile movimento politico e culturale russo di fine Ottocento, che voleva avvicinare le classi colte alle masse popolari per favorirne l’emancipazione sociale. Ma il populismo russo venne surclassato dall’irrompere del marxismo, e populista  fu dai marxisti deprezzato a qualifica infamante. In quello spirito, anche da noi oggi, a sinistra, politici e giornalisti, preti e monsignori, e per ora fermiamoci qui, hanno l’accusa di populista facile verso chi non gli garba. Accusa che è solitamente accoppiata con quella di xenofobo, altro termine scivolato fuori dal suo significato originario, dato che xenofobia, in senso proprio, non significa odio per lo straniero, come molti pensano, ma soltanto paura (dal verbo greco fobèo, ho paura) dello straniero (xenos). Se poi alziamo appena appena lo sguardo al di là della Alpi, in particolare verso l’Est europeo, ecco profilarsi come sinistre minacce, nei commenti giornalistici e televisivi politically correct, i vari esempi di populismo xenofobo: dalla Polonia all’Ungheria, dalla Repubblica Ceca all’Austria, entrambe fresche, queste ultime due, di potente svolta elettorale a destra.
Questa ubriacatura anti-populista ci ha fatto dimenticare che in alcuni casi sarebbe assai più proprio parlare di demagogìa, anziché di populismo.E c’è una bella differenza. Perché se nel populismo, che punta su temi emotivi e, come si suol dire, parla alla “pancia” della gente, c’è pur sempre un contenuto ideologico chiaro, la demagogia è prima di tutto l’arte di agitare il popolo, puntando sì su elementi emotivi e “di pancia”, ma senza la preoccupazione di fornire il quadro di un programma. Insomma, demagogica per eccellenza è la “protesta per la protesta”, quella che è giornalisticamente definita come “antipolitica”. Tanto per non far nomi, Beppe Grillo. È un eccezionale uomo di palcoscenico che un giorno ha trasformato i suoi monologhi, elettrizzanti per il pubblico del teatro, in discorso politico. La sua è pura arte retorica. Assistere a un comizio di Grillo somiglia molto ad assistere a un suo spettacolo, corredato di provocazioni e risate, senza pagare il biglietto. Ovvio poi che molti suoi spettatori, grati, lo ripaghino con un segnetto sulla scheda elettorale. Se poi decidesse, come sembra, di staccarsi dalla politica e ritornare solo al palcoscenico, questo non farebbe che confermare, nell’estemporaneità, la sua prova di grande demagogo.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
caricamento in corso...
caricamento in corso...