Paolo Villaggio morto, psichiatra Crepet: "Siamo ancora Fantozzi, più sfigati e infelici"

03 luglio 2017 ore 17:23, Americo Mascarucci
Ma è davvero esistito il ragionier Ugo Fantozzi il personaggio che più di tutti ha dato notorietà a Paolo Villaggio? E soprattutto ha rappresentato davvero l'italiano medio degli anni 70 e 80 quando la maggioranza delle persone aveva il posto fisso e lo stipendio sicuro e dove gli svaghi e i divertimenti erano pochi ma sani (cinema, partita a carte, gita di gruppo, pedalata con i colleghi la domenica ecc.). L'italiano medio tutto casa e ufficio, tutto pantofole e televisione, e pronto a riscoprire l'orgoglio nazionale nel momento in cui giocava la Nazionale di calcio? E ha fotografato realmente quello che era l'apparato pubblico statale in mano a "parassiti", assenteisti cronici, pronti a sfruttare i colleghi più "deboli" incapaci di ribellarsi e pronti sempre a subire le angherie e i desiderata di capiufficio dispotici e arroganti? Quanto è stata davvero reale l'Italia di Fantozzi e quanto davvero Fantozzi è stato rispondente ad un modello di impiegato pubblico italiano? Intelligonews lo ha chiesto allo psichiatra Paolo Crepet.
Paolo Villaggio morto, psichiatra Crepet: 'Siamo ancora Fantozzi, più sfigati e infelici'

E' morto Paolo Villaggio e tutti oggi lo accostano al suo personaggio più noto, il ragionier Ugo Fantozzi. Perché Fantozzi ha avuto tanto successo e quanto ha rappresentato davvero l'italiano medio con quell'impiegato maldestro e impacciato, sfruttato e ridicolizzato da tutti, umiliato dai superiori e mandato costantemente in bianco dalla collega d'ufficio?

"Era vero solo in parte. Fantozzi era una bella commedia dell'arte. C'entra con la realtà quanto certe rappresentazioni del teatro popolare rinascimentale. Paolo Villaggio invece di ridere del potente ha riso di noi stessi, degli impotenti in qualche modo. Come Dario Fo ha preso in giro il vescovo e l'arciprete, il conte, il re, Villaggio ha rovesciato la piramide prendendo in giro chi stava più vicino a lui".

Anche la fotografia del posto fisso e dell'impiego pubblico è stata forzata? In fondo anche oggi come nei film di Fantozzi si vedono gli impiegati che vanno in barca o che prendono il sole al mare mentre risultano in servizio grazie al collega compiacente che ha timbrato al posto loro?

"Come lo stesso Villaggio ha riconosciuto in una recente intervista, all'epoca eravamo così, l'Italia era fatta così, però tutto sommato era un'Italia felice. Oggi invece continuiamo ad essere così, con la differenza che siamo arrabbiati, volgari, prepotenti, violenti. La differenza è tutta qui. Siamo molto peggiori di ieri".

Oggi il posto fisso è un'utopia, averlo è quasi impossibile. Quanti vorrebbero essere come Fantozzi, subire come subiva lui pur di avere la sicurezza di uno stipendio sicuro e di una pensione garantita?

"Fantozzi era veramente Fantozzi. E' stato davvero impiegato per alcuni anni e quindi ha conosciuto quel mondo di persone che tentatavano di fregare i colleghi, ai quali non importava nulla del lavoro che facevano, che adulavano i superiori per avere vantaggi: quel mondo Villaggio lo aveva conosciuto dall'interno e lo aveva riprodotto come l'aveva visto. Oggi siamo in una situazione regressiva.  A quel tempo avevamo capito che quel posto lì era da ridere, oggi la differenza sta nel fatto che chiunque lo prenderebbe terribilmente sul serio. A distanza di quarant'anni siamo involuti così".

Le è mai capitato di avere fra i suoi pazienti persone affette dal complesso di Fantozzi?

"Si, ho avuto persone che hanno avuto difficoltà sul posto di lavoro, anche se non ai livelli di Fantozzi. Anche perché Fantozzi era anche estramamente intelligente e sapeva ridere di se stesso. Non parlerei di complesso di Fantozzi, capita a tutti di sentirsi perseguitati, è una delle modestie dell'uomo. Non bisogna necessariamente essere Fantozzi, basta essere deboli, invidiosi. Io alla fine Fantozzi l'ho amato davvero".

Perché ?

"Perché aveva le sue passioni, cose che gli piacevano davvero, come il calcio per esempio. Oggi fatico a comprendere cosa piaccia all'italiano medio al di là dell'invidia per ciò che hanno gli altri. Non so neanche quanto gli piaccia ancora il calcio. Del resto anche il mondo del calcio non è più quello di una volta. Allora ti mettevi davvero in mutande davanti alla televisione e guardavi la partita con la birra e il rutto libero e tutti eravamo così. Eravamo sfigati felici, oggi siamo sfigati infelici. C'è nostalgia per quell'Italia, non per Fantozzi. Era l'Italia di Fellini. Oggi dove lo trovi più uno come Fellini?"




caricamento in corso...
caricamento in corso...