Che fine ha fatto Giuliana Lojodice?

06 dicembre 2016 ore 14:16, intelligo
di Anna Paratore

«Non c’è stato niente di più bello di un Leone (io) ammansito da una Vergine (Aroldo)».

E’ l’anno in cui nel Regno Unito Winston Churchill diventa capo di un governo di unità nazionale mentre a Dunkerque le truppe inglesi rischiano di venire sterminate sulla spiaggia dagli Stuka germanici. In Italia è il diciannovesimo anno dell’era fascista, il quinto dopo la proclamazione dell’impero, il primo dopo l’entrata in guerra e si distruggono cancelli per raccogliere il ferro,  mentre viene inaugurata la stazione ferroviaria Ostiense. E’ il 1940, quando nasce Giuliana Lojodice.

Che fine ha fatto Giuliana Lojodice?
Giuliana Lojodice nasce a Bari il 12 agosto del 1940, segno zodiacale Leone e in fondo lei leonessa si è un po’ sentita sempre nella sua vita, che ha sempre diviso in due parti: i primi quaranta anni, da donna dall’esistenza inquieta, e poi il resto, con un compagno a cui è sempre stata fedele. In un’intervista rilasciata nell’aprile del 2015 ad Antonio Gnoli per Repubblica.it, ha detto: “Non mi sono mai vergognata di me, delle mie fantasie verso uomini più grandi. Sostituivano quel padre che avevo avuto, certo, ma non all'altezza dei miei sogni migliori".  Suo padre è un avvocato, sempre in giro per il mondo, sua madre una professoressa di lettere con, come dice la stessa Giuliana, coltiva “il mito delle borgate”. In casa vige il matriarcato, e la mamma trascina le figlie con se in giro nei quartieri degradati di Roma dove la famiglia si è trasferita, per scoprire la realtà delle periferie. In tutto ciò, Giuliana sostiene di non essersi mai potuta definire una donna serena, ma una che ha comunque imparato col tempo a contenersi dopo anni in cui si lasciava facilmente trascinare dalla rabbia che era per lei come “un’aria calda che le riempiva la testa”.

Quando parla della sua lunga carriera di attrice e doppiatrice, comincia da lontano. Narra di essere andata fuori casa giovanissima, a 15 anni. Non ha nessuna voglia di studiare, per lei il liceo è un tormento, e il mondo dello spettacolo una via di fuga. Sua madre spedisce lei e sua sorella in una scuola di danza, come è normale per le ragazzine di buona famiglia. Il risultato è che sua sorella diventa una grande danzatrice, una étoile e una quotata coreografa. Giuliana, invece, per caso finisce sulla strada del cinema e del teatro.

Succede quando la sua maestra di danza la presenta a Valerio Zurlini. Lui, classe 1926, è un famoso regista e sceneggiatore italiano, e proprio in quel periodo sta preparando un film. Invita Giuliana a fare un provino, ma poi non le fa sapere più nulla sul risultato. Solo qualche tempo dopo, lei apprende che il progetto del film è stato abortito, e non se n’è fatto di niente. Ciononostante, racconta lei stessa di essere preda di una strana ansia, forse perché nel frattempo ha preso una bella cotta per Zurlini, più grande di vari anni, malinconico e silenzioso. E’ lei a provarci con lui, ma il regista la rispedisce a casa. Giuliana però ha ormai la testa verso quel mondo che ha fuggevolmente sfiorato, e che pensa che possa essere il suo futuro.

 Ha ragione perché qualcun altro oltre a Zurlini l’ha notata. Conosce Luchino Visconti, e sarà proprio il Maestro che la metterà per la prima volta sulle tavole di un palcoscenico, davanti a un pubblico. Visconti la conquista dall’alto della sua genialità. Lui è lo snob, è l’esteta. Ma, dice Giuliana, possiede anche una punta di cattiveria che lo può rendere devastante. Al proposito, la Lojodice racconta sempre a Gnoli un episodio che riguarda Visconti: “Anni dopo il mio esordio con lui, assistetti al licenziamento in tronco di due attori. Non c'era un'apparente ragione, se non il fatto che Luchino aveva deciso così. Anni dopo uno dei due si suicidò. Si chiamava Antonio Battistella. Restai sconvolta. Antonio non parlò mai di quell'allontanamento. Di quella ferita che continuò a sanguinare".

