Che fine hanno fatto la “dolce vita” e Olghina di Robilant?

08 giugno 2017 ore 10:39, intelligo
C’è stato un periodo della nostra storia recente che tutti hanno sentito nominare e che è stato battezzato dall’immaginario collettivo “dolce vita”.  Per “dolce vita” si intendono quegli anni che vanno dalla fine dei ‘50 ai primi anni ’60.  Un periodo favoloso, soprattutto per la Capitale, ribattezzata Hollywood sul Tevere, con il boom economico che fa immaginare raggiungibile ogni sogno, il mito dell’America che ci arriva soprattutto grazie ai film, gli attori e le attrici che scorrazzano per via  Veneto e sorseggiano aperitivi al Caffè de Paris, e l’idea condivisa anche da chi sta solo a guardare che niente di male possa più accadere dopo la fine della guerra.  Ebbene, molti fanno iniziare quel periodo spumeggiante, travolgente e pieno di pazza superficialità con un evento particolare, una cena di compleanno tenutasi nel ristorante Rugantino, in Trastevere, allora uno dei locali più famosi della città. Era il 5 novembre del 1958, e la contessina Olghina di Robilant festeggiava il suo 24esimo compleanno quando, all’improvviso, accadde qualcosa che, sostiene la diretta interessata, provocherà uno scandalo mondiale e che le rovinerà la vita per molti anni a seguire.  Ma per capire tutta la storia, dobbiamo prima conoscere Olghina de Robilant, contessa, giornalista, scrittrice e blogger, una delle nobildonne più in vista nell’Italia modaiola di quell’epoca, che come nessuna seppe osservare e descrivere i vezzi e i vizzi degli italiani, nuovi e vecchi Paperoni arrivisti e danarosi, nobili o plebei “ripuliti”, tutti docili schiavi della “dolce vita”...
Che fine hanno fatto la “dolce vita” e Olghina di Robilant?
Olga Nicolis di Robilant e di Cereaglio nasce a Venezia il 3 novembre del 1934
, secondogenita del Conte Carlo Nicolis di Robilant – a sua volta primogenito di Edmondo Nicolis di Robilant e di Valentina Mocenigo – e di Caroline Kent, americana di Ashville, Nord Carolina. Quella di sposare un’americana è una sorta di tradizione acquisita nell’ultimo secolo, che vede i rampolli della nobiltà europea imparentarsi con belle e giovani miliardarie americane, capaci a fronte di un titolo di rinvigorire il sangue e le fortune di famiglie che affondano le loro origini nei secoli passati. Tanto la pratica ebbe successo che dalla metà dell’ottocento circa fino agli anni ’50, l’America esportò oltre quarantadue principesse, sessantaquattro baronesse, e ben più di centoventisei contesse.
Olghina e suo fratello maggiore Federico – nato nel 1930 e morto nel 1968 –  appartenenti dunque a una di queste famiglie “miste”, crescono nella residenza paterna di Palazzo Mocenigo, a Venezia, ma nel settembre del 1943, in piena Seconda guerra mondiale, si trasferiscono a Roma.  Il conte Carlo, da un certo punto del conflitto in poi, è passato con la Resistenza ed è stato ufficiale dell’aeronautica militare con l’incarico di collegamento con gli alleati.  Per questo, alla fine della guerra, compie un lungo viaggio negli States, portando con sé la famiglia e, al rientro, nel 1946, si ferma in Portogallo presso la sorella Olga, marchesa di Cadaval. Lì lascia per qualche tempo Olghina che così a Sintra, nella villa “Bela Vista”, conosce informalmente la famiglia reale italiana in esilio, e soprattutto Umberto II di Savoia, che rivedrà poi di nuovo durante altri viaggi presso la zia. 
