La Grecia affonda e chiede all'Fmi un prestito: è l'effetto Trump

10 marzo 2017 ore 13:02, Luca Lippi
La ricerca di un accordo fra Atene e Bruxelles, o meglio, un accordo fra Tsipras Ue e Fmi per un’altra tranche di aiuti economici, è assai improbabile. Qualcuno ne parla in termini negativi giacchè  il Fmi sarebbe ormai nelle mani di Donal Trump, poco solidale con l’Europa, in concreto sarebbe esatto proprio il contrario, primo perché il Fmi non è nelle mani di Trump ma della Jellen, e cioè della Finanza globalizzata, e secondo perché Trump, da vero finanziere, sa bene che il debitore ‘è riconoscente’ finchè rimane tale, e se lo uccidi non potrà mai rendere il suo debito.
Pare che il Fmi e la Grecia hanno parlato direttamente di un possibile nuovo prestito. Lo afferma in una nota il portavoce dell'istituto di Washington, Gerry Rice: "Si è parlato con le autorità greche di un programma che potrebbe essere appoggiato dal Fmi", precisando che "importanti progressi sono stati fatti su un pacchetto fiscale bilanciato e su numerose riforme chiave, soprattutto nel settore finanziario". Le trattative continueranno la prossima settimana.
Di contro, c’è la questione vera, da noi spesso reclamata, che non si possono pagare debiti con degli altri debiti, e allora delle due l’una, o lasciare la Grecia al suo destino, oppure farsene totalmente carico senza porre inutili condizioni.
La contrazione del Pil maggiore delle attese è certamente una brutta notizia per il governo greco di Alexis Tsipras, sull’eventuale accordo per un altro prestito ponte si saprà (forse) il 20 marzo, quando i ministri delle Finanze della zona euro si incontreranno a Bruxelles. La Grecia prova a scucire un accordo che includa delle misure di alleggerimento del debito a medio termine.

La Grecia affonda e chiede all'Fmi un prestito: è l'effetto Trump

LE RICHIESTE DEI CREDITORI
Un nuovo accordo significa anche nuove richieste. E, infatti, i creditori vorrebbero imporre nuove misure di austerità pari al 2% del Pil, che saranno messe in atto entro il 2019, se la Grecia dovesse mancare i suoi obiettivi di bilancio.
E in particolare, la Troika vorrebbe un ulteriore taglio della soglia di esenzione dei redditi, pari al 0,75% del Pil, e da una diminuzione delle pensioni.
Non solo. Alla Grecia spetta anche chiudere un gap di bilancio per il 2018, che prevede un obiettivo concordato per un avanzo primario di bilancio al 3,5%del Pil. Il governo avrebbe individuato misure supplementari tra i 500 e i 700 milioni di euro per compensare il divario.

AUSTERITA' COME PAROLA CHIAVE
Per ottenere sempre nuovo denaro, il Governo di Alexis Tsipras ha promesso negli anni scorsi tanta (troppa) austerità.
Il primo ministro greco avrebbe anche accettato, in base a quanto riportato da Bloomberg, di approvare alcune riforme strutturali, richieste dal Fondo monetario, che taglierebbero i limiti di reddito esente dalle imposte e modificherebbero il sistema pensionistico entro il 2019.
Gli investimenti attuali, in base alle stime degli economisti dell’European Economic Snapshot, non arrivano al 30% di quelli del 2008. E non basta: la Grecia del prestito ponte ne ha bisogno perché pagando il debito veccho andrebbe in crisi di liquidità prima dell’estate, in sostanza è in default. 

COLPA DELL'AUSTERITA' TEDESCA
Le continue richieste di austerità contraggono i consumi e rinviano i già scarsi piani di investimenti privati. 
Il problema non è solo il Pil. Male anche i depositi bancari ellenici, che sono scesi al livello più basso dal 2001. In particolare, secondo i dati di gennaio comunicati dalla Banca di Grecia, le famiglie (per 0,562 miliardi) e le imprese (per 0,972 miliardi) hanno ritirato 1,534 miliardi di euro dai depositi bancari a gennaio 2017, rispetto a dicembre 2016. Il livello totale dei depositi ha toccato quota 119,75 miliardi, il livello più basso dal 2001.

GREXIT COME SOLUZIONE
La nuova crisi e la ricerca di un nuovo (difficile) accordo fa pensare alla Grexit come ultima possibile soluzione di ripresa. C’è da dire che nel 1981, anno in cui la Grecia è entrata nell’UE, aveva un surplus di bilancio, vantava una avviata industria manifatturiera e possedeva una grossa industria navale. Il Pil poteva contare sul settore minerario, su una fiorente agricoltura e sul turismo.
Da quando è entrata nella Ue, il debito pubblico greco è aumentato a dismisura, fino a causare una crisi senza fine.
La Grexit è la soluzione che salva Ue e la Grecia stessa. In concreto però è, insieme all’Europa a due velocità, il fallimento delle politiche di Bruxelles. Un’Unione dovrebbe consorziare guadagni e perdite di tutti i consorziati, questo è un principio cui non derogherebbero intellettualmente neanche gli ultraliberisti.

#Grexit #Troika #Fmi
autore / Luca Lippi
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