Linkin Park, morto Chester Bennington: suicida come l'amico Cornell

20 luglio 2017 ore 22:24, Micaela Del Monte
Non si ferma il terribile periodo che sta colpendo la musica negli ultimi mesi. Dopo la morte del cantante dei Soundarden Chris Cornell deceduto solo pochi mesi fa è toccata la stessa sorte ad un altro grande della musica Rock contemporanea, Chester Bennington, ovvero il cantante dei Linkin Park.

Linkin Park, morto Chester Bennington: suicida come l'amico Cornell
Il frontman della band di Los Angeles è stato infatti trovato morto nella sua abitazione a Palos Verdes. Il cantante, trovato impiccato, aveva avuto per anni problemi di alcol e di abuso di droghe e aveva ammesso in passato di aver considerato il suicidio.

Chester, 41 anni, era sposato e aveva avuto sei figli da due mogli differenti. La notizia è tanto più scioccante perché coglie il cantante nel pieno della sua carriera, e i Linkin Park erano all’apice della popolarità e in pieno tour. Bennington aveva raggiunto il successo con i Linkin Park all’inizio degli anni Duemila, soprattutto con i dischi Hybrid Theory (2000), Meteora (2003) e Minutes to Midnigt (2007), suonando una versione più accessibile e trasversale di nu metal, genere musicale che mischia il metal con il rap e il grunge: il loro ultimo disco, nel quale canta Bennington, si chiama One More Light ed è uscito a maggio.
Il cantante era apprezzato in particolare per una voce a dir poco straordinaria, capace di passare dalle note rock più graffiate a quelle più dolci con rara naturalezza.

Qualcuno fa notare la strana coincidenza che Cornell, che si era impiccato in una camera d'albergo, proprio oggi, il 20 luglio, avrebbe compiuto 53 anni. I due erano grandi amici e alla morte di Chris Chester scrisse una lunga lettera d'addio: "Ho sognato i Beatles la notte scorsa. Mi sono svegliato con ‘Rocky Raccoon’ nella testa e lo sguardo preoccupato di mia moglie. Mi ha detto che il mio amico era appena morto. Pensieri su di te mi hanno invaso il cervello e ho pianto. Sto ancora piangendo, triste e grato per aver condiviso alcuni momenti molto speciali con te e la tua bella famiglia" scriveva Bennington con il cuore spezzato dalla scomparsa di Cornell.

Amicizia e professionalità: "Mi hai ispirato in modi che nemmeno puoi immaginare. Il tuo talento era puro e senza rivali. La tua voce era gioia e dolore, rabbia e perdono, amore e crepacuore, tutto insieme. Suppongo che è quello che siamo tutti. E tu mi hai aiutato a capirlo. "Mi piace pensare che eri tu che mi stavi dicendo addio a modo tuo. Non posso immaginare un mondo senza di te. Prego affinché tu possa trovare pace nella prossima vita. Mando il mio affetto a tua moglie e ai tuoi figli, amici e famiglia. Grazie per avermi permesso di essere parte della tua vita". "Non posso immaginare un mondo senza di te. Prego che tu possa trovare pace nella prossima vita". Non solo la lettera, infatti al funerale dell'amico musicista aveva intotonato una emozionante versione di Hallelujah di Leonard Cohen.







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