Maternità e malattia nel Jobs Act autonomi, resta il problema assenze

12 maggio 2017 ore 14:29, Luca Lippi
Approvato in via definitiva il cosiddetto Jobs Act degli autonomi, il nuovo “Statuto dei lavoratori autonomi” che interessa oltre due milioni di partite Iva e collaboratori. Tra le novità più importanti, più tutele per maternità, malattia e infortuni. L’attenzione per la maternità e la malattia è una novità assoluta per la tutela del lavoratore autonomo o free lance, senza dimenticare le altre novità che vanno dagli sgravi fiscali per formazione e aggiornamento, la dis-coll per i collaboratori che diviene strutturale da luglio e arriva il riconoscimento dello 'smart working', il lavoro agile. 
Il disegno di legge era stato presentato a febbraio 2016, passato alla Camera quasi un anno dopo, il 10 gennaio scorso, con 256 sì, 10 no e 102 astenuti, e alla fine ritornato al Senato in terza lettura per l’approvazione definitiva che è arrivata con 158 sì, 9 no e 45 astenuti. 
Maternità, maggiori tutele: estensione del congedo parentale da tre a sei mesi di cui usufruire entro i primi tre anni di vita del bambino, viene inserito un tetto massimo di 6 mesi di congedo complessivamente fruibile dai genitori (anche se fruiti in altra gestione o cassa di previdenza), possibilità di usufruire di una sostituzione temporanea da parte di un collega di fiducia che abbia le stesse competenze professionali. Durante la maternità si avrà la possibilità di ricevere l'indennità pur continuando a lavorare (non scatta l'astensione obbligatoria).
La novità principale è che l'indennità potrà essere richiesta pur continuando a lavorare (non scatta cioè l'astensione obbligatoria). In relazione al congedo parentale, invece, il testo eleva dal 1° gennaio 2017 a sei mesi (in luogo dei tre attuali) il periodo di tutela sia per i lavoratori che per le lavoratrici e allunga il periodo di fruizione dall'attuale anno a tre anni di vita del bambino.
Cos’è il il congedo parentale? Il congedo parentale è una forma di astensione facoltativa dal lavoro, con diminuzione o annullamento della retribuzione, di cui le lavoratrici e i lavoratori che siano divenuti da poco genitori possono godere nei primi anni di vita del figlio.
A determinate condizioni, anche i lavoratori iscritti alla gestione separata Inps possono godere del congedo parentale per massimo tre mesi entro il primo anno di vita del bambino o, in caso di adozione o affidamento, entro il primo anno di ingresso in famiglia del minore che non abbia compiuto dodici anni di età.
A tal fine è innanzitutto necessario che l'iscrizione derivi dall'essere gli stessi lavoratori a progetto o categorie assimilate o professionisti, che non percepiscano la pensione né siano iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria.
È inoltre necessario che i lavoratori possano far valere, nei dodici mesi presi come riferimento ai fini dell'erogazione dell'indennità, almeno tre mesi di contribuzione. Ovviamente è poi necessario che nel periodo di fruizione del congedo sussista un rapporto di lavoro in corso di validità e che vi sia effettiva astensione dall'attività lavorativa.
Affinché sia il padre a poterne godere, poi, sono necessari ulteriori requisiti, ovverosia che la madre sia morta o gravemente inferma, che il figlio sia stato abbandonato o affidato esclusivamente al padre. Egli, poi, può goderne in caso di adozione o affidamento non esclusivi se la madre non ne fa richiesta.
L'importo dell'indennità per congedo parentale è pari al 30% di 1/365 del reddito derivante da attività lavorativa percepito nei dodici mesi presi come riferimento per l'accertamento del requisito contributivo.
Malattia e infortuni: altra novità sul fronte delle politiche sciali è che in caso di malattia o infortunio del lavoratore autonomo, l'attività lavorativa svolta con continuità non viene considerata estinta ma sospesa, per un massimo di 150 giorni, fatto salvo il venir meno l’interesse del datore. In caso di patologie oncologiche, vengono riconosciuti i periodi di assenza dal'attività lavorativa alla pari della degenza ospedaliera dal punto di vista economico. Sarà inoltre possibile sospendere il versamento dei contributi per due anni, rateizzando successivamente il debito.
Il lavoratore potrà pagare a rate il debito previdenziale accumulato in ragione della sospensione in un arco di tempo pari a 3 volte il periodo della sospensione stessa.
Inoltre, gravidanza, malattia e infortunio degli autonomi che prestano attività in via continuativa per il committente, non comporteranno l'estinzione del rapporto di lavoro, "la cui esecuzione rimane sospesa, senza diritto al corrispettivo, per un periodo non superiore a 150 giorni per anno solare" Fatto salvo comunque il venir meno dell'interesse del committente.
Ci sono le coperture? Le coperture nella sostanza se le procurano gli stessi lavoratori autonomi. Il ddl 4135 interessa una platea di 2 milioni di lavoratori, tra partite Iva e collaboratori, è composto di 22 articoli suddivisi in tre capi, il primo dei quali contiene proprio le norme per la tutela del lavoro autonomo. Nella sostanza a parte la deducibilità di un numero maggiore di spese sostenute dal professionista, poi di fatto quello che perderà l'Erario come entrate sarà fatto rientrare attraverso lo spesometro.
Riguardo la malattia i contributi si sospendono ma poi devono essere rateizzati per essere ricomposta la continuità. Insomma, se il professionista o l’autonomo non lavora, continua a non mangiare! Rivoluzione sarebbe stata se anche gli autonomi sarebbero potuti andare in ferie “pagate” e con uno stipendio in più. Oppure festeggiare il Natale come i lavoratori dipendenti; soprattutto ammalarsi ‘liberamente’ senza l’incubo di perdere progressivamente reddito nonostante l’aumento di spese per affrontare la malattia.

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autore / Luca Lippi
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