Due storie di integrazione quella notte a piazza San Carlo: parla Mouhamed Gueye

28 settembre 2017 ore 14:22, intelligo
Mouhamed Gueye ha salvato il piccolo bambino cinese la notte del panico in piazza San Carlo a Torino. E oggi, intervistato da Il Corriere, mentre mostra sorridente l'abbraccio con il suo piccolo amico, l'eroe senegalese di quel giorno con la passione del body building dice: "Ho salvato Kelvin e anche me stesso", ma mille persone rimasero ferite ed è morta Erika Pioletti.
Lui ha visto a terra il corpo del bambino cinese travolto dalla folla, l’ha sollevato e portato in salvo senza pensare a sé, alla sua salvezza, e lo rifarebbe anche domani. Da questa storia di eroismo e poi di amicizia si è aperta una strada nuova, per entrambi. 
E' lui stesso a raccontare che dopo l’incontro con la mamma, qualcosa è accaduto anche in lei: “Era timorosa delle altre etnie, ora non più" spiega. Poi racconta all'intervistatore quella sera: "Il turno di lavoro era finito. Faccio sorveglianza in una profumeria del centro. Avevo appuntamento con amici juventini. A me piace anche il Real Madrid. Quando sono partito dal Senegal la Spagna è stata la prima tappa del mio viaggio. Ma per una volta avevo deciso che pure io avrei tifato Juve". 
Due storie di integrazione quella notte a piazza San Carlo: parla Mouhamed Gueye

IL RACCONTO DI QUELLA SERA

"Quand’ero a terra ho cominciato a pregare. L’unico pensiero che ho avuto era che mi sembrava stupido morire così" racconta al Corriere della Sera. Proprio da draiato si accorge del piccolo bambino cinese: "Ho trovato la forza di mettermi in ginocchio. Insieme a un altro ragazzo, Isak, ci siamo avvicinati strisciando, per proteggerlo. Ho preso il bambino tra le braccia. Era una foglia d’albero, non aveva peso. Abbiamo cominciato a spingere, a farci largo. Verso via Roma, vicino alla chiesa, l’ho appoggiato a un muro. Altri ragazzi si sono messi intorno, cercavano di svegliarlo. Io pensavo che fosse morto. Una ragazza che doveva essere sua sorella piangeva disperata. Solo allora ho visto che il bimbo respirava. Poi è arrivata l’ambulanza".

PIANO INTEGRAZIONE

Trattandosi di due casi di integrazione riuscita, occorre partire da questi due esempi per capire chi e come può essere intergato al meglio e trovare nella nostra storia la sua storia. E' di ieri l'idea di un Piano del ministro dell'Interno, Marco Minniti, come tassello fondamentale per la gestione del fenomeno migratorio al grido di "una società più integrata è anche una società più sicura". Nel documento si fa proprio attenzione al fatto che vi sia "uno strumento di attaccamento e responsabilizzazione nei confronti del territorio e della comunità di residenza, che sia il principale anticorpo in grado di prevenire e neutralizzare fenomeni di radicalizzazione". Ed in questo processo, ha puntualizzato Minniti, ci sono in particolare due valori "non negoziabili": la laicità dello Stato ed il rispetto della donna. E sembra proprio che questo caso risponda perfettamente alla responsabilizzazione nei confronti del Paese che ospita. 

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