Che fine ha fatto Giancarlo Giannini?

08 maggio 2017 ore 11:29, intelligo
Parlando si sé ha detto: “Orazio Costa all’Accademia d’Arte drammatica e poi tutti quelli che ho incontrato sui set e nella vita: i grandi mi hanno insegnato a coniugare semplicità, fantasia e umanità. Tutti, da Gassman a Mastroianni, da Volonté alla Wertmuller a Visconti a Pasolini, fino a Fellini con il quale non ho mai girato un film ma del quale ero molto amico. Fellini mi chiamava “il pipistrello della notte”: mi telefonava spesso, chiacchieravamo, una volta mi chiamò di notte dicendomi che gli era arrivato del parmigiano da Parma e preparò delle tagliatelle. Purtroppo non c’è stata mai l’occasione di girare insieme. Anche con Francis Ford Coppola c’era un bel rapporto, mi voleva nel ruolo del fotoreporter in “Apocalypse Now”, poi interpretato da Dennis Hopper, mi aveva visto in “Film d’amore e d’anarchia” ma io ero di nuovo impegnato con Lina”. E basterebbe questa frase per far comprendere a che livello è arrivata la carriera di questo che è sicuramente uno dei migliori attori italiani di sempre. 
Che fine ha fatto Giancarlo Giannini?
Giancarlo Giannini nasce a La Spezia il 1 di agosto del 1942, sotto il segno del Leone. Malgrado il segno zodiacale, da bambino Giancarlo è schivo, solitario, ama meditare sulla spiaggia, parlare con le piante e gli animali e costruire oggetti con le sue stesse mani. Di contro, nella sua vita non perderà mai occasione di mettersi in gioco e di superare ogni volta quella metaforica “asticella” che tutti noi abbiamo nella nostra mente e che spesso ci limita. Cresce Giancarlo, affidato quasi a un matriarcato perché il padre, per motivi di lavoro, è spesso assente. Così lui è sempre tra le zie, sorelle della madre, nella grande cucina di casa, dove impara quell’amore per il cibo e per i buoni piatti che non lo lascerà mai. Unica figura maschile della sua prima infanzia è il nonno Pino, suo mentore e maestro di vita, che da giovane avrebbe voluto farsi prete, e che in guerra faceva di tutto per non dover sparare. Poi la famiglia dal borgo di Pitelli si trasferisce a Napoli. E’ il 1952.  Qui Giancarlo si dedica agli studi, e insegue un’altra sua grande passione, quella per l’elettronica e la fisica. Si diploma come perito elettronico, e poi per caso finisce per fare l’attore. Avviene quando in una compagnia di suoi amici si libera un ruolo, e lui si offre più per cortesia che per altro. Da qui, la scoperta di un’altra passione e lo studio della recitazione a Roma presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico.  Il suo debutto teatrale è a diciotto anni, con “In memoria di una signora amica", di Giuseppe Patroni Griffi accanto alla famosa e bravissima Lilla Brignone. Recita poi nel ruolo di Puck in Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare per la regia di Beppe Menegatti e poi, nel 1960, Franco Zeffirelli lo dirige in Romeo e Giulietta decretandone il successo tanto che l’attore riceverà una vera ovazione da parte del particolare e raffinato pubblico dell’Old Vic di Londra. Subito dopo, sempre per la regia di Zeffirelli recita ne La Lupa, al fianco di un’immensa Anna Magnani.  
Giancarlo non è bellissimo, ma molto affascinante, e il grande pubblico, quello televisivo, lo scopre quando Anton Giulio Majano gli dà la parte principale in David Copperfield nell’adattamento televisivo del romanzo di Charles Dickens. E’ il 1965 e Giancarlo Giannini esordisce anche al cinema con I criminali della metropoli di Gino Mangini.  Poco dopo ecco un incontro essenziale nella vita dell’attore, quello con la regista Lina Wertmüller che gli offre di recitare come protagonista nel musicarello Rita la zanzara, al fianco di Rita Pavone, a cui segue Non stuzzicate la zanzara del 1967. Le due pellicole sono grandi successi di botteghino, ma la parte affidata a Giancarlo non è certo adatta per mettere in mostra le sue doti di interprete. Per quelle dovrà aspettare il 1970 quando Ettore Scola gli offre il ruolo da protagonista in Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) nel quale recita al fianco di Monica Vitti e Marcello Mastroianni.  
