Dalle primarie Pd a Palazzo Chigi: ecco gli amici e i nemici di Renzi

02 maggio 2017 ore 11:15, Americo Mascarucci
Matteo Renzi è stato rieletto segretario con un voto quasi plebiscitario, oltre il 70%. Ora cosa farà? Spingerà l'acceleratore sulle elezioni anticipate? Prenderà in mano l'iniziativa sulla nuova legge elettorale tentando di imporre il Mattarellum? Che Renzi punti a votare subito, possibilmente in autunno, è certo, ma dovrà fare i conti con nemici tutt'altro che innocui con il paradosso di situazioni che potrebbe sconvolgere completamente la mappa degli "alleati" e degli "avversari".
Dalle primarie Pd a Palazzo Chigi: ecco gli amici e i nemici di Renzi

I NEMICI 

SERGIO MATTARELLA - Il Capo dello Stato, si sa, non vuole le elezioni anticipate e più volte ha ripetuto che non si potrà andare al voto se non prima di aver approvato un nuovo sistema elettorale compatibile per Camera e Senato. Ma è soprattutto la sorte del Governo che sta a cuore a Mattarella. Il Governo Gentiloni è il suo Governo e il Presidente della Repubblica è deciso a portarlo fino a scadenza naturale. Certo, Renzi potrebbe staccare la spina a Gentiloni in qualsiasi momento ma questo comporterebbe uno scontro istituzionale con il Quirinale. Ne avrà la forza?  
CORTE COSTITUZIONALE - La Consulta pronunciandosi sull'Italicum ha detto chiaramente che i due sistemi elettorali in vigore per Camera e Senato sono applicabili, ma ha sollecitato il Parlamento ad armonizzarli perché di fatto in contrasto fra loro. Una pronuncia in perfetta linea con il pensiero di Mattarella e con il partito del "non voto subito".

DARIO FRANCESCHINI - Il Ministro dei Beni Culturali ha sostenuto la candidatura di Matteo Renzi alle primarie, ma al contempo è il miglior alleato del presidente Mattarella. Ha sostenuto Renzi sapendo perfettamente che avrebbe vinto e che qualsiasi tentativo di insidiare la sua leadership sarebbe risultato vano. Meglio combattere il "nemico" dall'interno. Non è un caso che Renzi abbia puntato a vincere "bene" e con l'obiettivo di non rendere l'ingombrante alleato troppo "determinante".

PAOLO GENTILONI - Anche il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni si è schierato con Renzi alle primarie, ma anche lui lo ha fatto più per "convenienza" politica che per convinzione. Il Premier sa perfettamente che un Renzi riabilitato pienamente dal successo delle primarie potrebbe essere per lui un grosso pericolo, il precedente di Enrico Letta sta lì a dimostrarlo. Ma schierarsi contro e sostenere Andrea Orlando avrebbe significato offrire a Renzi su un piatto d'argento l'occasione per staccare la spina al Governo e andare presto al voto. L'obiettivo di Gentiloni, come di Mattarella e Franceschini, non è questo.

I FINTI NEMICI 

ORLANDO ED EMILIANO - Apparentemente sono da oggi i rappresentanti della minoranza Dem. In realtà in queste primarie sono stati i più preziosi alleati di Renzi. Candidandosi contro di lui senza alcuna possibilità di riuscita hanno fatto un favore al riconfermato segretario: gli hanno permesso di poter dire di aver vinto un congresso "democratico" e primarie vere che in realtà altro non sono state che un "festival del renzismo". Che Renzi avrebbe vinto di misura era chiaro a tutti, ma serviva forse far vedere che anche senza Bersani, D'Alema e company, nel Pd c'era spazio per il dissenso?

SILVIO BERLUSCONI - Il leader di Forza Italia dice di non volere le elezioni anticipate e di puntare ad un sistema proporzionale, ma alla fine potrebbe tornargli molto utile andare al voto subito. Votare al più presto, con una legge elettorale incapace di assicurare una maggioranza, potrebbe agevolare la resurrezione di nuovi "patti del Nazareno" e rimettere l'ex Cavaliere definitivamente in gioco. Del resto che Berlusconi speri in questo anche per non essere "condannato" a convivere con Salvini non è certo un mistero.

LEGA E M5S- Il Carroccio e i 5Stelle vogliono il voto subito, indipendentemente dalla legge elettorale. Potrebbero essere proprio loro i migliori alleati di Renzi per anticipare le elezioni. Del resto tanto Salvini che Grillo puntano principalmente a mettere a frutto il proprio peso elettorale indipendentemente dal fatto che poi il sistema elettorale consenta loro di governare. Anzi, per le forze populiste il Governo potrebbe essere il rischio più grande.  

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