David di Donatello, la "pazza gioia" è quella di Virzì e family

29 marzo 2017 ore 8:10, Americo Mascarucci
Pazza gioia sì, ma quella che deve aver provato il regista Paolo Virzì ai David di Donatello. Infatti per la serie "non c'è due senza tre", quest'anno il regista livornese si è portato a casa ben tre statuette "alla faccia dell'avarizia" come direbbe Totò. Il trionfo ai David di Donatello 2017 è infatti tutto suo grazie al film “La Pazza Gioia” uscito l’anno scorso e che ha riscosso ottimi successi al botteghino con oltre 6 milioni di incassi.  
Miglior film, migliore regia - miglior interprete femminile con Valeria Bruni Tedeschi. Un tris di premi che fanno onore all'attore che per ciò che riguarda la miglior regia è alla quinta statuetta.  
Un film che evidentemente deve aver colpito soprattutto per la capacità di saper coniugare comicità a dramma esistenziale, risate e commozione. Perché il film alla fine riesce a far ridere ma anche a far scendere qualche lacrima soprattutto nel finale.
David di Donatello, la 'pazza gioia' è quella di Virzì e family

LA PAZZA GIOIA
La Pazza Giaia è la storia di due donne ospitate in una comunità per malati psichici. Valeria Bruni Tedeschi interpreta una nobile decaduta che ha dilapidato il proprio patrimonio e si è ritrovata immischiata in alcune truffe per colpa di un ex amante malavitoso. Invece Micaele Ramazzotti, l’altra protagonista del film, nonché moglie di Virzì è una ragazza che ha tentato di suicidarsi con il figlio appena nato gettandosi in mare con lui fra le braccia. Per questo motivo il figlio le è stato tolto e dato in adozione, circostanza questa che la fa soffrire molto. Le due fuggono dalla comunità e si ritrovano protagoniste di varie follie, fino a quando proprio Valeria riesce a scoprire il nome della coppia che ha adottato il figlio di Micaela ormai cresciuto e concedendo a questa la possibilità di rincontrarlo. La donna però dopo essersi sincerata che il bambino sta crescendo bene nella nuova famiglia, rinuncia per sempre al proposito di riportarlo via consapevole di non poterle offrire una vita migliore, e alla fine entrambe si ritrovano nella comunità contente di essersi lasciate andare seppur per pochi giorni alla “Pazza Gioia”. 

LE LACRIME DI VALERIA BRUNI
Valeria Bruni Tedeschi ha pianto nel ricevere il premio come migliore attrice.
"Vorrei condividere questo premio con Micaela Ramazzotti perché senza di lei, senza Donatella, Beatrice non potrebbe esistere. Siamo come Stanlio e Olio e come Don Chisciotte e Sancho Panza. Ringrazio Franco Basaglia che cambiò radicalmente la percezione della malattia mentale in Italia, ringrazio Paolo Virzì che mi accoglie nei suoi film, ringrazio l'amica d'asilo che mi diede amicizia e focaccia facendomi sentire magicamente non più sola e ringrazio la mia psicanalista e Leopardi, Ungaretti, Pavese e Natalia Ginzburg, De André, Chopin, mia madre, mia sorella, mia zia e ancora Paolo Virzì e tutti i registi che mi hanno accolto nei paesi della loro fantasia. Ringrazio quelli che mi hanno amato, quelli che mi hanno abbandonato perché mi sento fatta di tutti loro, gli sconosciuti che mi hanno fatto un gesto nei momenti più bui e i mie due bambini". Da qui poi le lacrime di gioia. 
Un discorso "da pazzi" come pazzo è il personaggio interpretato e pazza è la voglia di evadere dai pregiudizi e dalle incomprensioni.
Una pazzia che a Virzì ha portato davvero tanta fortuna. E anche alla moglie co-protagonista della pellicola ma soprattutto madre dei suoi due figli. 

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