Registi di livello cominciano ad accorgersi di questo attore italiano ma capace di recitare anche in inglese e francese. Giancarlo è protagonista nel 1971 del thriller La tarantola dal ventre nero di Paolo Cavara e nel 1972 eccelle accanto ad Alain Delon in La prima notte di quiete di Valerio Zurlini. Poi rinverdisce la collaborazione con Lina Wertmüller girando Mimì metallurgico ferito nell'onore (1972, Nastro d'argento come miglior attore), Tunin in Film d'amore e d'anarchia (1973, premio come miglior attore al Festival di Cannes), il marinaio Gennarino Carunchio in Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto (1974, di cui è stato realizzato un remake nel 2002, diretto da Guy Ritchie e interpretato da suo figlio Adriano accanto a Madonna), e Pasqualino Settebellezze (1975, nomination all'Oscar come miglior attore protagonista). Si tratta di pellicole di denuncia sociale, girate però con un’ironia che le rende amare sì ma anche divertenti.  
In generale, la carriera di Giannini è piena, intensa, completa. Non solo attore di grande talento, ma anche doppiatore tra i più quotati, e produttore nonché interprete teatrale di primissimo livello, che però riesce a sbalordire chi lo conosce anche con la passione per fotografia e pittura, e per non pochi brevetti su sue invenzioni. Ma del resto, della sua ecletticità parla egli stesso: “Devo avere idee, altrimenti mi spengo. Devo sperimentare, pensare, creare, altrimenti è come entrare in letargo e buttare via qualcosa di prezioso. Non mi sono mai fermato, in tutta la mia vita.” Beh, anche solo alla luce della sua carriera nel mondo dello spettacolo questo non accadrà.  Infatti risulta impossibile comprimere in poche righe tutte le sue interpretazioni di successo, cinematografiche, televisive o teatrali. Possiamo ricordare L'innocente per la regia di Visconti, nel 1976, o Il male oscuro del 1990 uno dei tre film girati con Monicelli, o ancora Sessomatto, per Dino Risi nel 1973, Sono stato io, di Alberto Lattuada, o Mi manda Picone, per la regia di Nanni Loy, 1984, premio David di Donatello come migliore attore protagonista. O ancora Giovanni Falcone del 1993 di Giuseppe ferrara o il dittico di Claudio Fragasso Palermo Milano solo andata (1995) e Milano Palermo - Il ritorno (2007): tra questi due titoli meritano di essere inoltre segnalati Celluloide di Carlo Lizzani (1996, altro David di Donatello come migliore attore protagonista), La stanza dello scirocco di Maurizio Sciarra (1998, Nastro d'argento come miglior attore protagonista), La cena di Ettore Scola (1998, altro Nastro d'argento). Accenniamo anche a qualche lavoro all’estero come Lili Marleen (1980) di Rainer Werner Fassbinder, Il profumo del mosto selvatico (1995) di Alfonso Arau, Hannibal di Ridley Scott (2001, Nastro d'argento come miglior attore non protagonista), Man on fire (2004) di Tony Scott. 
Per quanto riguarda la sua vita privata, Giannini sempre pronto a parlare del suo lavoro, si mostra invece molto attaccato alla privacy. Di lui possiamo dirvi che nel 1967 ha sposato l'attrice e regista Livia Giampalmo, da cui ha avuto due figli, Lorenzo (morto per un aneurisma a 19 anni nel 1987) e Adriano (che ha esordito come attore nel 2001 con il film vincitore al festival di Locarno Alla rivoluzione sulla due cavalli di Maurizio Sciarra), e dalla quale ha divorziato nel 1975. Dalla seconda moglie, l'attrice Eurilla Del Bono sposata nel 1983, ha avuto altri due figli, Emanuele e Francesco, entrambi musicisti. 
L’attore è tutt’ora in piena attività. Le sue ultime fatiche sono The Good Italian II: The Prince Goes to Milan, per la regia di Emanuele Di Bacco (2016) e   Mamma non vuole, per la regia di Antonio Pisu (2016).

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di Anna Paratore
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