I nuovi diritti dei dipendenti: controllare le loro email è privacy violata

06 settembre 2017 ore 9:55, Stefano Ursi
Il datore di lavoro che controlla le email dei dipendenti viola il diritto alla privacy. Lo ha stabilito una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che è intervenuta sul ricorso di un cittadino rumeno contro il proprio licenziamento; la Corte, si legge sui media che pubblicano il resoconto della sentenza, si è espressa con 11 voti contro 6 e ha ritenuto che la condotta dell'azienda che ha messo in atto il licenziamento del lavoratore che ha fatto ricorso, abbia violato l'art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, il quale tutela il Diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, della casa e della corrispondenza.

I nuovi diritti dei dipendenti: controllare le loro email è privacy violata
LA STORIA - E che i diritti del cittadino rumeno ricorrente non sarebbero stati tutelati adeguatamente dalle autorità nazionali di appartenenza. L'uomo, che ha svolto il ruolo di responsabile vendite presso un'azienda privata dal 2004 e il 2007, era stato licenziato perché, secondo l'azienda per cui lavorava, avrebbe usato per fini privati le risorse dell'azienda stessa come internet, la fotocopiatrice o il telefono. Su richiesta del datore di lavoro, si legge, il dipendente aveva creato un account per rispondere alle richieste dei clienti e il 3 luglio del 2007, l'azienda stessa aveva diffuso un avviso tra gli impiegati comunicando che l'uso di internet, telefono e fotocopiatrice per ragioni private poteva costituire una causa di licenziamento per ragioni disciplinari. e l'azienda, si legge sui media, ha presentato a sostegno della propria decisione una documentazione molto corposa.

45 pagine, in cui sono contenute le comunicazioni personali effettuate dal lavoratore verso, si legge, il fratello e la fidanzata. La Corte ha però spiegato in una nota che "un datore di lavoro non può ridurre a zero la vita sociale privata di un impiegato. Il diritto al rispetto per la vita privata e la privacy della corrispondenza continua a esistere, anche se sono previste delle restrizioni sul posto di lavoro". La Corte di Strasburgo ha poi indicato che gli Stati non hanno l’obbligo di introdurre leggi specifiche per regolamentare la materia.

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autore / Stefano Ursi
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