Che fine ha fatto Alain Delon?

06 marzo 2017 ore 10:36, intelligo
Se perdessi tutto sono sicuro che finirei come Ernest Hemingway o Romain Gary. Il suicidio è una cosa da grandi uomini. Se immagini un angelo caduto, non puoi non immaginarlo come lui. Bello di una bellezza paradisiaca, intenso da far vibrare l’anima, eppure cupo, con un’esistenza tribolata sul piano dei rapporti umani e dei sentimenti, lì dove in teoria avrebbe dovuto essere tutto più semplice visto quanto avrebbe potuto essere facile amarlo anche solo guardandolo. E questo lui lo sapeva… Poi, quando la bellezza è scemata uccisa sull’altare del tempo che nemmeno un angelo caduto può fermare, i tormenti si acuiscono, e resta solo l’incapacità di accettare che la vita ha un inizio e una fine proprio come per un qualsiasi altro mortale, ineluttabile. Che la vita è fatta anche di vecchiaia, con la
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determinazione che sparisce insieme alle folle plaudenti, e lo specchio che ti rende un’immagine che non sai riconoscere. E’ allora che arriva la depressione, ti avvolge nelle sue spire e ti cattura, e ti fa credere che sarebbe meglio morire piuttosto che vivere così i giorni che ti restano… Eppure, avresti davvero tanto per cui ringraziare. Alain Fabien Maurice Marcel Delon, per tutti semplicemente Alain Delon, nasce a Sceaux, l’8 novembre del 1935. La sua è una famiglia della piccola borghesia e, purtroppo, non in armonia tanto che, quando ha solo quattro anni, i genitori si separano e lo condannano al collegio e all’affidamento. Senza famiglia e senza veri riferimenti affettivi, Alain cresce ribelle e aggressivo, con un carattere in perfetta antitesi con un volto dai lineamenti più che perfetti, e occhi in cui ti puoi perdere, un vero e armonioso concerto di bellezza e mascolinità per niente turbata dalla perfezione. A 17 anni è incontenibile, e gli stessi tutori gli consigliano di andare sotto le armi, per trovare un mestiere e magari una strada adatta al suo temperamento. Va in Marina, come fuciliere, e finisce nella tentacolare Saigon nel bel mezzo della guerra d’Indocina. Negli oltre quattro anni di ferma, colleziona 11 mesi di carcere militare per la mancanza di disciplina che lo portano anche ad essere congedato con disonore, sebbene fosse per il resto un ottimo soldato. Quando ritorna in Francia, nel 1956, passa da un lavoro umile a un altro fino che conosce Brigitte Auger e la segue al Festival del Cinema di Cannes.

Lì viene immediatamente notato, e inizia la sua incredibile carriera. Inutile elencare tutte le pellicole in cui recita, basti per tutte dire che a un certo punto lo vede anche Luchino Visconti, che lo vuole protagonista nel capolavoro del neorealismo Rocco e i suoi fratelli. Delon oltre ad essere bellissimo, è anche estremamente bravo, e quest’accoppiata fa di lui uno degli attori più richiesti, acclamati e conosciuti di quegli anni. Con Visconti recita anche ne Il gattopardo, con la Cardinale e Burt Lancaster, e lavora anche per Antonioni, ne L’eclisse. Intanto, però, sul set di uno dei suoi primi film, L’amante pura del 1958, conosce Romy Schneider. All’epoca, lei è molto più famosa di lui, amatissima per le sue interpretazioni della principessa Sissi, e della giovane Regina Vittoria. E’ una beniamina del pubblico internazionale, e potrebbe avere qualunque uomo accanto a sé. Sua madre Magda, che la segue sempre sui set, vede Alain, sa qualcosa di lui, e tenta di metterla sull’avviso: da evitare. E perciò, come sempre accade in questi casi, Romy si innamora perdutamente di Alain, e Alain di lei. Saranno quattro anni di amore intensi e travolgenti, fatti di un sentimento puro che potrebbe salvare Alain dai suoi tormenti. Pensano al matrimonio, lui si è calmato, le è vicino, presente, addirittura affidabile sebbene le tante scappatelle che la stampa scandalistica crea e diffonde. Quando Romy sta per fare di Alain un vero bravo ragazzo, ecco che la coppia diventa un triangolo. Nella vita di lui irrompe Francine Barthelémy, che tutti conoscono come Nathalie. Nathalie è giovanissima, ha solo 22 anni, ma già una vita intensa alle spalle e perfino una figlia. Vuole fare l’attrice e a questo scopo sarebbe pronta a passare sopra a chiunque. Soprattutto, si è ben costruita un personaggio di donna sfuggente, intrigante, misteriosa, la classica “bad girl” che può solo attrarre uno come Alain. 

