"Effetto Hiroshima" per chi usa troppo il cellulare: la sentenza bomba

28 aprile 2017 ore 9:29, intelligo
Una sentenza destinata a far discutere, più che altro per i termini utilizzati nella motivazioni. E' quella del Tribunale di Ivrea su un dipendente Inail a cui spetta una rendita vitalizia da malattia professionale. L'oggetto è uno degli strumenti più utilizzati al mondo: il cellulare. "Il rischio oncologico per i sopravvissuti alle esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki è nella misura di 1,39 per tutti i tumori. Mentre il rischio per un uso massiccio e prolungato nel tempo di telefoni cellulari, secondo

'Effetto Hiroshima' per chi usa troppo il cellulare: la sentenza bomba
Interphone, è pari a 1,44
. Se nessuno osa porre in dubbio un nesso quantomeno concausale tra esposizione alle radiazioni provenienti da un'esplosione atomica e patologie tumorali non si vede perché non possa ritenersi analogamente sussistente questo medesimo nesso tra esposizione a radiofrequenze e tumori encefalici rari", come quello che ha colpito il dipendente. La sentenza ha stabilito che esiste una correlazione tra il tumore al cervello, benigno ma invalidante di cui è affetto l'uomo, e l'uso "abnorme" del cellulare.
La disputa vertenza sul fatto che potesse trattarsi di una malattia professionale. Così ha stabilito il giudice
perché il lavoratore aveva "utilizzato in maniera abnorme telefoni cellulari nel periodo 1995-2010", visto che "coordinava l'attività di 15-20 persone" e con ognuno si sentiva "2-3 volte al giorno, a volte anche di più", senza contare altre telefonate istituzionali, con i superiori o con gli enti, e le chiamate "non erano brevissime, della durata di crca 5-10 minuti", come hanno spiegato i testimoni al processo.

RICERCHE - "Non ci sono dimostrazioni certe dell’esistenza di un legame pericoloso tra telefoni cellulari e tumore al cervello". E’ questa invece la conclusione a cui è giunto uno studio australiano che ha analizzato i dati di oltre 34mila persone alle quali, tra il 1982 e il 2012, è stata diagnosticata una neoplasia cerebrale. Nel 2010 un'indagine condotta dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (lo Iarc di Lione) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità aveva escluso correlazioni dirette salvo poi ritornare sui propri passi un anno dopo quando un gruppo di 34 esperti al termine di una revisione degli studi sul tema aveva definito i campi elettromagnetici come possibilmente carcinogeni, concludendo che la radiofrequenze dei telefonini e di altri apparati di comunicazioni wireless "potrebbero causare il cancro negli essere umani".
Un gruppo di ricercatori invece ha dimostrato che nei ratti esposti a campi elettromagnetici raddoppiavano i casi di linfoma, ma nessuno è mai riuscito a replicare questo risultato.


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