Tanto vale tenersi Merkel: perché Martin Schulz non è un buon candidato

18 aprile 2017 ore 13:01, intelligo
Ricordate il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz, quello che era a favore degli eurobond e degli aiuti incondizionati alla Grecia e si batteva contro l’austerity imposta alle economie dell’UE più colpite della crisi? Dimenticatelo, perché l’aspirante premier Martin Schulz ha deciso che quelle idee erano tutte stupidaggini. In un goffo tentativo di recuperare consensi in vista delle elezioni politiche previste a settembre – durante le quali si scontrerà con la favoritissima cancelliera Angela Merkel – il leader dei socialdemocratici ha infatti deciso di capovolgere le sue posizioni politiche, deludendo fortemente i partiti di sinistra europei che speravano di vederlo proporre una piattaforma economica più flessibile su debito e spesa pubblica.

Tanto vale tenersi Merkel: perché Martin Schulz non è un buon candidato
LE PRIME PAROLE DA CANDIDATO
Nella sua prima conferenza stampa da candidato Schulz ha addirittura messo in dubbio la permanenza della Grecia nell’eurozona, che dipenderebbe da «come verranno implementate le riforme». Ancora a febbraio aveva sostenuto in un’intervista concessa al quotidiano Die Welt che «parlare di Grexit è altamente pericoloso perché rischia di dividere l’intero continente». Ai giornalisti che gli chiedevano se appoggiava ancora l’idea di mutualizzare il debito dell’eurozona emettendo eurobond ha risposto con l’agghiacciante battuta «l’unica cosa interessante dei bond è James», aggiungendo poi che la messa in funzione dell’European Stability Mechanism li ha resi inutili (fatto discutibile, visto che il primo sarebbe stato uno strumento strutturale di gestione del debito mentre il secondo è un meccanismo emergenziale).

COSA CAMBIA?
Questa serie di voltafaccia si spiegano con la diffusione di una serie di recenti sondaggi commissionati dalla televisione tedesca ZDF, che mostrano una enorme differenza di gradimento tra la Merkel e il suo sfidante: il 34% degli interpellati considera la cancelliera più degna di fiducia, e addirittura il 46% la ritiene più competente. A Schulz non è venuto in mente altro che correre ai ripari copiando pari pari le idee espresse dal 2005 a oggi dalla rivale, e ammettendo indirettamente di aver sostenuto posizioni sbagliate negli anni in cui ha retto il Parlamento europeo. Viene a questo punto da domandarsi in cosa l’SPD si differenzi dai cristiano-democratici, ma Schulz non è riuscito finora a fornire una risposta. L’unica significativa diversità è stata espressa a proposito dell’impegno assunto dalla Merkel di aumentare la spesa militare dall’1,2% al 2% del PIL, che Schulz ha assicurato non rispetterà se dovesse vincere le elezioni. «Spenderemmo 20 miliardi l’anno in più – ha spiegato appellandosi come al solito al portafogli dei contribuenti – un peso notevole per le nostre finanze». Resta ora da vedere quanto Schulz resterà coerente con questa posizione quando Trump gli chiederà conto del mancato rispetto di quest’onere in sede NATO.

di Alfonso Francia
autore / intelligo
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