Nasa, l'universo cambia il Dna dei gemelli spaziali: Scott ora è diverso

31 gennaio 2017 ore 16:42, Andrea De Angelis
Il #Dna dei #gemelli spaziali è cambiato. Come riporta Nature l'esperimento Nasa sembra essere riuscito. Si è dimostrato, in sostanza, che l'ambiente cambia i geni. Dopo un anno trascorso nello spazio, il Dna di #Scott Kelly è infatti mutato e ora la scienza si interroga (e dovrà farlo sicuramente nei prossimi mesi) sul come, quando e soprattutto a quali nuove scoperte si è arrivati e si arriverà grazie a tale esperimento. Ad esempio le strutture che si trovano alle estremità dei cromosomi, chiamate telomeri, note per essere associate alla longevità, contro ogni aspettativa in Scott, durante il volo spaziale, si sono allungate rispetto a quelle del gemello. Solo questo esempio basta per far capire la portata dell'esperimento e le sue possibili ripercussioni. 

Nasa, l'universo cambia il Dna dei gemelli spaziali: Scott ora è diverso
Il tentativo
Scott Kelly è atterrato il 2 marzo 2016 dopo aver passato 340 giorni in orbita sulla Stazione spaziale internazionale. Grazie a questa missione (la quarta e ultima, dopo il ritorno ha annunciato il ritiro dalla Nasa) aveva stabilito con 520 giorni e 10 ore il record americano di permanenza nello Spazio. Il principale scopo della missione di Kelly era osservare — se esistono — le differenze provocate su un organismo sottoposto a una lunga permanenza nello Spazio. La scelta era caduta su Scott perché è parte di una coppia di gemelli monozigoti, cioè nati da una singola cellula uovo fecondata, praticamente identici. Un caso unico a disposizione della scienza perché anche l’altro gemello, Mark, è stato un astronauta con alle spalle quattro missioni. 

Il commento
''Aspettiamo la pubblicazione della ricerca, ma possiamo già dire che è una conferma di come l'ambiente possa influenzare i geni'' ha osservato il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell'università di Roma Tor Vergata, come riportato puntualmente dall'Ansa. Per il genetista è anche molto interessante che la lunghezza delle estremità dei cromosomi di Scott sia tornata nella norma dopo il rientro a Terra."Anche se vanno visti tutti i dati per poter fare una valutazione, l'allungamento dei telomeri - ha osservato -  potrebbe essere stato un meccanismo di difesa delle cellule, attivato in risposta allo stress acuto''. Insomma, per gli studiosi è il momento di mettersi, con passione e viva curiosità, a lavoro.

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