MasterChef 6, ingresso in cucina ai migliori purè: 20 concorrenti ufficiali

30 dicembre 2016 ore 14:06, Luca Lippi
Tutto pronto per Masterchef 6, in realtà siamo alla fine della selezione, già trasmessa più di una puntata del reality/talent, ma ora siamo alla selezione dei 20 concorrenti che si daranno battaglia durante tutto il percorso per arrivare a guadagnare l’ambita meta del grembiule di Masterchef dell’edizione.
Partiti in 150 (tutti gli aspiranti concorrenti), sono rimasti in 20. I migliori? Diciamo che per spronare i contendenti si può aiutarli con qualche aggettivo azzardato, diciamo che la più parte sono i ‘meno peggio’, poi nel corso delle puntate si stabilirà chi è il più candidabile a diventare uno chef.
Alla fase della selezione, gli aspiranti hanno lottato soprattutto col tempo e la gestione dell’emozione, di ricette stellate manco l’ombra!
Nella cucina di Masterchef entrano: Lalla Pedriali da Cesena; Giulia Brandi, 30 anni e una passione per le tagliatelle; Gabriele Gatti, architetto 42enne di Torino; Roberto Perugini 37 anni da Predappio, Cristina Nicolini, 26 anni tirocinante avvocato di San Marino, e Gloria Enrico, 24 anni con una figlia di sette anni. Molto lodato nella fase preliminare Michele Pirozzi, da San Felice a Cancello con la pasta e fagioli della nonna. Marco Moreschi, 41 anni è impenditore a Brescia, e Marco Vandoni,  manager milanese che lavora nella moda e si è esibito nella copia di uno dei piatti cult di Nobu. In masterclass anche il 18enne Valerio Braschi, 19 anni studente liceale, Loredana Martori 38 anni di San Giorgio Morgeto, e Barbara D'Aniello, 45 anni, estetista. In squadra anche la “panterona” Mariangela Gigante e la decisa Vittoria Polloni. Completano il gruppo il casalingo sardo Daniele, lo studente ripetente Michele Ghedini, Alain Stratta, Antonella Orsino, Maria Zaccagni e Margherita Russo.
La preselezione è un passaggio apparentemente molto semplice, non si chiedono preparazioni elaborate, piuttosto si verifica la dimestichezza e la conoscenza delle basi. Sì, le basi che troppo spesso mancano a molti concorrenti o aspiranti tali. Ci si crede bravi cuochi solo perché qualche amico apprezza, ma in cucina per stare a certi livelli serve la Storia, la Tradizione, e la cultura dei prodotti, le caratteristiche geografiche e anche un po’ di palato fine e magari un po’ di 'lingua italiana' per descrivere e invogliare chi mangia a godersi nel modo giusto la pietanza.
Dunque è bastato un purè o un pesto per scegliere i nuovi chef amatoriali che si contenderanno il sesto titolo di Masterchef italiano. Vallo a spiegare che ci vuole mestiere e attenzione anche a cucinare una velocissima aglio e olio. Chi non sa fare un purè? Risposta, quasi tutti! La gente è abituata alle cucine della mamma, per loro è quella migliore. Come spiegare a chi non approccia in maniera professionale alla cucina che la mamma cucina degli abomini immangiabili per chi ha un minimo di gusto?

MasterChef 6, ingresso in cucina ai migliori purè: 20 concorrenti ufficiali

Il purè
Il latte va usato caldo. E il burro? La ricetta di Alain Ducasse (ricorda Bastianich) è metà burro, metà patate. E va aggiunto solo alla fine, freddo, per gonfiare il purè. Molti sono decisamente lontani dal risultato. In otto subito a casa, restano invece in 32. E Joe Bastianich, tifoso degli Yankees tira fuori la citazione che ogni appassionato di baseball conosce: “Non è finita finché non è finita”. Come disse Yogi Berra.
Il pesto
Poi è stata la volta del pesto alla genovese, realizzato con il classico mortaio e una buona dose di forza nelle braccia. Insomma, già dalle prime puntate sembra che MasterChef, a questo giro, non abbia alcuna voglia di perdere tempo. I giochi sono finiti ed è arrivato il momento di dare il meglio e non incorrere più nei soliti errori. Da giovedì prossimo inizia la gara vera: riusciranno gli chef amatoriali a reggere la tensione?
Le Cloches
E’ il momento delle cloches, giganti. Sotto non ci sono ingredienti ma strumenti di lavoro. A ogni giudice si abbina una cloche e un metodo di cottura: con Cannavacciuolo la frittura, con Cracco la cucina a vapore, con Bastianich la griglia e con Barbieri la tajine per la cottura in umido.
In conclusione, i bravi passeranno, è certo, ma passeranno anche i concorrenti che probabilmente non conoscono la differenza fra un’anatra e un pollo, ma passeranno per look, il carattere, la simpatia, les phisique du rôle o altro saranno il vero piatto forte di un programma dove il cibo (ma è un’impressione, solo un’impressione) conta sino a un certo punto. In definitiva, è uno spettacolo televisivo, non si può pretendere il rigore di un’accademia. Del resto, anche Carlo Cracco non sarà nelle cucine a capodanno, il suo menù da 1500 euro a persona è solo firmato. The show must go on.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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