Moody's alza le stime di crescita ma smentisce se stessa

31 agosto 2017 ore 10:23, Luca Lippi
Moody's ha rivisto al rialzo le stime di crescita del nostro Paese. Secondo l'Agenzia di rating quest'anno e l'anno prossimo l'Italia crescerà dell'1,3% contro lo 0,8% e l'1% stimato in precedenza. Ha spiegato Moody’s che la crescita è sostenuta "dalla politica monetaria e di bilancio e da una ripresa più forte nella Ue". Un vero e proprio spot per Gentiloni che sicuramente sta facendo bene, ma contestualmente sottintende una critica all'operato del governo precedente. Vediamo meglio nel dettaglio perché.

INQUADRIAMO MEGLIO LA STIMA
L'8 dicembre 2016, sempre Moody’s, l’agenzia di rating che da il voto agli Stati, alle banche e alle aziende, aveva tagliato le stime per l’Italia: "La crisi politica pesa sulle riforme. Il rischio è che lo Stato debba ricapitalizzare banche". Era l’epoca del referendum costituzionale a firma Pd. Gli analisti di Moody’s scrissero che l’esito del referendum avrebbe finito con "aumentare il rischio che le perdite potenziali del settore creditizio ricadano sul bilancio pubblico". 
Aumentare il rischio’ significa andare a criticizzare una situazione già abbastanza ‘critica’ di suo.
Moody's alza le stime di crescita ma smentisce se stessa
LE LACUNE NELL’ANALISI DELL’AG DI RATING
Nelle ultime ore Moody’s smentisce se stessa. L’analisi ha qualche lacuna soprattutto per il contesto nel quale Moody's colloca questa revisione, un contesto che vede tutti i Paesi dell'Eurozona crescere più del previsto, con la Germania che passerà dal +2% al +2,2% e con la Francia che starà all'1,6% sia per il 2017 che per il 2018. Hanno spiegato gli analisti dell’agenzia: "Gli indicatori suggeriscono un'accelerazione della crescita per il resto dell'anno e l'indice di fiducia dei consumatori ai massimi da 16 anni fa ben sperare per una ripresa dei consumi". Una clamorosa smentita di quanto la stessa Moody’s aveva fatto credere solo otto mesi fa!

COSA C’E’ DI CONCRETAMENTE POSITIVO
Un aiuto concreto per la crescita economica può arrivare dal Piano Calenda Industria 4.0 e gli interventi di Enrico Franceschini a sostegno del turismo. Detto questo, però, non è conciliabile il tempo trascorso dalla penultima stima a quella di ieri con una virata così ‘importante’. Questo non è un giudizio sulla credibilità di Moody’s, ma è solamente una ricostruzione della ‘scena del crimine’ dopo aver messo in ordine tutti gli elementi di indagine. È importante il fatto che l’Italia cresca, ma è altrettanto importante il fatto che la spinta è assai più debole degli altri Paesi dell’Eurozona. Stiamo concorrendo a una gara di velocità su pista con un’utilitaria. Questo è vero perché ci sono altre istituzioni che analizzano i conti di ‘casa Italia’.  
Dal Fondo Monetario Internazionale all'Ufficio Parlamentare di Bilancio, passando per Banca d'Italia e Confindustria fino all'Istat, tutti hanno rilevato nel secondo trimestre una crescita ormai acquisita dell'1,2% nei primi sei mesi dell'anno, già oltre l'1,1% indicato nel Def come crescita per l'intero 2017. 
Perciò, anche se la crescita dei prossimi due trimestri fosse pari a zero il dato finale sarebbe superiore alle stime del governo. L'export tira, e un volume di export di 450 miliardi, in crescita del 6% sul 2016 spiega da solo la crescita del Pil. I 24 miliardi di export in più assorbono quasi tutto l'1,5% di Pil in più che si cercava, ma non è vera ripresa. 

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autore / Luca Lippi
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