Forte coi deboli, Trump taglia gli aiuti esteri (ma solo a chi non lo minaccia)

01 marzo 2017 ore 10:39, intelligo
Più soldi ai militari, meno ai Paesi in cui i militari intervengono. È questo in due parole il dato più clamoroso riguardo la bozza di budget che Donald Trump ha presentato oggi per l’approvazione al Congresso: un aumento di 54 miliardi per la Difesa, recuperati secondo una fonte governativa rimasta anonima «riducendo fortemente gli aiuti all’estero».
Il piano del presidente USA, tanto per cambiare, non è chiaro: nulla è stato specificato di come verranno utilizzati i 54 miliardi in più, se non che serviranno «a vincere le guerre», né degli Stati che soffriranno di più dalla diminuzione dei fondi loro destinati.
A questo proposito Trump aveva dato qualche indicazione in campagna elettorale quando aveva promesso che avrebbe smesso di «foraggiare Paesi che ci odiano». In questa lista dovrebbero essere inserito l’Egitto, un vero e proprio Stato fallito che vive letteralmente di aiuti e dove l’antiamericanismo è il più alto di tutto il Medioriente (l’85% dei cittadini vedono Washington negativamente, contro il 66% dei palestinesi). Oppure il Pakistan, che riceve quasi 900 milioni di dollari l’anno e dove secondo un recente sondaggio Pew tre abitanti su quattro considerano gli USA addirittura «un nemico». Per non parlare dell’Iraq, dove l’odio nei confronti dello Zio Sam unisce le altrimenti divisissime comunità sunnita, sciita e cristiana. 
 
I PRIMI OBIETTIVI 
Se dovesse davvero restare coerente con i suoi impegni, i primi obiettivi di questa “revisione” della spesa dovrebbero essere proprio Il Cairo, Islamabad e Baghdad. Ma un immediato altolà è arrivato proprio dai beneficiari del piano, un gruppo di 120 generali e ammiragli che ha inviato ieri una lettera ai leader Repubblicani e Democratici di Camera e Senato: nella missiva si sottolinea che «l’Esercito condurrà la lotta al terrorismo sul campo di battaglia, ma occorrono aiuti nella campagna contro le cause dell’estremismo, ovvero mancanza di opportunità, ingiustizia, povertà».

PAESI
Su quali Paesi concentrare allora i risparmi? Ovvio, su quelli tanto poveri e miserabili da non rappresentare un problema per la stabilità internazionale. Ne è convinto Tom Hart, direttore esecutivo della organizzazione no-profit One Campaign: «Gli Stati subsahariani saranno le principali vittime di questi tagli». È possibile ad esempio che Washington decida di non partecipare se non in minima parte al nuovo piano di aiuti ONU da un miliardo e mezzo di dollari per supportare le comunità devastate dalla carestia intorno al lago Ciad, ormai prossimo al prosciugamento. Potrebbero venire poi fortemente ridotti i programmi a guida USA per la lotta all’AIDS e alla malaria, che secondo i calcoli del Washington Post hanno salvato finora 6 milioni di persone, in massima parte bambini sotto i 5 anni di età.
Si tratta di interventi che hanno costi bassissimi per gli USA (i quali, è bene ricordarlo, destinano appena lo 0,17 del PIL in aiuti internazionali, contro lo 0,70% del Regno Unito e l’1,1% della Svezia), ma che potrebbero venire sacrificati da Trump pur di mantenersi coerente fino in fondo con lo slogan America first. Vedremo se avrà il coraggio di ripeterlo pure quando dovrà pagare il miliardo e mezzo annuo richiesto dal solo Egitto per evitare una nuova primavera araba.

di Massimo Spread

#trump #aiutiesteri #economia

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