Con l’adolescenza, Olghina viene mandata a frequentare le scuole più prestigiose d’Europa, a cominciare dal collegio svizzero La Combe, oggi integrato con il collegio Le Rosey, e in seguito il collegio Riante Rive, a Losanna, dove consegue la maturità. Amante del bello, con un innegabile talento artistico, al rientro in Italia Olghina ottiene di seguire i corsi del’Accademia d’Arte di Venezia, sotto la guida del maestro Bruno Saetti. Appena sedicenne, però, nel 1950, vengono a mancare sia sua nonna paterna, Valentina, che la cugina di primo grado, anche lei di nome Olga, figlia primogenita della contessa di Cadaval. Suo padre Carlo, che nel frattempo si è separato dalla moglie, decide così di partire per il Portogallo e di stabilire a Sintra anche la sua residenza. Olghina lo segue, e resta in Portogallo per tutti gli anni ’50, sebbene viaggi spesso per raggiungere Roma dove, dal 1956, ottiene saltuariamente delle parti in pellicole cinematografiche. E’ bella, elegante, nobile, un vero sogno che tutti si contendono. In più è arguta, colta, intelligente, ironica e divertente e così lavora occasionalmente anche per il giornalismo, scrivendo articoli salaci che mettono alla berlina nomi illustri dell’epoca, e non solo. Nel 1958, Olghina si trasferisce definitivamente a Roma, dove diventa pubblicista e continua la sua carriera. Il 5 novembre di quell’anno, festeggia il compleanno al Rugantino. Si tratta di una festa del bel mondo, con tantissimi ospiti importanti dai nomi altisonanti, e tutto procede bene tra balli e champagne quando una delle ospiti – o presunta tale – la ballerina turca Aichè Nanà non inizia uno spogliarello che va avanti  fino alla fine tra gli sguardi lascivi degli ospiti e i flash dei fotografi tra i quali il noto Tazio Secchiaroli, che sancirà con quelle foto la sua fama.  Lo scandalo esplose violentissimo e in breve tempo è sulle prime pagine di tutti i giornali con titoli che vanno da “L’orgia dell’aristocrazia romana”, a “La diciottenne turca si spoglia al Rugantino per la nobiltà”. Tutti gli occhi si puntano sulla povera Olghina, che in realtà non c’entra nulla e la giovane nobile ne è quasi sopraffatta.  Racconta lei stessa: “In realtà, quella sera si trattava di una cena privata organizzata da Peter Howard Vanderbilt per il mio compleanno, il quale aveva requisito (pagandolo) l’intero locale insieme alla “Rome New Orleans jazz band” di Carletto Loffredo. Feci personalmente gli inviti insieme a Guidarino Guidi, assistente di Federico Fellini, il quale stava girando “La Dolce vita”, e continua: “I fotografi non erano invitati, bensì infiltrati al seguito di Anita Ekberg, probabilmente per pubblicizzare il film di Fellini […]La turca Aichè Nanà e il suo compagno, signor Pastore, non erano invitati bensì imbucati; molto probabilmente su istigazione di qualche non invitato o di qualche burlone, forse addirittura pagati per portare scompiglio e scandalo.”
Insomma, la reputazione di Olghina viene in buona parte rovinata da quella storia che oggi farebbe sorride in un convento, ma che allora è uno scandalo insopportabile che fa il giro del mondo, tanto che la contessina decide di lasciare momentaneamente l’Italia. Incinta di 4 mesi, Olghina  si trasferisce in Francia dove mette al mondo la sua prima figlia, Paola.  Solo dopo il fiocco rosa rientrerà a Roma dove inizierà a collaborare con parecchi quotidiani e settimanali, a volte in modo anonimo, con l’alias “La contessa azzurra”. Nel 1960 inizia una collaborazione fruttuosa con il settimanale Lo Specchio. In seguito lavora a People Magazine, Esquire e Momento sera.  

Olghina si sposa nel 1966 con il pittore Antonello Aglioti e nel 1972 nasce Valentina, sua seconda figlia. Il matrimonio finisce poco dopo, e Olghina inizia una collaborazione al Giornale d’Italia, dove continua a raccontare il gossip soprattutto del bel mondo e della nobiltà mentre scrive libri di non poco successo compresi alcuni di letteratura rosa. Nel 1991 uscirà il libro autobiografico Sangue Blu, sempre per Mondadori, e negli anni successivi due libri con la casa editrice Mursia: Nobiltà e Snob. Dal 2001 al 2006 ha collaborato con il sito internet Dagospia, curando la rubrica L'occhio di Olghina. Da anni non vive più a Roma ma in Toscana, e dal 2006 cura il suo blog personale Olgopinions.  Ancora oggi alcuni suoi articoli fanno sensazione e, non raramente, influenzano la moda. Normale, del resto, per la donna che con la sua festa di compleanno ha dato il via alla “dolce vita”.        

di Anna Paratore 

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