Berlusconi fa il liberale su immigrati e Catalogna, ma è rimasto indietro

19 ottobre 2017 ore 16:08, Americo Mascarucci
E’ un Berlusconi a metà fra leghismo e liberalismo quello che sta andando in scena al summit del Partito popolare europeo a Bruxelles. Appare evidente come l’ex Cavaliere sogni di ripetere l’effetto Kurz , il leader popolare austriaco che ha vinto le elezioni con un programma marcatamente di destra. Ma Berlusconi da venti anni promette a tamburo battente una rivoluzione liberale che mal si concilia con le politiche sovraniste che stanno prendendo sempre di più il sopravvento in Europa: la politica delle frontiere, la difesa dei confini nazionali, la riscoperta degli stati sovrani, rappresentano oggi l’alternativa al globalismo di matrice liberale che per tanti anni proprio l’ex leader del centrodestra ha ripetuto di voler difendere.
Berlusconi fa il liberale su immigrati e Catalogna, ma è rimasto indietro

IMMIGRAZIONE
Ecco quindi che Berlusconi sul tema dell'immigrazione chiede di "rivedere le quote per la distribuzione dei migranti".  
"Giudico molto positivo - ha detto- il cambiamento del Trattato di Dublino approvato dal Parlamento europeo, per far sì che il Paese di primo approdo dei migranti non sia anche quello in cui chi arriva resta. Ora però dobbiamo lavorare per rivedere il sistema delle quote e stabilire se queste devono essere proporzionali alla popolazione o al prodotto interno lordo". E sulla chiusura delle frontiere? Sui respingimenti veloci? Kurz è dunque lontano, anche se poi il giorno dopo i berlusconiani sono stati i primi a rivendicare la vicinanza al leader dei popolari austriaci. 

SULLA CATALOGNA
Ma è soprattutto sulla Catalogna che sembra riemergere l'anima liberale del leader forzista. Di fronte al referendum indipendentista illegale e anticostituzionale indetto da Puigdemont, l'ex premier assume una posizione che sa tanto di cerchiobottismo. 
"Quella catalana - ha detto - è una crisi difficile che si può risolvere penso soltanto con il dialogo entro un quadro di legittimità costituzionale". Il che è come dire che si può curare il paziente dopo averlo ammazzato. Perché, come si può dialogare entro un quadro di legittimità costituzionale quando tutto in Catalogna è stato fatto in violazione della Costituzione e delle leggi?
Poi Berlusconi ha aggiunto: "Rispetto a Rajoy io non avrei mandato la Guardia Civil a contrastare i catalani al voto. Comunque questo è accaduto, adesso mi sembra che sono in un momento di serrato confronto, c'è un ultimatum che scadeva oggi. Ecco, io penso che serva soltanto il dialogo cui poi potrà seguire o meno un referendum controllato per la sua regolarità, per la partecipazione al voto di tutti i catalani che vogliono restare in Spagna. Tutto quanto comunque - ha concluso Berlusconi - si deve svolgere in un quadro di legittimità costituzionale". 
Insomma Berlusconi è rimasto indietro visto che pensare di risolvere la questione con il dialogo e nel rispetto della Costituzione è impossibile, dal momento che Puigdemont la Costituzione l'ha ormai irrimediabilmente violata ponendo Madrid nella condizione inevitabile di sospendere l'autonomia catalana. 
Una botta al cerchio e una alla botte. Il principio liberale del diritto all'autodeterminazione dei popoli coniugato con la difesa della sovranità nazionale. Ciò che viene fuori è una posizione che sa tanto di leghismo in salsa berlusconiana. Forse l'ex Cav non vuole lasciare a Salvini nemmeno la prerogativa di rappresentare il fronte pro indipendenza catalana in Italia? 

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