Che fine ha fatto Lucia Bosé?

28 aprile 2017 ore 10:41, intelligo
Lucia Bosè racconta: «Vivevo a Porta Vigentina, via Ripamonti, era una cascina. Ho avuto un’infanzia bellissima. Poi diventai Miss Italia, anzi prima lavoravo in una pasticceria: la Pasticceria Galli. Facevano dei marrons glacés squisiti. Un giorno entra Luchino Visconti con Giorgio De Lullo, non sapevo chi fosse Visconti e mi disse: “Lei ha un viso cinematografico”. Quando diventai Miss Italia mi scrisse: “Si ricorda? Avevo ragione”. Fu lui a dire a De Santis e ad Antonioni di farmi lavorare».
Comincia così, come raccontato da lei stessa, l’avventura nel mondo del cinema di una delle donne più affascinanti del secolo scorso. Lucia Bosè nasce a Milano il 28 gennaio del 1931, figlia di Domenico Bosè e Francesca Borloni, in una famiglia modesta ma felice. 
Che fine ha fatto Lucia Bosé?
Come vi abbiamo raccontato nella vita di Gina Lollobrigida, al concorso di Miss Italia del 1947 è proprio la giovanissima Lucia a sbaragliare quella che diverrà la Lollo nazionale e Gianna Maria Canale, altra bellezza del cinema italiano. Non che le due appena citate fossero meno belle della Bosè, ma Lucia aveva un fisico estremamente moderno, forse più da modella che da attrice, mentre di contro un volto intenso, proprio cinematografico come l’aveva giudicato Visconti. Eppure, entrare nel mondo dello spettacolo non era stato il suo sogno. Lei ne aveva un altro, andare alle Olimpiadi perché all’epoca praticava la ginnastica artistica. 
A volte perciò è il caso che sceglie per te, e quella partecipazione vincente a Miss Italia è la molla che scatta a porta Lucia nell’ambito mondo della celluloide. Le fanno fare un provino per Riso amaro, lo vince ma la famiglia si oppone alla sua partecipazione e il ruolo farà la fortuna di Silvana Mangano.  Lucia viene comunque scritturata per alcune importanti pellicole neorealiste del cinema italiano,  come Non c'è pace tra gli ulivi (1950) di Giuseppe De Santis, e l’intenso Cronaca di un amore (1950) di Antonioni, regista che la volle anche nel film La signora senza camelie (1953).  In questo periodo, Lucia incontra un giovane e promettente attore, Walter Chiari, e se ne innamora. Il loro è un lungo fidanzamento, fatto di alti e bassi. Si amano, ma Walter è un farfallone, un eterno bambino che fa impazzire le donne e struggere di gelosia Lucia che prova verso di lui quell’amore lieve, adolescenziale, che si nutre per il primo fidanzatino.  Alla fine, nonostante sia lui quello navigato, sarà Walter a chiederle di sposarlo e Lucia a lasciarlo perché non si sente pronta al gran passo. Quello che compirà dopo qualche tempo, quando sposerà il torero spagnolo Luis Miguel Dominguìn. 
Narra lei stessa il primo incontro con quello che sarebbe poi diventato suo marito. «La prima volta che lo vidi, a una cena a Madrid, non avevo idea di chi fosse. Venivo da Milano, era il ‘54, non sapevo niente di corride e di tori. Mi sembrò un fanatico perché si muoveva plastico e fatale, aveva pose che poi scoprii essere quelle dei toreri nell’arena».  All’epoca lei era un’attrice nota soprattutto in Italia, e popolare anche per il suo lungo fidanzamento con Walter Chiari. Luis Miguel Dominguin, invece, nel suo paese era una sorta di mito, e si contendeva il titolo di primo matador di Spagna con Antonio Ordóñez Araujo.  Facile perdere la testa per un tipo così, soprattutto se ha magnetici occhi scuri e lineamenti scolpiti. Quello che infatti Lucia non considera quando si innamora di lui dopo che il torero l’ha corteggiata per un lungo mese, è che Miguel come Walter, è un idolo delle donne. Nella sua vita ha già avuto tra le più belle attrici del mondo, come Rita Hayworth, Lauren Bacall, Lana Turner, giusto per citarne solo tre tra le tante e non è troppo intenzionato a fermarsi con le sue conquiste.
