Caso Banca Etruria Unicredit, la Boschi non si imbosca ora smentisca Ghizzoni

10 maggio 2017 ore 14:16, Luca Lippi
De Bortoli, già direttore del Corriere della Sera, uno dei più blasonati giornalisti italiani, nel suo nuovo libro [“Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo”], attacca Maria Elena Boschi, ma la Boschi non si nasconde. Anzi, rilancia. E’ solo un caso quello che nelle ultime ore sta facendo il pieno di commenti, supposizioni, congetture e pettegolezzi di vario genere? Un semplice scoop o qualcosa di più profondo, di più antico? Stiamo parlando dell’eventuale “inciucio” tra la vecchia Banca Etruria e il colosso Unicredit. Questo è qualcosa su cui il Governo, prima ancora che altre istituzioni, dovrebbe fare luce sgomberando completamente il campo da ogni ragionevole (o irragionevole) dubbio. Del resto, comprensibilmente, chi ha sottoscritto l’aumento di capitale di Unicredit (il più grande degli ultimi tempi) potrebbe sollevare, a sua volta, qualche perplessità sulla bontà dell’investimento, e di conseguenza, il Governo dovrebbe immediatamente sgomberare il campo dalle polemiche. Un bell’intreccio. Dagli effetti complessi e inquietanti.
L'attacco a Maria Elena Boschi, a detta di chi ha esaminato nel dettaglio le pagine dell’opera di De Bortoli, è stato potente.
Le righe che hanno scatenato il finimondo. In un passaggio del libro, l'ex direttore del Corriere della Sera ha sottolineato il ruolo non disinteressato dell'allora ministro per le Riforme nella vicenda di Banca Etruria, di cui il padre era vicepresidente. "L'allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all'amministratore delegato di Unicredit, Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all'amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere".
Obiettivamente, non si vede lo scandalo, così come scritta “valutare una possibile acquisizione” non è una richiesta di acquisizione, un ordine o piuttosto una ‘proposta cui non ci si può rifiutare’, tanto è vero che Ghizzoni “decise di lasciar perdere”.
Gli strali di chi non vedeva l’ora. Subito il M5S, a secco di notorietà, anzi, con qualche vulnus di troppo sulla questione rifiuti a Roma, tramite i profili Facebook, ha utilizzato la vicenda: prima Di BattistaLo vedete adesso il conflitto di interessi?”; e poi Di Maio: “La Boschi dovrebbe dimettersi all'istante dopo aver chiesto scusa agli italiani. Diceva che non si era mai interessata alla banca di famiglia, ma è solo una bugiarda. Se non si dimetterà la costringeremo ancora una volta a venire in aula con una mozione di sfiducia. Il M5S non molla”. Forse non hanno proprio del tutto torto, ma da qui a farne una questione così grande , pare una strumentalizzazione.
Anche la Meloni, ovviamente, non ha perso la battuta e ha chiesto addirittura una mozione sfiducia a tutto il governo: "Non c'è dubbio che la Boschi avrebbe dovuto dimettersi molte volte in questi mesi. Secondo me la mozione di sfiducia non andrebbe presentata individuale alla Boschi, ma a tutto il Governo Gentiloni". Salvini si è messo immediatamente sulla scia della Meloni, scrivendo in una nota: "Subito le dimissioni della ministra Boschi. Nell'affare banche c'è dentro fino al collo... La Lega non dimentica: che fine ha fatto la nostra richiesta di una commissione d'inchiesta su Bancopoli? Sepolta in un cassetto?".
E la Boschi? Non si è nascosta e ha contrattaccato: "La storia di Banca Etruria viene ciclicamente chiamata in ballo per alimentare polemiche.  Vediamo di essere chiari: non ho mai chiesto all'ex AD di Unicredit, Ghizzoni, né ad altri, di acquistare Banca Etruria. Ho incontrato Ghizzoni come tante altre personalità del mondo economico e del lavoro ma non ho mai avanzato una richiesta di questo genere. Sfido chiunque e ovunque a dimostrare il contrario. E siccome sono stupita per questa ennesima campagna di fango, stavolta ho affidato la pratica ai legali per tutelare il mio nome e il mio onore". E poi, ha rilanciato: "Chi è in difficoltà per le falsità di Palermo o per i rifiuti di Roma non può pensare che basti attaccare su Arezzo per risolvere i propri problemi". Insomma, volano gli stracci!
Il Pd nuovamente a guida Matto Renzi, si pone a scudo della Boschi. Nessuna nota ufficiale però, solo un tweet del senatore Pd Stefano Collina: "Il garantismo a targhe alterne di alcuni movimenti politici è imbarazzante, se ci sono sospetti si indaghi, nulla da nascondere.
In conclusione, per il momento c’è solo un gran polverone, che potrebbe essere facilmente sistemato se solo Ghizzoni decidesse di fornire la sua versione. Del resto, le parole sono importanti in certe questioni e devono essere chiarite. Tuttavia non si può neanche credere che l’Ad del gruppo bancario tra i più grandi d’Europa, quotato in Borsa e soprattutto ex banca di Interesse Nazionale non conferisca periodicamente con il Governo.
Aspettiamo adesso soltanto Ghizzoni, per dire la sua e mettere relativamente fine alla vicenda. Relativamente, non definitivamente.

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autore / Luca Lippi
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