Capodanno 2017, come si festeggia "grazie" a Giulio Cesare e Augusto

30 dicembre 2016 ore 16:53, Paolo Pivetti
Tutti gli anni la stessa storia: aspettiamo il Capodanno per liberarci dei guai dell’anno vecchio, e il primo passo che facciamo è nei guai dell’anno nuovo. A Bologna la notte del 31 dicembre bruciano il Vecchione in Piazza Maggiore. Negli anni bisestili il rogo tocca alla Vecchia, e c’è ancora più gusto perché così si brucia anche la sfiga bisestile. Quando, dopo l’interruzione dovuta alla guerra, il rito fu ripreso, ci fu tripudio di folla. I Bolognesi in questo gigantesco, gioioso falò bruciavano le angosce passate.
La festa del passaggio dal vecchio al nuovo ciclo stagionale è probabilmente vecchia quanto il mondo, ma il Capodanno che noi conosciamo è tutto sommato recente: lo dobbiamo a Giulio Cesare. Fu lui, nel 46 a.C. a riformare il calendaro romano e ad aggiungervi due mesi, Ianuarius, cioè Gennaio, dedicato al dio Giano, il dio bifronte che apre la porta (ianua) del tempo nuovo, e Februarius, Febbraio, il mese dalla purificazione (februare in latino è “purificare”) e dei Lupercali, i riti propiziatori che precedevano la primavera. Prima di Cesare, l’anno romano cominciava a Marzo, il mese dedicato a Marte, il dio di Roma, padre leggendario di Romolo (oltre che del malcapitato Remo). Ogni angolo del mondo ha le sue tradizioni nel salutare l’Anno Nuovo.

Capodanno 2017, come si festeggia 'grazie' a Giulio Cesare e Augusto
In Italia, e non solo in Italia, il colore del Capodanno è certamente il rosso, e anche questa è un’eredità degli antichi Romani. L’associazione del colore rosso con il potere, il cuore, la salute, la fertilità, risale ai tempi di Augusto. Il tutto oggi trionfa nella biancheria intima: porta buono sia per gli uomini che per le donne. 
In Grecia, il primo che entra nella casa dove si festeggia l’anno deve rompere un melograno, simbolo di fecondità. In certe zone della Spagna a mezzanotte del 31 dicembre si mangiano 12 chicchi d’uva (frutto che universalmente “porta buono”): uno per ogni rintocco del pendolo. In Russia, dopo il dodicesimo rintocco si apre la porta di casa per far entrare l’Anno Nuovo.
In Gran Bretagna la notte di Capodanno è legata al canto tradizionale “Auld Lang Syne” di origine scozzese, la melodia che noi conosciamo come “Valzer delle candele” e abbiamo adattata al ritmo ternario del valzer lento, mentre nella versione originale è in tempo pari. In tante parti del mondo ci si bacia sotto il vischio che è una pianta di buon augurio sin dai tempi dei Celti, mentre fuori impazzano le esplosioni dei fuochi d’artificio per scacciare il malaugurio. 
L’elenco potrebbe essere ancora lungo ma concludiamo con le lenticchie, che non possono mancare nella cena di Capodanno e che, lo sanno tutti, significano soldi, dunque prosperità.
Buon Capodanno a tutti.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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