Che fine ha fatto Aldo Biscardi

31 luglio 2017 ore 11:20, intelligo
“Dobbiamo andare con il piede per terra.”  Ha sempre detto Aldo Biscardi. Ma che fine ha fatto? E’stato senza dubbio uno dei maggiori giornalisti sportivi italiani, eppure molti lo ricordano più per il suo accento molisano, i congiuntivi sbagliati, qualche strafalcione  e i suoi capelli rosso carota, che per l’enorme lavoro svolto in cinquant’anni e oltre tra carta stampata e TV.  Perché? A questo, durante un’intervista, ha risposto lui stesso: “Tutto nasce secondo me dal fatto che io leggo solo il prologo, i titoli, poi improvviso tutto. Sono un istintivo e da quando sono entrato in televisione non ho mai voluto fare un corso di dizione. Me l'aveva consigliato il mio amico Biagio Agnes. Io sono molisano e questa cosa si deve sentire, non sono uno speaker. Così tanti hanno confuso l'accentuazione dialettica con una sorta di sgrammaticatura voluta. E questo ha dato la stura al fatto che io ci marciassi, un po' come ha fatto Bongiorno. Ma non è vero. Qualche volta qualche congiuntivo l'ho sbagliato veramente.” In ogni caso questi “difetti” se tali si possono considerare, hanno certo contribuito a creare uno dei più amati e longevi personaggi della televisione italiana.

