UNA FAMIGLIA a Venezia: Ramazzotti "madre surrogata" a schiena nuda

05 settembre 2017 ore 11:59, intelligo
Red carpet a Venezia sensuale e hot al punto giusto grazie a un'attrice impegnata, ma che sa scherzare con il look: è Micaela Ramazzotti, moglie del regista Paolo Virzì che si è presentata alla Mostra del Cinema di Venezia col marito e con un abito nero che sembrava castigato, ma solo all'inizio. Al Lido l'attrice torna sempre volentieri,  stavolta nel ruolo di Maria, una "madre dolorosa" come la definisce lei stessa. Una famiglia è il primo film di Sebastiano Riso, che a Cannes aveva già raccolto consensi. Stavolta il tema è di quelli delicati e che creano dibattito e divisioni appena lo si cita: si parla di madri surrogate. I metodi illegali per ottenere un bambino, secondo Ramazzotti, sarebbero dovuti alla difficoltà dell'adozione regolare, ma è chiaro che solo parlarne già fa scandalo. Micaela lo sa e ha scelto il ruolo proprio perchè difficile. D'altronde è un'attrice impegnata che ha portato in scena diverse volte il volto autentico del mondo femminile nel cinema italiano. D'altronde la Ramazzotti, reduce dal debutto al Festival del Cinema di Cannes con il film di Paolo Virzì “La pazza gioia” al fianco di Valeria Bruni Tedeschi, dice che i ruoli esasperati le piacciono perché "più sono disgraziate, più sono subalterne più le cerco come attrice, mi sento loro portavoce, ho voglia di difenderle. 
UNA FAMIGLIA a Venezia: Ramazzotti 'madre surrogata' a schiena nuda
Il cinema ti dà la possibilità di dare voce a chi non ce l’ha. Maria è una madre bambina che volevo interpretare a tutti i costi, che si abbraccia da sola per farsi forza con quell'uomo che la domina, che è marito, amante, fratello, padrone, carceriere. Maria è schiava di un progetto che non ha deciso ma che ha accettato, è innocente, mite, succube, fin quando un progetto di ribellione, emancipazione prenderà vita e sarà libera quando si scrollerà di dosso tutto questo". Il lavoro di genitore adottivo per lei è complicato: "Adottare è complicatissimo, lungo e snervante. Se non sei una coppia idonea perché omosessuale come sono io con il mio compagno o se sei single. Ecco così che c'è una enorme richiesta e un conseguente mercato, anche illegale".

Per il regista però dell'utero in affitto parla poco e glissa: "Più che di madri surrogate volevamo parlare della storia di una coppia, di come cambia il loro rapporto quando cessa la fiducia. Certamente sulla pratica dell'utero in affitto ci siamo documentati: abbiamo letto documenti processuali, collaborato con una procuratrice della Repubblica. Una dinamica comune a tutti i casi che abbiamo studiato è la presenza di un medico come figura di intermediario, che convince le coppie a non abortire, a fare da benefattori verso chi non può avere figli, magari ottenendo in cambio qualche soldo". 





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