Ghost in The Shell al cinema e Scarlett Johansson spegne le polemiche

31 marzo 2017 ore 8:48, Andrea De Angelis
L'attesa per chi lo scorso secolo rimase incantato davanti al grande schermo è finita: da ieri, giovedì 30 marzo, Ghost in the Shell è in distribuzione nelle sale cinematografiche italiane. Da oggi lo sarà anche negli Stati Uniti. Il film, diretto da Rupert Sanders e scritto da Jamie Moss, è l'adattamento cinematografico dell'omonimo manga del 1989 di Masamune Shirow che diede vita a sua volta al primo film, quello del lontano 1995. Allora fu un successo e anche adesso le premesse per ripeterlo ci sono tutte, così come alcune polemiche di cui parleremo tra un attimo. Va detto, prima di passare alla trama, che le riprese sono state abbastanza veloci: iniziate il primo febbraio del 2016, sono terminate il 3 giugno dello stesso anno. 
 

 

LA TRAMA
Si parla di terrorismo, ma anche di cibernetica. Un mix perfetto per emozionare il pubblico. Il Maggiore Mira Killian Kusanagi è un cyborg a capo della sezione di Sicurezza Pubblica numero 9, un'organizzazione antiterrorismo cibernetico gestita dalla Hanka Robotics. La squadra si ritrova a dover affrontare un nuovo nemico pronto a tutto pur di sabotare la Hanka Robotics e per questo dovrà avvalersi di persone coraggiose e capaci. Su tutte Kusanagi, che però darà vita con la sua esperienza a una storia parallela. Una cosa infatti è la missione da compiere, altra la situazione con cui si trova a convivere che la porteranno a porsi importanti domande sulla vita, sulla sua sua identità e il proprio passato nel momento in cui il suo cervello viene impiantato in un cyborg che non le appartiene.

Ghost in The Shell al cinema e Scarlett Johansson spegne le polemiche
SCARLETT JOHANSSON
Le polemiche arrivano nel momento in cui si parla della protagonista indiscussa della pellicola, ovvero l'attrice Scarlett Johansson. Alcuni hanno definito addirittura una follia la decisione di non optare per un'attrice dai tratti asiatici. Il whitewashing,  pratica dell'industria cinematografica in cui un attore bianco ottiene il ruolo di un personaggio storicamente di un'altra etnia col fine di renderlo più appetibile al grande pubblico, creò una vera e propria bufera, ma la scelta non cambiò e oggi la brava Scarlett si gode gli applausi degli addetti ai lavori che, stando alle prime recensioni del film, ne hanno apprezzato l'interpretazione, definendola anche tra "le migliori" della sua carriera. Resta ovviamente il dubbio circa la scelta iniziale. 

TANTE DOMANDE
Dicevamo prima di come la protagonista finisca col porsi numerose domande sulla sua identità. Il film acquista in questo modo un sapore squisitamente antropologico, con un profilo filosofico che emerge in modo importante. Interrogarsi su quale sia la dimensione temporale del proprio io, domandarsi quali debbano essere i confini della tecnologia affinché non diventi tecnologismo e cercare di comprendere a fondo la propria vera identità rende la protagonista un personaggio ispiratore per molti. Domande vecchie quanto l'uomo, certo, ma anche molto attuali se si pensa ad esempio alla cibernetica. In questo senso il Maggiore Kusanagi è sì leader ed eroe, ma anche fragile e profondamente umano.

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