Di colpo, lui torna ad essere quello di sempre, il ribelle, l’incorreggibile che vede in Nathalie la sua perfetta compagna. Liquida Romy con un biglietto “Mi dispiace. So che ti avrei reso infelice. Parto per il Messico con Nathalie. Ti auguro ogni bene”. Una scelta che Alain rimpiangerà. Molto. Quanto, lo si capisce quando scrive una lettera a Romy mentre ne veglia il corpo. L’attrice infatti se n’è andata a 44 anni col cuore spezzato per la morte del figlio dodicenne. “Ti guardo dormire. Sono accanto a te, mia Puppelé (Bambolina ndr.) E penso che sei bella, e che forse non lo sei mai stata così tanto. Per la prima volta nella mia vita – e nella tua – ti vedo serena, in pace. Come sei calma, come sei bella. Sembra che una mano abbia dolcemente cancellato dal tuo viso tutte le angosce. Ti guardo dormire. Penso a te, a me, a noi. Di che cosa sono colpevole? Ci si pone una domanda simile davanti una donna che si è amata e che si ama ancora. Arrivavi da Vienna e ti aspettavo all’aeroporto di Parigi con un mazzo di fiori che non sapevo come tenere. Mi sono perdutamente innamorato di te. E tu ti sei innamorata di me. Mio Dio, come eravamo giovani, e come siamo stati felici. Poi la nostra vita, che non riguarda nessuno se non noi, ci ha separati. Mia Puppelé, ti guardo ancora e ancora. Voglio divorarti di sguardi. Riposati. Sono qui, vicino. Ho imparato un po’ di tedesco, grazie a te. Ich liebe dich . Ti amo. Ti amo, mia Puppelé”.

Ma quando la lascia, Alain probabilmente non si rende conto di amarla. Sposa Nathalie il 13 agosto del 1964, con la sposina incinta al settimo mese di suo figlio Antony. La notte prima del matrimonio, Alain la trascorre con Marisa Mell, che racconta: “Sembrava non riuscisse più staccarsi da me. Fino all’alba, quando mi dice: ‘Lo sai che domani mi sposo? Tu conosci Nathalie, vero?’”. Il matrimonio si consuma in 4 anni. Dopo il divorzio, Alain incontra Mireille Darc, che resterà al suo fianco 14 anni anche perché per lui, più che un grande amore, sarà una grande amica, una consolatrice, lo scoglio saldo a cui attaccarsi nella tempesta della sua vita che non conosce giorni di pace. Mireille lo sapeva, e in proposito disse: “Non mi ha mai illuso dicendomi: ti amerò per sempre. Io l’ho lasciato libero di avere avventure, che sono passate senza lasciare tracce, anzi hanno rinsaldato il nostro legame”.

Dopo la fine di quel legame, Alain riprende la sua vita sfrenata, passando da una donna all’altra mentre la sua carriera cinematografica va ancora alla grande dopo pellicole come Borsalino (1970), di Jacques Deray, I senza nome (1970) di Melville, La prima notte di quiete (1972) di Valerio Zurlini, L'assassinio di Trotsky (1972) e Mr. Klein (1976), entrambi di Joseph Losey, Airport ’80 di David Lowell Rich, Tre uomini da abbattere di Jacques Deray (1980), Nido di spie di Aleksandr Alov e Vladimir Naumov (1981) ; Per la pelle di un poliziotto (1981) per il quale è anche regista.

Nel 1982, Alain ha una storia d’amore con Anne Parillaud, poi con Catherine Pironi. Due storie speculari, dove lui assume il ruolo dell’amante poco corrisposto, quando in realtà è l’esatto contrario. A 53 anni conosce e si invaghisce della giovanissima Rosalie Van Breemen. Nonostante i 30 anni di differenza d’età, i due vanno a vivere insieme, nel 1990 nasce Anouchka e nel 1994 Alain-Fabien il piccolino di casa che non pochi problemi sta dando in questo periodo ad Alain. Poi però anche Rosalie lo lascia e si rifà una vita mentre Alain ormai invecchiato e meno richiesto sul set, si chiude sempre di più nella sua solitudine, lontano dai riflettori e di clamori. Finisce così la parabola di una stella prigioniera dell’età che avanza. Il triste crepuscolo una vita che ha toccato tutti gli apici, e non poteva essere altrimenti per un angelo caduto.

di Anna Paratore

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