Pensioni: la 'minima' apre il confronto Governo-sindacati

30 agosto 2017 ore 11:46, Luca Lippi
Si apre oggi ufficialmente la fase 2 per quanto riguarda la riforma delle pensioni. Oggi e domani è previsto il tavolo di lavoro tra governo e sindacati all’interno del quale si metteranno le basi per indirizzare la politica economica futura allo scopo di pianificare gli interventi operativi nell’ambito delle pensioni da inserire nelle legge di bilancio 2018.
Presumibilmente gli argomenti all’ordine del giorno dovrebbero essere la pensione minima di garanzia e l'uscita flessibile con il contributivo. Sarà inoltre prevista un’ampia panoramica per affrontare nel breve termine l'adeguamento all'aspettativa di vita.
Pensioni: la 'minima' apre il confronto Governo-sindacati
A RadioArticolo1 Nicola Marongiu, il coordinatore Area welfare della Cgil nazionale, ha spiegato che gli incontri di oggi e domani si rendono necessari, in quanto si deve ancora discutere di molti argomenti: lavoro, giovani e sistema contributivo. Marongiu ha spiegato l’impellente necessità di cambiare gli attuali requisiti di accesso all’età pensionabile: “Nel 2010 e 2011 è stato definito un meccanismo per cui l’adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento alla speranza di vita è automatico: l’Istat certifica il dato e con un atto amministrativo viene automaticamente adeguato il requisito. È un automatismo, non un atto politico. Noi abbiamo chiesto da molti mesi di interrompere questo meccanismo e aprire una discussione complessiva sul nodo dell’aspettativa di vita, che guardi alle differenze tra lavoratori e all’accesso al mercato del lavoro. Insomma, si tratta di costruire un meccanismo più equilibrato: qui la risposta del governo non è convincente, il ministro Poletti ha sempre rimandato la discussione a dopo l’estate. Rischiamo però che l’esecutivo confermi il suo l’orientamento a intervenire solo su alcune categorie di lavoratori”.

OPZIONE DONNA E OCCUPAZIONE GIOVANILE
Orietta Armiliato del gruppo Facebook Comitato Opzione Donna Social con un nuovo post su Facebook ha ricordato le dichiarazioni di Morando sull’occupazione giovanile, e quelle di Proietti, che sottolinea la necessità di confrontarsi con il Governo su temi riguardanti i giovani, le donne, la previdenza complementare e sul legame automatico all’aspettativa di vita che non è uguale per tutti i lavori. Nel suo post, la Armilato si chiede “quale sia l’effettiva posizione del Governo anche in considerazione delle dichiarazioni giunte dalla Ragioneria Generale dello Stato che non disegna scenari dai colori brillanti. La Commissione Lavoro della Camera, lascia alle dichiarazioni rilasciate alle agenzie dal proprio Presidente On. Cesare Damiano, il compito di farci conoscere il proprio orientamento”. Prosegue la Armillato nel suo lungo post scrivendo che: “Nell’ultima nota rilasciata, Damiano ci dice che ‘La crescita del Pil anche nel secondo semestre del 2017, con un significativo + 1,5% sullo stesso periodo dell’anno precedente, è un buon risultato per Gentiloni, anche se siamo ancora al di sotto degli obiettivi realizzati dagli altri principali Paesi europei. Più crescita vuol dire più risorse per la legge di Bilancio: questa è l’altra vera buona notizia. C’è spazio dunque per una manovra espansiva e sociale’ (Ansa 16/08). Insomma…abbiamo sul cavalletto una tela ancora bianca ma disponiamo di una tavolozza davvero multicolore però, saremo in grado di capire quali colori predomineranno a partire dai prossimi incontri delle parti” (rif. All’incontro di oggi ndr.). 

CESARE DAMIANO SUL CONFRONTO GOVERNO SINDACATI
Nei gironi scorsi Cesare Damiano è intervenuto sul tema delle pensioni in vista dell’incontro di oggi e domani tra Governo e Sindacati. “Un consiglio che vorremmo dare al Governo è quello di non mettere in contrapposizione gli interventi sul lavoro con quelli sulla previdenza, i giovani con gli anziani. Sarebbe una scelta perdente e miope in vista della prossima legge di Bilancio. Definire, al tavolo con i sindacati, il percorso a tappe della ‘pensione contributiva di garanzia’, significa pensare adesso a chi comincerà a lasciare il lavoro a partire, all’incirca, dal 2035: coloro che lavorano da vent’anni (dopo il fatidico spartiacque del 1996 che ha introdotto il sistema contributivo) e i giovani che devono ancora avere una occupazione. Sappiamo che si tratta di un intervento costoso: nella nostra proposta di legge (Gnecchi-Damiano) si prevede una integrazione fino a circa 500 euro al mese per raggiungere l’obiettivo di una pensione di “dignità” (1.000 euro al mese?). Un intervento che comincerà a produrre i suoi effetti nei prossimi decenni: sappiamo che le scelte definitive ricadranno sulle prossime legislature”.
Damiano ha poi parlato del problema di raggiungimento della pensione per i lavoratori discontinui: “Il Governo deve dare un segnale subito: ad esempio, cancellando la tagliola introdotta dal Governo Monti in base alla quale il diritto ad andare in pensione, a partire da 63 anni per i giovani con il sistema contributivo flessibile, è subordinato al conseguimento di un assegno pensionistico di almeno 2,8 volte quello minimo (cioè circa 1.300 euro mensili). Un obiettivo non facile da raggiungere soprattutto per la generazione del lavoro discontinuo a bassa retribuzione. Un ostacolo crudele e stupido se è vero che la pensione interamente contributiva corrisponde a quello che si è versato. Altrimenti non ci porremmo il problema di integrare le pensioni troppo basse dei giovani al fine di raggiungere l’obiettivo di un livello dignitoso”.

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autore / Luca Lippi
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