Rispunta il Mattarellum, pro e contro: come vuole votare Renzi e chi vince

19 dicembre 2016 ore 14:39, Americo Mascarucci
Rispunta il Mattarellum, legge elettorale che porta il nome dell'attuale Capo dello Stato Sergio Mattarella, colui che la partorì nel 1993 sulla scia del referendum popolare con cui gli italiani avevano chiesto di passare dal sistema elettorale interamente proporzionale ad un altro maggioritario.
Il Mattarellum è rimasto in vigore fino al 2006 per essere sostituito dal "Porcellum" legge elettorale voluta dal governo di centrodestra dell'epoca e poi dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale.
Oggi il Mattarellum sembra riaffiorare su proposta del Pd che per bocca del segretario Matteo Renzi ha chiesto di ripartire dalla vecchia legge maggioritaria per intavolare una discussione.
A favore del Mattarellum si sono dichiarati Lega e Fratelli d'Italia, contro Forza Italia e Movimento 5Stelle mentre Area Popolare, cioè i centristi della maggioranza, chiedono il ritorno al proporzionale puro. 
Anche dentro il Pd tuttavia non mancano le perplessità.

Cosa prevede il Mattarellum.
Configurava un sistema elettorale maggioritario, corretto da una sensibile quota proporzionale pari ad un quarto dei seggi di ciascuna assemblea legislativa o camera. 
In prima istanza, il territorio nazionale era suddiviso in 475 collegi uninominali per la Camera, e in 232 per il Senato. L'attribuzione di questo primo gruppo di seggi avveniva in base ad un sistema maggioritario a turno unico: veniva eletto parlamentare il candidato che riportava la maggioranza relativa dei suffragi nel collegio. 
Nessun candidato poteva presentarsi in più di un collegio. I rimanenti seggi erano invece assegnati con un metodo tendenzialmente proporzionale, funzionante però con meccanismi differenziati fra le due assemblee. 

Differenze fra Camera e Senato.
Per quanto riguarda la Camera, l'elettore godeva di una scheda elettorale separata per l'attribuzione dei 155 seggi residui, cui accedevano solo i partiti che avessero superato la soglia di sbarramento nazionale del 4%.
Il calcolo dei seggi spettanti a ciascuna lista veniva effettuata nel collegio unico nazionale mediante il metodo Hare dei quozienti naturali e dei più alti resti; tali seggi venivano poi ripartiti, in ragione delle percentuali delle singole liste a livello locale, fra le 26 circoscrizioni plurinominali in cui era suddiviso il territorio nazionale, e all'interno delle quali i singoli candidati — che potevano corrispondere a quelli presentatisi nei collegi uninominali — venivano proposti in un sistema di liste bloccate senza possibilità di preferenze. Il meccanismo era però integrato dal metodo dello scorporo, volto a dar compensazione ai partiti minori fortemente danneggiati dall'uninominale: successivamente alla determinazione della soglia di sbarramento, ma antecedentemente al riparto dei seggi, alle singole liste venivano decurtati tanti voti quanti ne erano serviti a far eleggere i vincitori nell'uninominale — cioè i voti di scarto tra i primo classificato e il secondo — i quali erano obbligati a collegarsi ad una lista circoscrizionale.
Per quanto riguarda il Senato, gli 83 seggi proporzionali venivano assegnati, secondo il dettato costituzionale, su base regionale. In ogni Regione venivano assommati i voti di tutti i candidati uninominali perdenti che si fossero collegati in un gruppo regionale, ed i seggi venivano assegnati utilizzando il metodo D'Hondt delle migliori medie: gli scranni così ottenuti da ciascun gruppo venivano assegnati, all'interno di essa, ai candidati perdenti che avessero ottenuto le migliori percentuali elettorali. 

La proposta del Pd 

Il Pd renziano propone di tornare al Mattarellum, proposta che potrebbe riunire l'intero partito anche se la minoranza Dem ha già presentato alcune proposte volte a riportare in auge la vecchia legge con alcuni correttivi.
Proposte di modifiche riassumibili in questo modo: 475 seggi distribuiti in collegi uninominali, mentre i restanti usati per un premio di governabilità (90) al primo partito, un premio (30) al secondo, e i restanti ad assicurare il diritto di tribuna ai piccoli partiti. 
Se ne riparlerà più dettagliatamente nella prossima riunione della segreteria del Pd.
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