A segnalarla a Visconti è stato Beppe Menegatti, conosciuto all’epoca del provino con Zurlini. Lei si presenta con la mamma, e Visconti la visiona per Il crogiulo di Miller con la Brignone e Santuccio. Viene scelta per il ruolo di streghina ed entra in compagnia, nel coro delle invasate dove conosce anche Laura Betti e Adriana Asti. Ha quattordici anni e mezzo all’epoca di quella prima tournée. E quando torna a casa, a Roma, non vuole più sentirne di tornare a scuola.  A sedici anni entra in Accademia, e come prova presenta Proibito di Tennessee Williams, costringendo il direttore Silvio D’Amico “a mettersi le mani nei capelli”. Alla fine, viene accolta, ma non resterà in Accademia a lungo, preferendo andarsene quando riceve la scrittura per “Ricorda con rabbia”.  Poi, nel 1958 il primo incontro con il pubblico televisivo quando viene chiamata a sostituire Monica Vitti ne L’imbroglio, di Alberto Moravia, per la regia di Giacomo Vaccari.  Torna poi a teatro in Don Gil dalle calze verdi di Tirso de Molina, per la regia di Guido Salvini. E’ durante questo lavoro, a  vent’anni, nel 1960,  che conosce e sposa l’attore Mario Chiocchio.  Nel 1961 nasce suo figlio Davide, e nel 1964 sua figlia Sabrina. Riguardo al suo matrimonio, a Di Giammarco, Giuliana racconta: “Come donna, a diciotto anni, ero ormai svirgolina e scafata, con un flirt accademico e varie attenzioni di uomini maturi, tra cui Leopoldo Trieste che si prese una cotta pazzesca per me. Lui logorroico folle (m’affascinava la chiacchiera), io che non mollai finché cedetti a quello che sarebbe stato il mio primo marito, Mario Chiocchio, bellissimo compagno di lavoro più grande di me di tredici anni, da cui ebbi presto i miei figli.

Ma il grande amore della sua vita deve ancora arrivare. Negli anni sessanta, Giuliana lavora anche nei fotoromanzi di Bolero, con Gianni Garko – il papà di Gabriel – e Umberto Orsini, ed è una presenza quasi costante in TV, dove incontra Aroldo TIeri.  Racconta: “Appena entrata in tv m’ero imbattuta in Aroldo che, da gran volpe, mi invitò a casa sua per un tè, e io, ancora non sposata, l’andai a trovare a scappa e fuggi, ispirandogli una battuta ironica quando mi salutò, “tanto tu qua stai”, cui reagii ridendogli. Fatalità volle che, appena uscita da un Ciao Rudy con Mastroianni ci si ritrovasse sette anni più tardi in un’Antigone, a Siracusa. Colpo di fulmine. Lui, cinquantenne, seppe prendere la farfallina. Il suo charme, la sua testa, la sua dedizione seria annullarono i ventiquattro anni di distanza tra noi, e iniziò una storia durata quattro decenni, finché lui c’è stato. (…) Da quando ho cominciato a stare con lui non ho più guardato in faccia gli altri uomini, come se mi fossero caduti tutti gli ormoni, e invece ce li avevo tutti”. (DiGiammarco)

Se la vita privata di Giuliana si è ormai stabilizzata, la sua vita professionale continua ad essere piena di varie esperienze diverse. Recita in tanti famosi sceneggiati televisivi, è in compagnia in tutta Italia con Tieri, dove portano commedie e  classici, diviene una ricercata doppiatrice di famosi volti cinematografici, tra cui Claudia Cardinale, Ursula Andress e Nadia Tiller, ed è anche la voce narrante nel capolavoro Il pranzo di Babette.

Oggi Giuliana Lojodice si è praticamente ritirata a vita privata anche se, ad esempio, nel 2013 ha accettato di essere la mamma di Rocco Papaleo nel film Una piccola impresa meridionale. Di lei il famoso critico Tullio Kezich ha detto: “Pur avendo conquistato con un giusto amalgama di passionalità e finezza l’immenso pubblico della televisione ha avuto finora dal cinema occasioni spesso inadeguate e comunque scarse (a parte certi magistrali cammei con Scola, Benigni e Piccioni)”.

 

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