Api, vespe e calabroni: cosa fare dopo una puntura e chi più a rischio

21 giugno 2017 ore 9:58, Americo Mascarucci
Sarebbero oltre 5 milioni gli italiani che vengono punti ogni anno da api, vespe e calabroni e che possono risultare allergici al veleno di imenotteri. Questo può provocare reazioni localizzate dal 2,4% al 26% dei casi o reazioni generalizzate, dall’1% all’ 8,9% spesso anche gravi che possono portare fino alla morte. Sarebbero circa 10-20 all’anno i decessi per puntura in Italia.

CHI E' A RISCHIO - Ad essere maggiormente a rischio sono gli agricoltori che lavorano in campagna ma anche chi opera nei vivai, nelle serre o che sta a stretto contatto con le api come gli apicoltori. La platea è destinata ad aumentare soprattutto d’estate quando aumenta il numero delle persone che prediligono passeggiate in campagna o nei boschi o che conunque trascorrono più tempo all’aria aperta, magari addormentandosi su sdraie o letti all’aperto, peggio ancora se in prossimità di piante o alberi. Basta un movimento brusco involontario per attirare l’insetto e spingerlo a colpirci. Lo shock anafilattico può essere pericoloso soprattutto per anziani o soggetti cardiopatici.
Api, vespe e calabroni: cosa fare dopo una puntura e chi più a rischio

COSA FARE - La conseguenza può essere solo locale, con arrossamento e gonfiore vicino alla puntura, oppure può essere una reazione allergica sistemica più grave. In questo caso, circa mezz’ora dopo la puntura, possono comparire sintomi come orticaria, prurito diffuso, malessere, gonfiore, vertigini, nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, mancanza di respiro, stordimento, confusione mentale, abbassamento della pressione sanguigna, perdita di coscienza e shock anafilattico.
Se si è punti da un’ape, il pungiglione è seghettato e quindi rimane infisso nella sede della puntura. È opportuno estrarlo nel più breve tempo possibile perché questo diminuisce la dose di veleno iniettata. Occorre in questo caso aiutarsi con una punta smussa (anche l’unghia) con un movimento dal basso verso l’alto senza utilizzare pinze o schiacciarlo tra le dita, perché il sacco velenifero alla base del pungiglione potrebbe iniettare ulteriore veleno. Poi va applicato del ghiaccio.
In caso di reazioni locali che durano più di 24 ore e con un diametro superiore a 10 centimetri, è consigliabile una visita allergologica per stabilire se si è allergici al veleno di imenotteri. È indispensabile la visita allergologica nei centri specializzati per chi ha avuto una reazione sistemica. Importante eseguire le prove allergologiche non prima di 3-4 settimane dalla reazione stessa, per evitare false negatività.
In caso di shock anafilattico mantenete la calma e allertare immediatamente il 118. Se si ha l’adrenalina autoiniettabile, utilizzarla seguendo le prescrizioni del medico. Anche se si ha la sensazione di migliorare, allertare il 118 per ricevere la prima assistenza e le cure del caso che verranno proseguite in Pronto Soccorso.

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