Il filo spirituale di Scorsese in ‘Silence’: “E' importante per America di oggi”

06 dicembre 2016 ore 15:56, Luca Lippi
Il silenzio di Dio? In realtà non esiste, ogni silenzio fa rumore. Bisogna cercare una condizione ambientale in cui poter sentire il silenzio, scivolarci dentro piuttosto che respingerlo”, questo è quanto afferma Scorsese alla vigilia dell’uscita della sua ultima opera, “Silence”, programmata in America per il 23 dicembre e da noi, con 01 Distribution, il 12 gennaio 2017. 
Il film ha avuto una lavorazione di 28 anni, con tutti i problemi relativi alla sceneggiatura, alla ricerca degli interpreti che nel frattempo diventavano vecchi, ma soprattutto lo stato d’animo, soprattutto del regista, che nel frattempo matura e ripensa, e cambia, e ricambia, fino a cerare qualcosa che può essere tutto e il contrario di tutto.
Scorsese nelle sue dichiarazioni dimostra un travaglio e una ricerca che parte dalla spiritualità nel vivere il tema del racconto, per arrivare alla tecnica cinematografica cercando di rispettare i luoghi dove si svolgono i fatti.
Cos’è ‘Silence’
Basato su una storia vera e ambientato nel Seicento, ‘Silence’ ha per protagonisti due padri gesuiti mandati in Giappone per indagare sulla presunta apostasia di un loro confratello. I due padri riescono a entrare nel paese clandestinamente e iniziano ad amministrare i sacramenti ai convertiti di un povero villaggio di pescatori. Presto però vengono catturati e sottoposti a torture fisiche e mentali. Se non abiureranno, calpestando un dipinto di Cristo o della Vergine, altri cristiani verranno uccisi. Qual è il volere di Dio? Perché resta in silenzio mentre tutte queste persone soffrono e muoiono? E’ lecito rinnegare la propria fede pur di salvare delle vite umane? Ed è giusto condannare un Paese che ha agito fondamentalmente per autodifesa? Sono solo alcune delle questioni spinose poste dal film.  

Il filo spirituale di Scorsese in ‘Silence’: “E' importante per America di oggi”

Shusaku Endo ha scritto un libro sulla persecuzione dei Padri Gesuiti nel Giappone del 17° secolo. Il libro veniva considerata una maledizione. Dice Scorsese che il film non si riusciva a fare: “Io e Jay Cocks (sceneggiatore tra gli altri de ‘L’età dell’innocenza’ e di ‘Gangs of New York’, ndr) abbiamo iniziato a lavorare alla script nel 1991. Ci chiedevamo come poter visualizzare prima sulla pagina e poi sullo schermo, attraverso le immagini, il libro di Endo. Ma non finivamo mai. Farlo è stato una lotta continua. Ci sono stati tantissimi problemi di natura finanziaria, giudiziaria, durante questi anni”.
Prosegue Scorsese: “Il film affronta temi che mi stanno a cuore da sempre sui quali ovviamente nel corso di questi 28 anni ho cambiato più volte idea. La religiosità è qualcosa che sento fin da quando ero bambino, ma una cosa è viverla a 10 anni, un’altra ancora a 30, un’altra ancora a 70. Sono passato dall’entusiasmo al rifiuto, poi di nuovo all’entusiasmo e dopo di nuovo al rifiuto. Quando ho letto il libro alla fine degli anni ’80, su suggerimento dell’arcivescovo Paul Moore, non sapevo che cosa mi avesse catturato. L’ho capito solo dopo, negli anni. E’ il modo in cui ci restituisce il dramma della condizione umana e il significato spirituale della vita”.
La difficoltà tecnica della realizzazione dell’opera
‘Silence’ rivela anche uno Scorsese più contemplativo e controllato a livello di messa in scena, come se per rappresentare il Giappone il regista avesse adottato alcuni stilemi tipici del cinema di quel Paese. “Il primo film giapponese che ho visto è stato Ugetsu di Mizoguchi. Attraverso di lui ho conosciuto i film di Akira Kurosawa e tutto il cinema giapponese. E’ evidente che tutte queste visioni sono state una fonte di ispirazione, ma non posso fingermi un regista giapponese! Ho pensato a un certo punto di mettere la macchina da presa ad altezza tatami, come nei migliori film nipponici, ma poi ho rinunciato. Però lo spirito di quella cultura, di quel cinema, sono stati sempre con me”. 
Altro problema non da poco per un progetto con una gestazione così lunga è stato quello relativo agli attori. A un certo punto sembrava fatta per Daniel Day-Lewis, Benicio Del Toro e Gael Garcia Bernal. Poi invece sono arrivati Andrew Garfield, Adam Driver e Liam Neeson. 
Spiega Scorsese: “Quando la lavorazione di un film dura 28 anni capita di partire con una certa idea di attori e poi di doverla abbandonare perché nel frattempo sono diventati troppo vecchi. Ci sono stati anche quelli che hanno detto di no, non se la sentivano. Così abbiamo deciso di fare dei provini. Andrew Garfield, che avevo già visto recitare in un paio di film, mi ha sorpreso a livello emotivo”. “Adam Driver invece lo avevo visto in ‘Girls’, il tv show, ed era strepitoso. Andrew ha fatto tutti e trenta i giorni di esercizi spirituali previsti dalla preparazione, mentre Adam Driver ha dichiarato di essersi sentito a proprio agio nella parte solo l’ultimo giorno di riprese”, racconta il regista. 
In futuro Scorsese tornerà però a lavorare con gli amici di sempre: “Robert De Niro vorrebbe che facessi con lui, e Al Pacino , ‘The Irishman’, un progetto basato su una storia realmente accaduta, che abbraccia tre decadi (’50, ’60, ’70, ndr). Credo che riusciremo a raccogliere i fondi necessari”. Basato sul romanzo ‘I Heard You Paint Houses’ di Charles Brandt, ‘The Irishman’ ha per protagonista il sicario della mafia Frank Sheeran, che verrà interpretato da Robert De Niro, che fu collegato agli assassini del presidente Kennedy e di Jimmy Hoffa, con quest’ultimo che verrebbe impersonato da Al Pacino. Salvo contrattempi, sarà il prossimo film di Martin Scorsese. 
Al momento però il regista dovrà restare concentrato sul presente e affrontare la difficile campagna per gli Oscar, dove si presenta forte dell’approvazione del Nation Board of Review: l’autorevole ente no profit newyorkese dedicato all’arte cinematografica ha inserito ‘Silence’ nell’elenco dei dieci migliori film dell’anno.  
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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