Rischi su conto corrente in banca. Non solo bail in

05 settembre 2017 ore 10:27, Luca Lippi
Ci sono almeno tre motivi per non tenere i soldi in giacenza sul conto corrente. Nulla di particolarmente pericoloso, ma sicuramente una pratica inutile, costosa e in alcuni casi limite anche pericolosa. Una delle caratteristiche dell’accumulatore compulsivo di disponibilità liquide, particolarmente l’italiano, è quella di accumulare danaro nel materasso o sotto il pavimento. La pratica piuttosto diffusa nella tradizione agreste del secolo scorso è stata sostituita nel depositare i soldi non spesi nel conto corrente. Tuttavia, ci sono diversi inconvenienti che farebbero rivalutare il tradizionale ‘materasso custode’. Rimane una soluzione fortunatamente poco percorsa ma è chiara e consolidata la forte passione degli italiani per la liquidità. I dati mostrano che la maggioranza dei risparmiatori detiene una gran parte della propria ricchezza finanziaria liquida sul conto corrente. Una scelta, spesso inconsapevole, che ha dei costi sorprendenti e che fa quasi rimpiangere la patrimoniale del governo Amato.
Una delle ultime indagini sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani condotta da Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo riporta che solo un terzo degli intervistati detiene meno del 10% della propri ricchezza finanziaria come liquidità sul conto corrente. Per i restanti due terzi la liquidità sul conto corrente rappresenta oltre il 10% della ricchezza finanziaria totale. Per quasi un intervistato su cinque questa rappresenta il 100% della ricchezza finanziaria. Questa decisione, che potrebbe essere considerata una scelta sicura ed economica, ha in realtà dei costi importanti di cui si è spesso inconsapevoli.
Rischi su conto corrente in banca. Non solo bail in
RENDIMENTI PROSSIMI ALLO ZERO E INFERIORI ALL’INFLAZIONE
Questo significa che in termini reali si ottiene un rendimento negativo, una perdita di potere d’acquisto.1.000 euro sul conto corrente, tra un anno permettono di comprare meno beni e servizi di oggi perché il livello dei prezzi aumenta leggermente.
 
IL CONTO CORRENTE GODE DI UN TRATTAMENTO FISCALE DI FAVORE MA SOLO SE SOTTO I 5.000 EURO
I conti correnti con una giacenza media annua inferiore a questa cifra sono esentati dal pagamento dell’imposta di bollo; sopra invece si paga un’imposta di bollo fissa annua di 34,2 euro. Data la struttura regressiva dell’imposta, il peso fiscale diminuisce all’aumentare del capitale sul conto corrente. Su un conto con giacenza media di 5.000 euro, i 34,2 euro rappresentano quasi il 7 per mille del capitale. Quando nel luglio del ’92 il governo Amato impose in una notte un prelievo straordinario sui depositi degli italiani, tutti urlarono al furto di Stato e quel momento è ancora ricordato quando compare lo spettro della patrimoniale. In quell’occasione il prelievo ammontava al 6 per mille. Se invece si detengono poco più di 5.000 euro sul conto corrente, si paga più che la patrimoniale del ’92 e soprattutto ogni anno. Dopo le ultime modifiche, per gli importi contenuti, il conto corrente risulta estremamente svantaggioso rispetto a tutti gli strumenti finanziari, dove si paga l’imposta di bollo proporzionale del 2 per mille.
 
ALTRI COSTI CHE GRAVANO SULLA LIQUIDITÀ LASCIATA SUL CONTO CORRENTE 
Se non si lasciasse la liquidità sul conto corrente ma la si investisse si avrebbe un rendimento atteso maggiore nel medio periodo. 
Si può obiettare giustamente che non si possa fare a meno del conto corrente perché ognuno ha delle spese ricorrenti da affrontare ed è inoltre importante avere cura di non farsi trovare impreparati evitando così di pagare gli interessi passivi sullo scoperto. Tuttavia è fondamentale valutare se tutta la liquidità lasciata sul conto sia funzionale a coprire le spese, perché in caso contrario staremmo pagando dei costi, inutili a fronte di un servizio, quello di poter accedere al capitale senza alcun preavviso, di cui non abbiamo bisogno.
La crisi economica ha avuto un forte impatto sulle finanze delle famiglie, che hanno spesso visto contrarsi il proprio reddito disponibile, e ha aumentato le insicurezze e l’avversione al rischio che fa quindi favorire la quiete del conto corrente. Detenere liquida una quota di ricchezza molto superiore a quanto sarebbe conveniente è spesso una non scelta, in quanto non si ritiene di avere alternative a disposizione che non vengono quindi considerate.
Tuttavia esistono sul mercato strumenti efficienti, diversificati e accessibili anche a partire da somme molto contenute che possono fare al caso di molti piccoli risparmiatori. 

LE CRISI BANCARIE
Come hanno insegnato le ultime crisi bancarie, si rischia molto a lasciare troppi soldi in banca, soprattutto se si parla di conti sostanziosi. A oggi infatti la gestione delle banche è a carico dei privati e lo Stato non interviene se non in casi eccezionali e solo a certe condizioni: cosa si rischia a non usare i soldi e a lasciarli sul conto corrente?
La tutela dei risparmiatori è regolata dalla legge italiana che ricalca direttive precise della Banca Centrale Europea. Dal 1° gennaio 2016 è infatti operativa la Bank Recovery and Resolution Directive, la direttiva della Bce per la gestione delle crisi bancarie: se anche il governo volesse agire diversamente, non potrebbe farlo. Inoltre, le regole della finanza sono tali per cui è più conveniente investire il proprio denaro che tenerlo fermo in banca.
Chi ha molti soldi in banca rischia di perderli nel caso di una crisi bancaria. La legge italiana, che ricalca la direttiva europea sul Bail In, stabilisce che a pagare il fallimento deve essere la banca stessa e non lo Stato. Il salvataggio dell’istituto deve avvenire con soldi interni e non più con soldi pubblici: in caso di fallimento, il rischio di perdere i propri soldi è reale perché la legge prevede una graduatoria nel risarcimento pubblico, con maggiori tutele per i piccoli risparmiatori.
I primi a pagare il fallimento di una banca sono gli azionisti, seguiti da: detentori di altri titoli di capitale; altri creditori subordinati; i creditori chirografari: persone fisiche, piccole e medie imprese titolari di depositi per l’importo eccedente i 100mila euro. Sotto tale soglia i rischi sono ridotti, come abbiamo visto anche nelle ultime crisi e fallimenti bancari: lo Stato interviene solo a tutela dei piccoli risparmiatori.

NON SOTTOVALUTARE IL PIGNORAMENTO DEL FISCO
Con la creazione dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione c’è la possibilità del pignoramento del conto da parte del fisco in caso di debiti fiscali e cartelle esattoriali. Dal 1° luglio non è più necessario l’ordine del tribunale: se sono passati 60 giorni dalla notifica e la cartella esattoriale non è stata pagata, il fisco invia alla banca l’atto di pignoramento prima di notificarlo al correntista, invitandolo a pagare il dovuto entro altri 60 giorni. Se il debitore continua a non pagare, il Fisco richiede alla banca di versare l’importo pari al debito, senza passare per un giudice. Il pignoramento è escluso per importi inferiori a 1.345,56 euro (ossia tre volte l’assegno sociale).
Le conclusioni sono facilmente deducibili!

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autore / Luca Lippi
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