Terrorismo, Souad Sbai: ''Francia bersaglio costante. Italia? Non c'è da esser tranquilli''

03 febbraio 2017 ore 12:34, intelligo
di Stefano Ursi

Ancora paura in #Francia. Ancora a #Parigi, al #Louvre, dove, raccontano le cronache, un uomo armato ha aggredito dei militari. Cazeneuve: "Si è trattato di un attacco di natura terroristica". Il commento a IntelligoNews di Souad Sbai, giornalista ed esperta di terrorismo internazionale.

Che idea si è fatta dei fatti di Parigi di stamane?

''Aleggiava uno strano silenzio nella galassia jihadista nel Continente e come sempre si ripete la consequenzialità della quiete prima della tempesta. Questo è solo l'ennesimo episodio in Europa e in particolare in Francia, non mi stupisce e parlare del singolo fatto non può non ricondurci alle macro-tematiche che coinvolgono l'Europa, in questo senso: come i flussi migratori e la questione dei foreign fighters, che è quella più preoccupante. Ora non è ancora dato sapere chi siano coloro che hanno messo in atto l'attacco stamane davanti al Louvre, ma di sicuro sul territorio europeo stanno tornando personaggi il cui obiettivo non è fare una scampagnata ma a proseguire quel che hanno iniziato altrove. Con tutti i mezzi e a qualsiasi costo. La situazione che vediamo oggi è peraltro particolare, se pensiamo che a livello metodologico e operativo la jihad di oggi non è più quella di ieri; quella che io chiamo 'semi-radicalizzazione', ha attecchito su molti soggetti che però non arrivano più a farsi esplodere, ma mettono in atto il gesto, facendo ugualmente vittime, e poi scompaiono nel nulla. E questo perché riescono a nascondersi molto bene grazie agli appoggi che trovano ovunque in Europa''.

Cosa ci dicono i fatti di questi mesi? La sicurezza basata sui cosiddetti ''luoghi sensibili'' va integrata?

Terrorismo, Souad Sbai: ''Francia bersaglio costante. Italia? Non c'è da esser tranquilli''
Souad Sbai
''Oggi tutti sono obiettivi sensibili, dalla singola persona al luogo di aggregazione: oggi assistiamo ad attacchi mirati, come quello in Tunisia, ad esempio, che da solo è riuscito a destabilizzarne l'economia. O piuttosto quello del Bataclan, che mirava all'idea di assistere ad un concerto o ad uno spettacolo teatrale. È un modus operandi che mi ricorda molto l'Algeria degli anni '90, in cui, con tutte le dovute proporzioni, si colpivano ambienti e situazioni legate alla vita quotidiana, oltre che ai luoghi sensibili''.

Il Ministro Orlando, parlando di terrorismo e di radicalizzazione nelle carceri, ha detto che: ''La condizione di tranquillità di oggi potrebbe mutare''. Come commenta?


''Di tranquillità io non parlerei, francamente. La questione carceri è decisiva. Si è letto in questi giorni, ad esempio, che nel carcere di Sassari sono detenuti alcuni soggetti molto pericolosi, tra i quali uno nella lista nera dell'amministrazione Obama, e su questo certo qualche riflessione va fatta. Metterli tutti insieme in una struttura qualche problema rischia di crearlo. La situazione attuale ci dice che il radicalismo, oggi, attecchisce più nelle carceri che nelle moschee o in altre realtà. Servono corsi per chi è a stretto contatto con questi personaggi, perché riescano ad interpretare segnali e comportamenti: in Marocco e in Francia già si fanno. Bisogna non perdere mai di vista che bastano poche settimane, in carcere, per radicalizzare un soggetto e che la guardia va tenuta sempre altissima. I rischi sono troppo grandi, ogni dettaglio va valutato e analizzato con estrema attenzione''.
autore / intelligo
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