Password della settimana: Ri-populismo

31 marzo 2017 ore 12:12, intelligo
di Paolo Pivetti 

Sarebbe il momento di ripopolare con parole e pensieri nuovi il linguaggio politico decimato dalla banalità, devastato dalla ripetitività ossessiva, immiserito dalla povertà d’idee e di concetti. E invece del ripopolamento del linguaggio, eccoci ancora e sempre al ri-populismo: alla ripetizione ossessiva dell’infamante accusa: populismo

Password della settimana: Ri-populismo
Ne abbiamo già parlato. Ma tutti continuano a parlarne e stanno facendo del populismo la parola del secolo: chi lo deprèca, chi lo lancia come un’onta sull’avversario. Accusa indefinita e indefinibile, rimane un insulto buono per tutti gli usi polemici. Chi sono i principali imputati di populismo? La Lega, ma anche i Cinque Stelle, tra loro lontanissimi, se non diametralmente opposti. Però anche il Renzi degli ottanta euro fu accusato di populismo...  

Per capirci qualcosa, sarebbe importante che l’accusa fosse meglio definita. Per esempio, fino a un decennio fa si dava del fascista al nemico: fondata o meno, era un’accusa precisa, individuabile, riferita al segno lasciato da un ventennio di storia. Un’altra accusa era stata, qualche decennio prima, quella di qualunquista; e anche qui il riferimento era sicuro, con il precedente politico dell’Uomo qualunque, partito dello scontento anti-istituzionale fondato nel dopoguerra dal geniale Guglielmo Giannini, e che aveva per simbolo un poveretto schiacciato nella morsa delle tasse (profetico!). Il populismo, invece, cos’è? Come l’Araba Fenice, “che ci sia ciascun lo dice / cosa sia nessun lo sa”, e vien prodigamente speso come giudizio spregiativo approssimativamente sinonimo di quella che una volta si definiva demagogia, termine oggi in disuso. Populista uguale demagogo: dunque, chi si rivolge al popolo, alla gente, facendo appello alle emozioni, agli istinti più bassi, alle paure meno controllate. Ma quale politico non lo fa? Però attenzione: sull’accusa di populismo per declassare l’avversario ha messo il copyright quella parte che ha la forza mediatica per farlo: i guardiani del linguaggio politicamente corretto, i militanti del pensiero unico dominante. Ma a fronte di tante oche del Campidoglio che berciano contro il flagello del populismo, nemmeno l’ombra di qualcuno che fieramente populista si dichiari. Questo fino a ieri, perché da qualche giorno la situazione è cambiata, un autoproclamato populista c’è. E sapete chi è? Sorpresa: è Silvio Berlusconi. In un’intervista del 26 scorso alla Verità ha detto: “I nuovi populisti siamo noi. Noi rappresentiamo il sentire del popolo, che in democrazia è fondamentale.” Semplicistico, ma facile da capire. E se lo dice lui, statene certi, la storia del populismo non è finita. Anzi, forse ci sarà ancora molto da raccontare.
autore / intelligo
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