Si è dimesso il ministro Costa, dove andrà e con chi: gli scenari

19 luglio 2017 ore 16:03, Americo Mascarucci
Il ministro per gli Affari Regionali, Enrico Costa lascia il governo Gentiloni, primo passo probabilmente per l'uscita dalla maggioranza e il ritorno in Forza Italia più volte ipotizzato negli ultimi tempi. Le dimissioni di Costa sono giunte con una lettera consegnata al Presidente del Consiglio che l'ex ministro ha ringraziato per aver sempre rispettato le sue idee. "Non posso far finta di non vedere la schiera di coloro che scorgono un conflitto tra il mio ruolo ed il mio pensiero - scrive Costa nella lettera - e siccome non voglio creare problemi al governo rinuncio al ruolo e mi tengo il pensiero. E' arrivato il momento di lavorare ad un programma politico di ampio respiro che riunisca quelle forze liberali che per decenni hanno incarnato aspirazioni, ideali, valori, interessi di milioni di italiani che hanno sempre respinto soluzioni estremistiche e demagogiche".
Si è dimesso il ministro Costa, dove andrà e con chi: gli scenari

IL FUTURO
Fin qui la spiegazione di Costa che in verità aveva già anticipato l'intenzione di dimettersi nei giorni scorsi uscendo allo scoperto contro la legge sullo Ius Soli e dicendosi pronto a lasciare il Governo qualora Gentiloni avesse posto sul provvedimento il voto di fiducia. La fiducia non c'è stata e anzi il Premier ha annunciato il rinvio in autunno del provvedimento, ma per Costa ormai il dado era tratto. Ora quale futuro lo attende? 

PRIMA IPOTESI
E' che possa passare a Forza Italia come stanno tentando di fare anche altri, dati gli ottimi rapporti che Costa ha sempre mantenuto con Silvio Berlusconi. Ma pare che non tutti nel partito azzurro siano pronti ad accogliere a braccia aperte gli alfaniani, ancora meno oggi che, certe prese di distanza da una maggioranza e da un governo che si è sostenuto finora sono giudicati "fuori tempo massimo" con le elezioni politiche ormai alle porte, e sembrano avere il sapore di puri riposizionamenti elettorali. Alla fine comunque l'ultima parola spetterà sempre a Berlusconi e lui se vorrà potrà accettare tutti.

SECONDA IPOTESI 
Vede Costa impegnato alla creazione di un nuovo soggetto di centro, cattolico-liberale, alternativo a Renzi e al Partito Democratico e alleato di Forza Italia (o con liste federate o con suoi candidati indipendenti negli azzurri). Progetto che vedrebbe il coinvolgimento di Cinzia Bonfrisco (ex Forza Italia, poi con Fitto, ora unica esponente del Partito Liberale di De Luca) di Enrico Zanetti (Scelta Civica verso Cittadini per l'Italia), di Flavio Tosi (ex Lega Nord ora Fare), di Andrea Causin (ex Scelta Civica) e l'Udc di Lorenzo Cesa. Progetto questo che piacerebbe anche a Silvio Berlusconi, specie se la nuova legge elettorale virerà in direzione maggioritaria. All'ex Cav farà comodo avere una forza che possa aiutare gli azzurri a bilanciare il peso della Lega e Fratelli d'Italia. Lo stesso progetto in pratica che sta coltivando Stefano Parisi in accordo con Berlusconi.

L'IRA DI PARISI 
E proprio Stefano Parisi sembra il primo ad essere disturbato dagli smottamenti centristi nella maggioranza, dal momento che la corsa al centro apre anche una competizione e rischia di penalizzare quella leadership centrista che l'ex candidato sindaco di Milano sta cercando di conquistare in accordo anche con la parte di Alternativa Popolare che fa capo a Roberto Formigoni. Il quale, come è noto, non ha con Costa rapporti propriamente idilliaci. In più Parisi teme di restare vittima della politica delle porte girevoli: che il suo centro insomma diventi il rifugio dei tanti in fuga da una maggioranza ormai morente. Alrtetttanto perplessi Maurizio Lupi e Raffaele Fitto. 

AREA POPOLARE
A questo punto che fine farà Alleanza Popolare? Di certo chi è sempre più in difficoltà è il Ministro degli Esteri Angelino Alfano che al riguardo sembra continuare a mantenere una posizione poco chiara per non dire ambigua. Al punto che sullo Ius Soli ha dovuto subire la rivolta del gruppo di Ap al Senato che ha imposto di fatto la linea della contrarietà obbligando Gentiloni alla retromarcia. Cosa che Alfano invece avrebbe volentieri evitato.
Alfano si trova dunque schiacciato fra chi come Fabrizio Cicchitto vorrebbe proseguire anche in futuro la collaborazione col Pd e chi invece, come appunto Formigoni, Costa e altri, vogliono rientrare a pieno titolo nel centrodestra. Anche se a parole il Ministro degli Esteri ha dichiarato chiusa la collaborazione col Pd, di fatto sono in molti a ritenere che in realtà dietro le quinte stia lavorando per proseguire in futuro questa esperienza di governo. La speranza di Alfano è quella di una situazione di stallo post elezioni che quindi richieda la necessità di nuove larghe intese fra lui, Renzi e Berlusconi. Larghe intese che avrebbero già un candidato naturale a premier nella persona del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che per altro avrebbe già ricevuto il placet di Berlusconi. Scenario però possibile solo in caso di un ritorno ad un sistema elettorale proporzionale. 

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