Draghi in stand-by: euro troppo forte ma Qe non si tocca

08 settembre 2017 ore 10:52, Luca Lippi
Ieri c’è stata la tanto attesa conferenza stampa del Governatore della Bce Mario Draghi. La parte più importante, non che il resto degli argomenti non lo fossero, è stata quella riguardante le criptovalute e la circolazione di doppia moneta. Il governatore della Bce ha espresso la propria contrarietà all’emissione di criptovalute nazionali , bloccando la strada all’emissione dell’EstCoin, la criptovaluta ipotizzata nel paese baltico e che sarebbe servita a finanziare lo sviluppo di una vera e propria “Residenza virtuale” nel piccolo stato.
Per il resto, la politica monetaria, almeno fino a fine ottobre, rimane la medesima e di seguito la ricordiamo:
-acquisti mensili di titoli nel programma Qe: 60  miliairdi;
-tasso principale di rifinanziamento : 0%
-tasso sui depositi overnight:  -0,4%
-tasso di finanziamento marginale: 0,25%
Draghi in stand-by: euro troppo forte ma Qe non si tocca
LA VOLATILITA’ DELL’EURO
Ha una forte volatilità, che preoccupa la Bce, tuttavia una preoccupazione di rimbalzo giacché la causa di tanta volatilità è il Dollaro Usa. La politica economica di Trump, in concreto, non is è ancora materializzata, e quindi è bene essere cauti e aspettare le mosse della Fed, che a sua volta attende quelle della Bce. In concreto, però, un euro forte riduce le possibilità di inflazione.

LA CRESCITA
Nelle previsioni di Draghi la crescita, come l’inflazione, languono nel 2018 e nel 2019, mostrando come l’andamento del 2017 sia dovuto solo ad una congiuntura positiva e non ad un miglioramento strutturale. Nello stesso tempo la Bce non è riuscita a raggiungere i suoi obiettivi sia di crescita sia di inflazione. Lo stesso governatore se ne rende conto e afferma, rispondendo ad una domanda che conosce i vantaggi di un livello più elevato di inflazione. Evidentemente non può fare assolutamente nulla per riuscire a raggiungerla.

IL QE NON DETERMINA DANNI ALL’ECONOMIA
Draghi non vede effetti negativi nella prosecuzione del Qe. Però ha dichiarato: “Le condizioni di finanziamento si sono senza dubbio ristrette nell’area euro, ma rimangono ancora largamente di aiuto per le aziende non finanziari e le imprese ” …” L’espansione economica, che ha accelerato più di quanto ci aspettassimo nella prima metà del 2017, continua ad essere solida e con basi ampie fra le nazioni ed i settori economici”.
Si leggerebbe un lieve controsenso, se è vero, come è vero, che le politiche di espansione monetaria servono a finanziare l’economia reale, a che serve immettere 60 miliardi nel sistema finanziario se poi le condizioni di finanziamento dell’economia reale non ne risente positivamente?

IL TAPERING
Cominciamo col dire che con il termine ‘tapering’ si indica il rallentamento, da parte di un istituto centrale, nel ritmo di acquisto di asset sul mercato, il cosiddetto quantitative easing. 
In questa situazione Draghi ha detto che si è “Parlato” di tapering, ma non si è ancora deciso nulla. del resto, viste le previsioni, una stretta monetaria sarebbe proprio la cosa meno indicata da ottenere.

EURO FORTE RENDIMENTI BOND AI MINIMI
Sulle parole di Mario Draghi l’euro sfonda il tetto di 1.20 sul dollaro, il che sarebbe illogico a valutare le parole del governatore, tuttavia il rendimento del bond scende, mentre dovrebbe apprezzarsi. Che succede? 
La previsione di un’uscita a breve da anni di politica monetaria ultra-espansiva dovrebbero far salire i rendimenti dei bond. I due fenomeni, cambio euro-dollaro più forte e rendimenti più bassi, non potranno coesistere nel medio termine. Quanto è accaduto ieri rappresenta una sfida alla logica, destinata a venire meno nell’arco delle prossime sedute, forse già da oggi.

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autore / Luca Lippi
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