Fed, su i tassi a +0,25%, l'Euro scivola a 1,0487 sui minimi in 21 mesi

15 dicembre 2016 ore 11:51, Luca Lippi
Dopo quattro rialzi dei tassi annunciati per il 2016, la Federal Reserve ha aumentato i tassi di un ininfluente 0,25 % dichiarando per l’ennesima volta che il prossimo anno nel 2017 verranno aumentati per ben tre volte.
Nel dettaglio
La Fed alza i tassi di interesse di un quarto di punto, portandoli allo 0,50-0,75%, è il primo aumento del 2016 e il secondo in dieci anni.
La nota della Fed segnala che l’economia americana ''assicura solo aumenti graduali dei tassi di interesse'', i rischi all'outlook sono ''bilanciati'', il mercato del lavoro ha continuato a rafforzarsi e la crescita è moderata.
La mossa della Fed, ampiamente annunciata anche da noi, quindi già scontata dai mercati, spinge il dollaro sui mercati globali. La moneta unica europea cala così dello 0,5% a 1,0487 sfiorando il minimi di 1,046 degli ultimi 21 mesi. In Asia lo yen viene scambiato a 117,6 lambendo quota 118 mentre è in pressione anche lo yuan cinese. La Banca centrale di Pechino ha fissato la parità sul dollaro a 6,9289, in calo di 261 punti e ai minimi degli ultimi 8 anni e mezzo.
La Fed poi, rivede al rialzo le stime di crescita per il 2016 e il 2017. Il Pil americano crescerà quest'anno dell'1,8-1,9%, più dell'1,7-1,9% previsto in settembre. 
Il prossimo anno la crescita è stimata a 1,9-2,3%, rispetto all'1,9-2,2% precedentemente previsto.
Poi Janet Yellen si avventura a lanciare messaggi a Trump: ''non cerco di dare consigli alla nuova amministrazione ma il rapporto debito-pil deve essere tenuto in considerazione'' nel definire le politiche di bilancio e gli stimoli. Il presidente della Fed afferma inoltre che l'aumento dei tassi di interesse è un voto di fiducia sull'economia americana.
Nel momento in cui la Yellen parla di ‘voto di fiducia’, inevitabilmente qualche dubbio che tutto sia pianificato a caso emerge con prepotenza.

Fed, su i tassi a +0,25%, l'Euro scivola a 1,0487 sui minimi in 21 mesi

Intanto è utile ricordare certe dinamiche per comprendere l’utilità concreta delle politiche della Fed operate dalla Yellen:
i quattro rialzi dei tassi promessi per il 2016 sono stati cancellati con la scusa che le dinamiche geopolitiche esterne all’economia americana mettevano in dubbio la crescita, Cina, Brexit, Deutsche Bank, Trump e via dicendo.
A questo punto basterebbe pensare a quello che ci attende nel 2017 in Europa con la tornata elettorale in Italia, Olanda, Francia e Germania per comprendere che non avverrà alcun aumento dei tassi nel 2017 e che molto probabilmente si tornerà in fretta a zero lanciando un nuovo quantitative easing.
Ieri l’economia America (dati sono state date anche le proiezioni economiche per l'economia a stelle e strisce) ha dato l’ennesima prova di forza, cioè deludendo le aspettative!
Si aspettavano meraviglie dopo il Black Friday e invece nulla. Hanno rotto i timpani per settimane facendo capire che le vendite volavano ovunque a novembre e invece i dati reali sottolineano il contrario.
Da Il Sole 24 Ore Radiocor Plus New York, 14 dic – Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono salite il mese scorso, ma al passo piu’ lento in tre mesi, segno che gli americani hanno speso con maggiore cautela, nonostante i buoni dati relativi al weekend del Thanksgiving e del Black Friday. Il dato, reso noto dal dipartimento del Commercio americano, e’ salito dello 0,1% a 465,5 miliardi di dollari, dopo il rialzo dello 0,6% di ottobre (rivisto al ribasso dal +,8% prima stima). Per ottobre gli analisti attendevano una crescita dello 0,4%.
Questa pubblicata non è l’immagine di un’economia in ottima forma pronta ad assorbire tre aumenti di tassi.
In sintesi, quanto reso pubblico dalla Fed sono proiezioni che non stanno né in cielo né in terra, pure illusioni e ne troveremo conferma nell’outlook 2017.
Nessun accenno all’enorme bolla dei mercati azionari americani in fondo il compito inevitabile di una banca centrale oggi è quello di alimentare bolle finanziarie per nascondere “i lavori in corso”.
Da gennaio 2018 la Yellen tonerà a fare altro nella vita, gli effetti dell’esplosione della nuova bolla ricadranno sull’amministrazione Trump.
È piuttosto facile immaginare che se non si interverrà massicciamente sull’economia Usa potrebbe esserci una nuova crisi, e ricadrà anche sull’incolpevole Europa, forse per questo Mario Draghi chiede ai governi europei di cominciare a riprendere il cammino usando le proprie gambe.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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