Burocratese: "Anche il bidello non c'è più, w il bidello. Ma quale rispetto della persona!"

28 aprile 2017 ore 15:05, Paolo Pivetti
Il bidello è morto. Viva il bidello. Anche l’infermiere è morto. Viva l’infermiere. Il piantone non sta meglio di salute ed è morto anche lui. Allora evviva anche il piantone! Ma perché tanti morti nel vocabolario della nostra amata lingua? Perché adesso, finalmente, arrivano le circolari che come affilate falci di una giustizia linguistica non lasciano più traccia sul terreno di quei decrepiti vocaboli, arnesi di un antico regime lessicale, discriminatorio, razzista, classista, e forse persino fascista.
Per esempio, ultimamente si legge che è piovuta dal cielo dell’Amministrazione Penitenziaria una circolare, ispirata a quei nobili princìpi che si chiamano “rispetto della persona”, che ha dato disposizione, nelle carceri, di sostituire, per chi fa la guardia a un detenuto, la denominazione di piantone con quella di addetto alla persona. Che diamine, è tutta un’altra musica! Il detenuto sarà sì stipato con altri sventurati un una cella angusta, ma ad occuparsi di lui sarà un addetto alla persona: questa è civiltà!
Un momento, errata còrrige: di quale mai cella stavamo parlando? Anche la cella viene resa più accogliente, quasi una suite quattro stelle: sempre secondo la stessa circolare, si chiamerà d’ora in poi camera di pernottamento.
Siamo allo sviluppo coerente di un felice percorso iniziato già da anni, con altre sostituzioni politicamente corrette, che avevano fatto giustizia, per esempio, dell’antiquata, dequalificante qualifica di bidello, sostituendola con uno smagliante, gallonato assistente scolastico. Ma, scherziamo? La “buona scuola” vorrà pur liberarsi, eliminandolo e seppellendolo per sempre, di quel vecchio bidello, che derivava oltre tutto dall’antico francese bedel, che voleva dire “guardia”, a sua volta discendente da un ancor più antico bidal che per i Franchi, popolo barbarico, era il “messo giudiziario”?
Prendiamo ancora un altro esempio: infermiere. Una parola che stava lì a pavoneggiarsi nel nostro vocabolario sin dal Cinquecento, secolo in cui si  incominciò a far sul serio nella cura degli infermi. Termine però, troppo familiarmente tradizionale. Vogliamo metterre un bell’assistente sanitario, come ispira maggior rispetto? Anche la Sanità fa valere il suo diritto alla modernizzazione!
Il discorso potrebbe farsi lungo, ma bastano queste poche pillole di burocratese per rendere giustizia ai nobili sforzi di pulizia linguistica che si sta sobbarcando oggi il mondo, già così onerato di sacrifici, dell’alta burocrazia. Il tutto per ripulire la nostra lingua dal vecchiume classista, razzista, e forse anche fascista; purificarla da qualsisi pesantezza di tradizione e di storia, e rendere noi parlanti dell’italiano tutti davvero “uguali”, tutti anonimamente felici.
 
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autore / Paolo Pivetti
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