Fast-food: assedio dei dipendenti contro il salario da 'fame'

04 settembre 2017 ore 23:59, Luca Lippi
Parte dagli Stati Uniti la protesta dei lavoratori nei fast-food. Una folla di lavoratori si è radunata nel centro di Manhattan per chiedere salari più alti e per avere la possibilità di iscriversi a un sindacato. I dipendenti dei fast-food reclamano a gran voce che qualcuno li ascolti e sono pronti a dar vita a un’escalation di manifestazioni in 50 città e in mille negozi in tutto il paese.
La protesta è virale e globale Non possiamo sopravvivere con 7,25 dollari all’ora”. E ne nasce un flash mob che vede la partecipazione dei dipendenti dei Fast Food più noti in tutto il mondo. La scintilla è partita da 500 persone tra lavoratori, attivisti, leader religiosi e politici locali che si sono riuniti all’esterno del McDonald’s della Fifth Avenue a New York. A questi coraggiosi si sono aggiunti altri lavoratori del settore statunitensi e la progressione è quella di vedere l’adesione di altre 50 città alla protesta.
Fast-food: assedio dei dipendenti contro il salario da 'fame'
I manifestanti hanno chiesto alle società che gestiscono ristoranti fast-food come McDonald’s, Burger King e Wendy, di aumentare il salario minimo a 15 dollari l’ora. Adesso la retribuzione media nell’area di New York è di 8,25 dollari l’ora, mentre 7,25 è il salario minimo. Le loro proteste sono sostenute dal sindacato americano Service Employees International Union, da diverse chiese e da altre organizzazioni.
È dal 2012 che sono cominciate le proteste, fino a oggi ordite dai dipendenti di specifiche società di ristorazione, stavolta la protesta è rivolta a tutta l’intera industria del fast-food, e il suo modello di business, indipendentemente dalle etichette.
Il Wall Street Journal ha pubblicato uno spot a pagina piena che spiega come i ristoranti potrebbero ridurre i costi utilizzando dei robot per fare delle frittelle al posto degli attuali dipendenti: “Perché i robot potrebbero presto sostituire i lavoratori dei fast-food chiedendo un salario decisamente minore”, recita l’annuncio. In sostanza, alzare il salario minimo ma ‘gambizzare’ migliaia di lavoratori del settore!
Quello dell’industria dei fast food, dove i sindacati riescono a trovare spazio con grande fatica, è gestito da potenti multinazionali che, fatte salve rarissime eccezioni, privilegiano il guadagno a spese del salario di chi è costretto ad accettare lavori a bassissimo reddito perché non c’è scelta.
La campagna di protesta internazionale coinvolge tutti i sindacati nazionali affiliati alla Iuf (Associazione internazionale dei Sindacati del settore ristorazione, alberghi, catering) e aderisce anche l’italiana Filcams-Cgil che ha spiegato a La Repubblica.it. “Il contratto collettivo nazionale è scaduto da più di quattro anni e Fipe Confcommercio, fino a oggi, ha sempre vincolato l’eventuale raggiungimento di un accordo a un netto taglio del costo del lavoro da ottenere peggiorando le condizioni normative e salariali di quel milione di addetti che operano nel settore ristorativo”. 

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autore / Luca Lippi
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