Alla fine, i due si posano a Las Vegas, più per volontà di Lucia che di Luis, lei infatti non vuole un matrimonio in Chiesa e non vuole l’abito bianco, sebbene arrivi vergine al matrimonio dopo aver resistito anche a Walter Chiari.  Dovranno però ripetere il matrimonio nella cattolicissima Spagna dell’epoca, dove altrimenti lei non viene proprio accettata come la moglie di Dominguin. Per far capire la situazione, ecco le parole di Lucia: “Un giorno, il generale Franco, El Caudillo d’España, suo grande amico, lo invita a una caccia e lui chiede se può portarmi. Franco rispose: “Finché non ti sposi in chiesa, non è tua moglie”. Così capitolano, si risposano in una chiesetta di campagna, lei in tailleur di Jacques Fath e piccolo velo, e una decina di ospiti in tutto a testimonianza dell’unione. A quel punto, Lucia Bosè lascia il cinema dopo appena 17 pellicole girate, quando avrebbe ancora davanti a sé una carriera che prometteva di essere sfolgorante. Non sparisce però dai rotocalchi, adottata dal bel mondo spagnolo che, come ora avviene per i calciatori di grido, ruota attorno ai toreri più affermati. Almeno all’inizio quella di Lucia è una bella vita, a parte che come dice lei stessa “ero sempre incinta, ebbi tre figli e quattro li persi per aborti spontanei”. Per il resto, vive tra una grande casa a Madrid, una tenuta a Cuenca e una in Andalusia, fan di suo marito che si affollano intorno a loro ogni volta che mettono il becco fuori di casa, ricevimenti splendidi in case importanti e amici di altissimo livello, come Picasso, Dalì, Emingway e Luchino Visconti.
Una bella favola destinata però a non durare. Il problema è sempre lo stesso: l’infedeltà coniugale di Luis, sempre accerchiato e concupito. Lui sostiene di non avere colpe, di trovarsi le donne che gli escono fuori dagli armadi, da sotto il letto, e di non avere la forza per respingerle tutte, ma Lucia non ce la fa a sopportare all’infinito. Così quando Luis arriva a tradirla con una cugina che in quel periodo vive con loro, la Bosè dice basta. La coppia divorzia nel 1967 ma Lucia, forse per volersi prendere un pizzico di vendetta, non gli concede il divorzio alla Sacra Rota. In seguito, il torero si risposerà, la Bosé no.  Resta però a vivere in Spagna, con i tre figli avuti dal matrimonio, Miguel, Lucia e  Paola.  In seguito, torna al cinema in ruoli secondari di alcune pellicole quali  Sotto il segno dello scorpione dei Taviani; Metello di Mauro Bolognini, Fellini Satyricon, di Federico Fellini. E poi la volta di Cronaca di una morte annunciata (1987), di Francesco Rosi, L'avaro (1990) di Tonino Cervi nel cui film è stata doppiata da Angiolina Quinterno, Volevo i pantaloni (1990) di Maurizio Ponzi, I Viceré (2007) di Roberto Faenza.
A seguire le sue orme nel rutilante mondo dello spettacolo è il figlio Miguel, e la nipote Bimba, figlia di Lucia. Con Miguel Lucia ha avuto un rapporto complicato che li ha visti restare senza parlarsi anche per anni. Ora però tutto è risolto: “Ci sono stati tra me e lui anni di silenzi, alti e bassi, dispetti. Ora invece siamo felici. Gli ho lasciato la mia casa con tutto quello che c’era, anche la biancheria […] L’ho sempre appoggiato. È un uomo e un artista straordinario: ha la raffinatezza e l’intelligenza machiavellica italiana e il senso dello spettacolo spagnolo. Suo padre era all’antica, avrebbe avuto una reazione dura quando Miguel si è dichiarato trisessuale, ma i tempi cambiano ed è un bene.” Il dolore più grande, intenso, che non potrà mai superare, a Lucia lo  ha dato sua nipote Bimba, modella e stilista, morta a 41 anni per un cancro al seno. Bimba era anche una cantante e le era stata diagnosticata la malattia nei primi mesi del 2014. Sottoposta immediatamente a intervento chirurgico, aveva poi subito varie ricadute fino alla morte. 
Oggi Lucia Bosè vive in un paesino sperduto tra le montagne della Spagna. Lì, nel silenzio di quei luoghi poco frequentati già da tanto tempo ha trovato pace e serenità, coi suoi tanti ricordi.  Belli o brutti che siano, testimoni però di una vita intensa, vissuta con passione.                                                                                                                                
di Anna Paratore        
                                                                                                                                                                                         #luciabosé #chefinehafatto #film                                                                                                           

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