Venezia 74, "Loving Pablo": Javier Bardem e i mille volti di Escobar

07 settembre 2017 ore 7:51, Eleonora Baldo

Sbarca a Venezia 74 anche il controverso “Loving Pablo” film prodotto e interpretato da Javier Bardem e dalla compagna Penélope Cruz.

Un po’ di comprensibile emozione traspare dai volti dei due attori, oggi sposati, che molti anni fa arrivarono a Venezia – giovanissimi e agli albori della propria folgorante carriera cinematografica – con “Prosciutto, prosciutto” di Bigas Luna. Ora, dopo aver raggiunto la grande fama mondiale che li ha portati sino ad Hollywood (insieme hanno girato “Vicky, Cristina, Barcelona” con il regista culto Woody Allen) sono ritornati a Venezia, da marito e moglie e con due figli piccoli, per presentare un progetto particolarmente caro a Bardem, “Loving Pablo”, pellicola diretta da Fernando Leon de Aranoa – già regista de “I lunedi al sole”) – in cui l’attore spagnolo dà sfogo ad un desiderio coltivato quasi in segreto da molti anni, quello cioè di analizzare la figura del tenebroso narcotrafficante colombiano, nelle sue mille sfaccettature, nelle sue luci ed ombre di temibile malfattore e dolce padre di famiglia, seguendo la traccia delineata dal libro “Amando Pablo, odiando Pablo” – il titolo è già di per sé molto eloquente – scritto dalla giornalista Virgina Vallejo, per anni amante del re dei narcos.

Venezia 74, 'Loving Pablo': Javier Bardem e i mille volti di Escobar

Come attore mi interessava entrare nella testa di un personaggio complesso, è un progetto che accarezzavo da tantissimo, me l’hanno offerto tante volte e ho sempre rifiutato. Cercavo una chiave di lettura – racconta Bardem alla presentazione della pellicola - nel libro è descritto come un padre amoroso che ha procurato orrore e sofferenza a tanti padri e madri. Una contraddizione che volevo indagare” e che sembra aver spaventato molto la sua compagna di vita e collega di riprese, Penélope Cruz che ai molti giornalisti presenti alla kermesse cinematografica dell’isola ha raccontato come non vedesse l’ora che le riprese giungessero al termine “Man mano che giravamo mi spaventava vedere la trasformazione di Javier ma più che per la somiglianza per l’energia aggressiva. Mi dava nausea il personaggio non il trucco. In alcune scene ho avuto veramente terrore”. D’altronde entrare nel personaggio Pablo Escobar non deve essere stata cosa facile: 20 kg in più – portati con il consueto fascino dal bell’attore spagnolo per le vie di Venezia – sono stati un passaggio necessario ma non sufficiente. Escobar, come racconta il libro della sua compagna più celebre, la giornalista colombiana Virginia Vallejo, ha avuto mille vite e mille sfaccettature: prima narcotrafficante, poi leader del narcotraffico sudamericano, infine la carriera politica nel parlamento colombiano, strumento di ulteriore potere e abbattimento degli ostacoli che avrebbero potuto frapporsi tra lui e la realizzazione economica derivante dal commercio di stupefacenti. In ogni caso, dalle parole di chi lo ha interpretato, Javier Bardem, non arriva una condanna netta, una inappellabile demonizzazione, una totale attribuzione delle colpe alla figura di Escobar perché “Escobar come Hitler non è arrivato da un altro pianeta. La sua forza è stata il consenso della gente. È un essere umano che qualcosa ha trasformato in mostro, il lavoro dell’arte è guardarci dentro le contraddizioni” . Ciò che invece si deve condannare in toto è la mitizzazione della figura del narcos, “bisogna dire che il punto di arrivo è la morte e la distruzione” ha precisato l’attore, anche produttore del film che arriverà nelle sale italiane per Notorious a Marzo 2018.


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