È morto Todorov, filosofo fuggito dal comunismo: "È scuola di nichilismo"

07 febbraio 2017 ore 20:50, Adriano Scianca
Si è spento all'età di 77 anni Tzvetan Todorov, filosofo bulgaro da anni naturalizzato francese. Lo studioso è morto a Parigi, dove viveva. Direttore di ricerca onorario al Centro Nazionale di Ricerca Scientifica di Parigi, ha ricevuto numerosi premi in Italia e all’estero, tra i quali, nel 2008, il Premio Principe delle Asturie per le Scienze sociali, il Premio Charles Lévêque dell’Accademia Francese di Scienze Morali e Politiche, il primo Premio Maugean dell’Académie Française e il Premio Nonino. Nel 2007 è stato vincitore del Premio “Dialogo tra i continenti” assegnato dal Premio Grinzane Cavour. 

È morto Todorov, filosofo fuggito dal comunismo: 'È scuola di nichilismo'

Nel 2010 è stato ospite al Salone del Libro di Torino, ricevendo il Premio “Giuseppe Bonura” per la critica militante. Nato a Sofia nel marzo 1939, nel 1963 era fuggito dal regime comunista (la stalinismo, dirà, è “una scuola di nichilismo”) e si era trasferito in Francia, Paese di cui avrebbe assunto la nazionalità dieci anni dopo. Allievo del semiologo Roland Barthes, aveva pubblicato le sue prime opere sui formalisti russi e su altri argomenti letterari per poi virare sulla storia delle idee. Aveva analizzato gli effetti culturali e antropologici della scoperta del Nuovo Mondo da parte di Cristoforo Colombo. Nel suo libro del 1982, La conquista dell’America, aveva spiegato che l'Altro lo si uccide non solo quando lo si reputa inferiore, ma anche quando, “bonariamente”, lo si vuole “integrare” nella propria cultura, causandone lo sradicamento. 

Della sua esperienza nella Bulgaria comunista aveva detto: "Una persona che difetta di entusiasmo per la costruzione del comunismo è vista come un avversario, ma ogni avversario diventa un nemico, e i nemici meritano un solo destino: l’eliminazione". Aveva indagato anche gli orrori dei campi di concentramento di entrambi i totalitarismi novecenteschi e aveva ribadito il valore della testimonianza individuale anche di fronte ai meccanismi più offensivi. Tra gli altri suoi libri più famosi “La letteratura fantastica” (Garzanti, 1970), “Noi e gli altri. La riflessione francese sulla diversità umana” (Einaudi, 1989), “Michail Bachtin” (Einaudi,1990), “Di fronte all’estremo” (Garzanti, 1991). 




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