I migranti per Haneke, a Cannes con Happy End: l’ipocrisia di famiglie borghesi

23 maggio 2017 ore 11:12, intelligo
Michael Haneke presenta a Cannes “Happy End”, il suo ultimo film. Sullo sfondo, la disgregazione della borghesia e l’indifferenza alle sofferenze altrui, rappresentate dalla classica famiglia perbene ma ipocrita, protagonista del film, del tutto cieca dinanzi alla miseria dei campi di Calais, luogo in cui è ambientata la pellicola. Il regista sceglie di portare con sé due dei suoi attori preferiti: Isabelle Huppert e Jean Louise Trintignant.
I migranti per Haneke, a Cannes con Happy End: l’ipocrisia di famiglie borghesi
Attori - Haneke è alla quarta collaborazione con Isabelle Huppert, alla seconda con Trintignant, e conferma la stima per entrambi: "Mentre scrivevo la sceneggiatura, il mio obiettivo era convincere ancora una volta Jean-Louis e Isabelle a lavorare con me. Sono un regista fedele e pensare a interpreti come loro mi aiuta a trovare la giusta ispirazione". Dal canto suo, Trintignant afferma: "Sono fortunato a lavorare con Michael, è il miglior regista con cui abbia mai collaborato. Adoro il suo cinema, è sempre così inaspettato, sconvolgente. E' fantastico, ho scoperto la sua opera tardi, ma adesso adoro il suo lavoro. I suoi film sembrano così semplici, ma sono implacabili. E poi sul set lavorare con lui è un piacere. Michael è il primo regista che non pensa a fare in fretta, ma mi dice sempre di prendermi tutto il tempo di cui ho bisogno". 
Trama- Haneke racconta una società straziata dall’individualismo, ripiegata su se stessa fino all’autodistruzione, malata di indifferenza sociale, mancanza di sentimento, depressione e cinismo: tematiche non certo nuove all’autore, declinate nella rappresentazione della società contemporanea. Opera d’attualità, fotografia della società moderna, che si apre con immagini girate dal telefonino: e proprio la tecnologia avrà un ruolo fondamentale nel film. Attraverso il monitor, infatti, si scorge l'immagine di un cellulare che spia la gente. Haneke riprende il linguaggio tecnologico moderno che ammalia la nostra esistenza; lo spettatore assiste alla storia narrata grazie a cellulari, email, chat, social media. Il film vede la Huppert nei panni di Anna, la matriarca della famiglia e magnate dell’edilizia, donna senza scrupoli, la quale gode dei frutti del business immobiliare ereditato da suo padre, George (Jean-Louis Trintignant). Il fratello di Anna, Thomas, interpretato da Mathieu Kassovitz, giunge in città in compagnia della sua nuova moglie, mentre la sua prima sposa sta morendo in ospedale per abuso di droga.  Con lui c’è Eva, la figlia avuta dal primo matrimonio, interpretata da Fantine Arduin, la giovane sulla quale saranno riversate tutte le negatività della famiglia. Al contempo l’adolescente, più di tutti capirà, nel corso del film, il dirupo nel quale sta crollando la società attuale. C’è poi Franz Rogowski che ritroviamo nei panni di Pierre, figlio di Anne, che giunge a rovinare la festa elegante del nonno, invitando alcuni immigrati del campo di Calais, riportando agli occhi degli spettatori la forte discrepanza tra la miseria degli uni, la sontuosa esistenza degli altri. Almeno in apparenza. Il film riprende il tema dell’immigrazione, fortemente sentito a Cannes 2017, inaugurato dal documentario-denuncia “Sea Sorrow” di Vanessa Redgrave, nel quale forte è l’invito a guardare, con attenzione, alle condizioni di vita dei migranti.

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autore / intelligo
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