Bonus mobili anche per il 2018: per chi e come funziona

23 ottobre 2017 ore 14:29, Luca Lippi
Il bonus mobili ‘rispunta’ nella Legge di Bilancio 2018. Secondo indiscrezioni di Stampa (ilSole24Ore) nella prima bozza della Legge il bonus era stato rimosso per esigenze di liquidità. Secondo quanto si legge nel quotidiano economico di Confindustria, invece, il bonus mobili è tornato al suo posto, rinnovando così un provvedimento che dovrebbe dare respiro a un settore in forte crisi. Il quotidiano scrive che “Viene nuovamente prorogata la possibilità di una detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione”.
Bonus mobili anche per il 2018: per chi e come funziona

COS’È IL BONUS MOBILI
Secondo il regolamento già noto, quindi fatte salve eventuali precisazioni su presunte modifiche, il bonus mobili è una detrazione riguardante l’acquisto di mobili ed elettrodomestici per la propria abitazione. 
Attenzione però perché molti cadono in errore ignorando che la richiesta di usufruire del bonus mobili deve essere accorpata a degli interventi di ristrutturazione nella casa e per cui si fruisce già della detrazione Irpef sui lavori, in sostanza tale beneficio vale solo per chi sta ristrutturando l’immobile ed i cui mobili e arredi dovranno essere destinati. Questo significa che i vostri mobili dovranno essere mantenuti in quell’abitazione in linea teorica almeno per cinque anni in quanto l’agenzia delle entrate se volesse verificare che effettivamente li avete destinati a quell’immobile potrebbe farvi un accesso nell’abitazione (ipotesi molto remota però). Inoltre si parla solo di ristrutturazione per cui parliamo di manutenzione straordinaria e non ordinaria. Senza questo requisito importante si rischia di fare acquisti “credendo di risparmiare” ma nei fatti non sarà riconosciuto alcun rimborso e se mai questo sarà riconosciuto, sicuramente nell’arco dei dieci anni potreste essere oggetto di avvisi (all’inizio bonari) di rendere le somme erogate.

IL FRAZIONAMENTO IN QUOTE
Sempre se non dovesse cambiare la modalità di fruizione del bonus mobili per il 2018, la detrazione sarà possibile portandola in ammortamento per dieci quote annuali di medesimo importo e riguarderanno le spese che saranno sostenute, presumibilmente, nel 2017. 
La data di inizio dei lavori deve essere anteriore a quella del pagamento dei mobili e elettrodomestici ma non è necessario che le spese di ristrutturazione siano effettuate prima di dell’acquisto dei mobili. I soggetti che possono fruire delle detrazione sotto egida condizione che siano anche coloro i quali che effettuano materialmente l’acquisto (e che si raccomanda di effettuare con bonifico bancario in modo da mantenerne la prova documentale) e di indicare i dati richiesti all’interno della causale per non decadere totalmente dal beneficio fiscale) saranno non solo i proprietari dell’immobile destinato ad accogliere i nuovi beni ma anche i titolari degli altri diritti reali di godimento dell’immobile come gli usufruttuari, i titolari del diritto di uso e abitazione, di superficie e di nudi proprietari. 

Tuttavia, se confermato anche per il 2018, considerato che la detrazione è prevista solo per il 50% c’è da considerare i risparmio vero. Per ogni mille euro si può portare in detrazione sull’Irpef 500 euro che suddivisi per dieci anni sono 50 euro (quanto varranno 50 euro fra 10 anni?) e quindi un risparmio mensile di 4,16 euro mese. 

IL BONUS MOBILI NEGLI ANNI SCORSI
Il provvedimento, già testato negli anni precedenti, è stato accolto con favore da 860.000 italiani per una spesa di oltre 4,5 miliardi di euro. Orsini, il presidente di FederlegnoArredo, ha dichiarato nelle fasi concitate della sua precedente cancellazione, prima che ricomparisse secondo quanto affermato dal Sole24Ore: “Non si tratta di un regalo alle aziende ma di uno strumento di politica industriale che ha dimostrato di essere un incentivo all’economia reale e ha giocato un ruolo fondamentale nel far ripartire il mercato interno”. Peraltro Orsini ha tenuto a sottolineare che “Il provvedimento è a costo zero ed ha creato gettito fiscale. Finora ha salvato oltre 10.000 posti di lavoro, garantendo un risparmio sulla cassa integrazione di circa 40 milioni di euro”. 

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autore / Luca Lippi
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