BIOGRAFIA
Aldo Biscardi nasce a Larino, ridente paesino molisano di circa 7000 abitanti in provincia di Campobasso, il 26 novembre del 1930. La sua è una famiglia della buona borghesia, e sia Aldo che il fratello, vengono indirizzati a studi classici, tanto che si laureano entrambi, Aldo in giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli insieme al compagno di studi Giovanni Leone. 
Che fine ha fatto Aldo Biscardi
CARRIERA
Il giovanotto, però, non ha intenzione di fare l’avvocato: la sua passione è per il giornalismo, e decide di percorrere quella strada, mentre il fratello Luigi  si adopera in politica tanto che alla fine diventerà senatore dei DS. Nel 1952, Aldo Biscardi diventa collaboratore del quotidiano napoletano Il Mattino sotto la gestione Rizzoli, e lì fa la sua gavetta per passare nel 1956 nella redazione del quotidiano romano Paese Sera dove collabora con Antonio Ghirelli almeno fino a quando quest’ultimo non lascia per protestare contro l’invasione sovietica dell’Ungheria – non dimentichiamo che all’epoca Paese Sera è un quotidiano comunista - , e Aldo viene nominato caporedattore delle pagine sportive. In quel periodo il suo è un lavoro che abbraccia tutto il panorama dello sport, e che lo porta in giro per il mondo per seguire i maggiori eventi. Poi però il giornalista si specializza e segue soprattutto la Roma e la Nazionale. E già allora si mette in luce con certi suoi modi di dire che fanno epoca: si sussurra che  i suoi articoli, ritagliati dal quotidiano, venissero affissi sui muri della redazione con le parti “più divertenti” sottolineate.
Poi arriva il 1979 e nella vita di Aldo tutto cambia. La RAI vara la terza rete per accontentare l’area comunista in parlamento che, a differenza di socialisti e democristiani, rivendica di non avere un canale TV di riferimento.  In quell’ottica, vengono fatte delle assunzioni, e Aldo viene chiamato dalla testata giornalistica di RAI3.  A chi gli ha chiesto se sia stato uno degli ultimi giornalisti ad entrare in RAI con la tessera del PCI,  Biscardi ha risposto: “No, tessera no. Non ho mai avuto tessere. Però venivo da ‘Paese sera’, quindi qualcuno può avere fatto questo collegamento. Io sono entrato molto prima di Curzi, con Biagio Agnes che mi ha chiamato, e lui era un perfetto democristiano”. Comunque sia, gli affidano la responsabilità dello sport, e Aldo l’anno successivo, 1980, vara la prima versione del Processo del Lunedì la cui conduzione viene affidata ad Enrico Ameri, il quale Ameri, tra l’altro, rivendicherà sempre la primogenitura del fortunato programma. Il nome della trasmissione, almeno nella versione che ne dà lo stesso Biscardi, viene ricondotto invece a un lavoro di Gianni Rodari – scrittore, giornalista e poeta – che in un suo libro, definì l’approccio di Biscardi come quello di uno che “parlava di calcio come se si trovasse a un processo”. Ma non solo. Biscardi aggiunge: “Però il nome “processo” mi è venuto, più che altro, dal mio passato di studente universitario di Legge. Andavo a seguire i processi al tribunale di Larino, che è il paese dove sono nato, e mi appassionavano molto le arringhe, i botta e risposta tra la difesa e l’accusa. Quindi ho chiamato la mia trasmissione, “Il processo”, proprio perché c’è una contrapposizione dialettica tipica di un processo.”  La formula della trasmissione, estremamente innovativa per quell’inizio degli anni ’80, sarà anche ciò che ne decreterà il successo per il successivo venticinquennio.  E non si tratta nemmeno di un’idea  trascendentale ma, semplicemente, di potare in uno studio televisivo, in un consesso di presunti autorevoli esperti di settore, giornalisti, opinionisti, personaggi più o meno famosi del mondo dello spettacolo, e di trascinarli in quelle discussioni di calcio  che prima di allora si tenevano solo al bar sport sotto casa, ma che tanto già allora appassionavano tutti. In seguito, con l’uscita di Angelo Guglielmi dalla direzione di Rai3, Biscardi trasloca il suo programma in vari palinsesti. Tra una rete e l’altra, comunque, il Processo del lunedì sarà in video per quasi venticinque anni e, come qualcuno farà notare, questo porterà Biscardi a battere i record di personaggi come David Letterman e Maurizio Costanzo, particolare che Aldo ha così commentato: “Sì mi sono preso una bella soddisfazione, per la quale ringrazio in particolare il Signore che non mi ha fatto mancare alcuna puntata. In venticinque anni sono stato assente solo una volta, perché era morta mia madre. Quindi sono grato a Dio per avermi dato la salute.” 
La vita del Processo del lunedì, sebbene il grande successo di audience, è comunque travagliata proprio perché spesso la trasmissione tocca i “nervi sensibili” delle tifoserie italiane. Per esempio, nel giugno 1993 Biscardi è pesantemente attaccato in diretta da Silvio Berlusconi, che interviene nel programma telefonicamente per protestare sul modo di presentare notizie che lo riguardavano. Il mese successivo Biscardi lascia la Rai per TELE+, primo canale sportivo a pagamento in Italia, di cui è stato direttore responsabile della testata giornalistica sino al 1996. Nel passaggio alla responsabilità del palinsesto di TELE+ propone la stessa formula della sua nota trasmissione, ma ne cambia il nome, che diventa Il processo di Biscardi; il vecchio nome rimane alla Rai. Nel 1996 Aldo trasferisce Il processo di Biscardi su Telemontecarlo, poi divenuta LA7. Tra la fine degli anni novanta e l'inizio del 2000 al Processo, trasmesso su reti nazionali, Biscardi affianca il giorno seguente il Derby del martedì, in onda sull'emittente locale genovese Telenord. Nel 2005, con la nascita del digitale terrestre di LA7, Biscardi diventa direttore della testata giornalistica sportiva di LA7 e direttore del canale sportivo La7 Sport, nato nell’agosto 2005 e poi chiuso nell’aprile 2007. Dal 2006 il programma è andato in onda su 7 Gold per poi passare dal 2013 su T9 , in seguito su un circuito di altre tv locali, e dal 2015 su Sport 1.
Nel 2006, però, la carriera di Aldo Biscardi subisce uno spiacevole arresto quando il giornalista viene travolto nello scandalo di Calciopoli.  Al riguardo, Aldo riceve anche un tapiro d’oro da Staffelli di Striscia la notizia circa il presunto regalo da parte di Moggi di un orologio di grande valore, circostanza che Biscardi smentisce risolutamente specificando che in realtà si era trattato di un orologio celebrativo del centenario di fondazione della squadra bianconera, solo un gadget e non di particolare costo. In ogni caso, le intercettazioni tra Biscardi e Moggi non avranno alcuna rilevanza penale, ma ne avranno a livello disciplinare con l’ordine dei giornalisti che negherà a Biscardi il rinnovo dell’iscrizione. Ciononostante, dopo di allora Aldo Biscardi ha continuato a lavorare in televisione perché i programma che ha condotto sono stati definiti come “non giornalistici”. 

ATTUALMENTE
Attualmente, Aldo Biscardi si è ritirato a vita privata, ma va segnalato che nel 2018 si realizzerà un suo grande sogno, un’idea che ha portato avanti per moltissimi anni: la moviola in campo durante le partite. Quando sarà, vedremo se le discussioni diminuiranno, e di conseguenza se Biscardi ha sempre avuto ragione.

di Anna Paratore

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