Cosa fa e come sta Franca Valeri

06 aprile 2017 ore 9:58, intelligo
Si avvicina veloce al traguardo dei 100 compleanni, ma non ha perso niente di quell’intelligenza, di quello humor, di quella lucidità che l’hanno contraddistinta per tutta la vita. Avevamo lasciato  lo scorso anno Franca Valeri nella sua bella casa per le vacanze di Trevignano dove combatte la calura estiva con l’inseparabile cagnolino Rorò (“Aroldo, detto Rorò quarto”), quando aveva appena pubblicato per Einaudi La vacanza dei superstiti, sottotitolo “e la chiamano vecchiaia”, volume pieno di ironia nei confronti di questi anni che sta vivendo con la classe e il sorriso un po’ amaro di sempre. La ritroviamo oggi nella casa di Roma, al Fleming, in un salottino pieno di deliziose porcellane, con tante locandine diverse attaccate al muro, un mezzobusto dell'amato Giuseppe Verdi, e le foto dell’ultimo e mai abbastanza rimpianto compagno per sei lustri, il musicista Maurizio Rinaldi, scomparso 58enne nel 1995 per un male incurabile, quattordici anni meno di lei, “traditore” ma dolcissimo, tifosissimo della Lazio, “magnetico polo d’attrazione”. Lui l’ha lasciata con i loro cani, e lei ha continuato ad andare avanti da sola, anche se ultimamente, la Valeri ci ha meravigliato perché in qualche intervista ha ammesso anche se con un po’ di reticenza - come nel titolo dell’autobiografia pubblicata nel  2010 (Bugiarda no, reticente) -  che il lavoro le manca, soprattutto le manca la tournée che faceva tutti gli anni e a cui ormai l’età e un disturbo che le impedisce di parlare fluidamente, la costringe a rinunciare.
Cosa fa e come sta Franca Valeri
Ha parenti, amici, fan che ancora la seguono e sperano sempre di rivederla magari in TV
, giornalisti che ancora la cercano e vogliono parlare con lei dei bei tempi che furono, o anche della situazione italiana osservata con lo sguardo acuto di chi ha potuto unire un’intelligenza brillante a una lunga vita piena di eventi.  E Franca sebbene a fatica ama parlare, raccontare di sé, del periodo buio della seconda Guerra Mondiale, quando suo padre, ebreo, e suo fratello dovettero riparare in Svizzera per sfuggire ai rastrellamenti nazisti, mentre lei e sua madre, cattolica, rimasero a Milano e poterono assistere a quella vigliacca caccia all’uomo che portò personaggi colti e  raffinati, parenti e amici, a finire su un treno piombato diretto verso la morte. E come, sebbene a distanza di tanti decenni, ancora quella tragedia le appaia incredibile, e che non abbia trovato una vera risposta a come sia potuto accadere.  Recentemente, a un giornalista che ha chiesto a Franca se lei si sentisse ebrea, ha risposto: “Sarei perfetta se fosse stata ebrea anche mia madre. Per i tedeschi bastava anche una zia; un padre era abbastanza. E quindi sì, mi sento ebrea. Cose tipo le leggi razziali rafforzano l’identità.” Certo è che, tra le tante doti, Franca Valeri ha sempre avuto un naturale ottimismo che in quegli anni bui le ha permesso di non avvilirsi, e di mantenere in sé la certezza che alla fine la barbarie delle leggi razziali sarebbe stata sconfitta. 
Ottimismo e fiducia nel futuro sempre, per la Valeri, dunque, anche quando fu bocciata all’Accademia d’arte drammatica a Roma, ma mentì ai suoi genitori dicendo loro che era andato tutto bene, mentre la cugina di suo padre che la ospitava nella Capitale, le teneva il gioco per evitare che dovesse tornare a Milano.  Sia chiaro, non che abbia mai accettato come buona quella decisione della commissione, anzi. Sostiene che forse il suo unico errore fu quello di aver portato Le mosche di Sartre, un brano difficile, ma certo non recitò male, e glielo confermò anche Tino Buazzelli, altro grande attore, che all’epoca era uno studente anche lui, e che l’aiuto in quella circostanza perché la trovava bravissima.  Alla luce di come poi sono andate le cose e della splendida carriera che Franca Valeri ha avuto, chi fosse nel giusto è chiaro a tutti.
Una carriera davvero invidiabile, che ora l’accompagna coi ricordi. Ricordi soprattutto di gente del mondo dello spettacolo, in molti casi mostri sacri con cui Franca ha lavorato. E lei per ognuno ha una storia, un aneddoto.   Ad esempio, di Totò ha detto di quanto fosse malinconico, addirittura triste a volte. Ma con cui si appartava regolarmente quando lavoravano insieme, lasciando tutti a chiedersi di cosa avessero Totò e la Valeri da dirsi parlando fitto fitto in un angolo, e loro che in realtà disquisivano di cani, passione di entrambi. Senza problemi, Franca Valeri, definisce Edoardo “un cane rognoso”, ma aggiunge anche che con lei è sempre stato simpatico. Di Strehler ha invece detto: “Un genio. Aveva il tocco magico. Spettacoli come i suoi non si vedono più”. E Fellini? Per Franca un altro stra-genio, forse anche troppo perché, ammette, non sempre lei ha capito tutti i suoi film.  E al riguardo ricorda: “Una sera (con Fellini ndr.) ci siamo trovati a casa di Lattuada e mi hanno chiesto di inventarmi un personaggio. Improvvisai la coreografa ungherese. Fellini impazzì e la mise in Luci del varietà. Se ripenso a quel film mi accorgo che sono tutti morti. Io sono la superstite”.
E poi, un suo immenso compagno sul grande schermo: Alberto Sordi, con cui ha girato sette pellicole. Quando l’attore romano è venuto a mancare, Franca nel necrologio che gli ha dedicato ha fatto scrivere: “ciao Cretinetti”, utilizzando il nomignolo con cui lo chiamava nel film “Il vedovo”, loro grande successo.  E ci tiene a precisare che, malgrado quello che si dice in giro, Sordi non era affatto avaro, e che quando era in sua compagnia lei “non aveva mai dovuto aprire la borsetta”.  Infine, il ricordo di Franca Valeri su Vittorio De Sica. In un’intervista al Corriere della Sera del 2015, l’attrice ha detto: “Il migliore in assoluto. Fascinosissimo. Regista straordinario, attore straordinario. Sdoppiarsi era il suo destino: due personalità, due vite, due famiglie, due donne. Entrambe si erano imposte. Giuditta era già una grande attrice, credo lo abbia aiutato a crescere. Maria era irresistibile, tanto era bella. De Sica sapeva cavare il meglio dagli attori. Anche Sophia Loren con lui recitò benissimo”.
E lei? Beh, è opinione concorde che Franca Valeri abbia recitato benissimo, sempre e comunque, anche senza direzione artistica. Chapeau a questa grande signora dello spettacolo italiano!


di Anna Paratore

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