Telenovela Lega, Bossi fischiato e Salvini lo avverte

22 maggio 2017 ore 10:40, Americo Mascarucci
Un tempo era il leader acclamato , il "verbo" della Lega Nord. Un tempo solo applausi, ovazioni, oggi qualche sporadico applausi e tanti fischi. Può essere riassunta così la parabola discendente di Umberto Bossi, rimasto l'unico della vecchia guardia a contestare apertamente Matteo Salvini. Ma farlo ora dopo che il segretario è stato riconfermato alla guida del Caroccio con oltre l'80% dei consensi, significa andare contro la stragrande maggioranza della base, quella stessa base che per anni ha legittimato la sua leadership. A Bossi non manca certamente il coraggio nell'attaccare Salvini di fronte ad una platea ostile, pur sapendo che gli applausi e le ovazioni di un tempo sono ormai un lontanissimo ricordo, come le foto della prima comunione.

L'ATTACCO DI BOSSI - Bossi è intervenuto sul palco dell'assemblea federale chiamata a ratificare la vittoria di Salvini alle primarie della scorsa settimana. Bossi, insieme al Governatore della Lombardia Roberto Masroni ha sostenuto lo sfidante Gianni Fava, ma oggi a contestare il riconfermato segretario è rimasto soltanto lui dopo che Maroni, preso atto della schiacciante vittoria di Salvini è tornato "allineato e coperto". "Io sto con la Lega, non con Salvini - ha detto Bossi - I segretari vanno e vengono. Il punto è che non mi riconosco in questa Lega, non ho mai capito questo volersi allargare al Sud dimenticando le nostre origini, noi che eravamo contro il centralismo e contro Roma. Quanto ci costano quei voti che vogliamo conquistare nel meridione? Il nostro popolo di riferimento poi si confonde". 
Lui per ora non intende però lasciare il partito, anche perché forse ha capito che fuori dal Carroccio non avrebbe più alcuna rilevanza. "Questa è casa mia, l’ho costruita io, l’ho fatta io, ho dato la vita per un sogno. Ho il diritto di esprimere le mie idee, di fare delle valutazioni politiche, nel rispetto di tutti – ha aggiunto – Sono l’unico che dice quello che pensa, altri per convenienza preferiscono restare in silenzio e non parlano mai, non si espongono". I fischi e pesanti sono arrivati quando il Senatur ha parlato delle primarie. 
"C’è stata una defezione di massa, quasi la metà delle persone, dei militanti, non è andata a votare. I numeri hanno la testa dura. La mia domanda rimane: qual è il programma? Non puoi mettere insieme tutto e il contrario di tutto, alla fine devi decidere per chi farai gli interessi, o per la Padania oppure per Roma".
Sul passaggio relativo alla scarsa affluenza alle primarie, alcuni militanti hanno gridato 'fuori, fuori". Bossi ha risposto: "Si, si. Ora taglio corto e me ne vado". 

LA REPLICA DI SALVINI - Il segretario è sembrato non voler infierire più di tanto contro il suo principale avversario interno ma ha inviato un chiaro segnale a quanti, pochi. sono ancora intenzionati a seguirlo. "Dico a Umberto che questa è la sua famiglia e la sua casa - ribadisce Salvini dal palco facendo capire che non è suo interesse favorire una scissione - Diceva allora che io non capivo niente e coerentemente lo dice oggi. Metabolizzo quello che ha fatto Bossi e il suo vaffanculo, ma per quelli che hanno fatto come Bossi, che lo hanno imitato, la porta è aperta per uscire. Paziente si ma fesso no". 
Bossi è solo, anche chi negli ultimi tempi insieme a lui ha tentato di costruire l'alternativa al modello lepenista puntando su Gianni Fava è tornato all'ovile. Lo dimostrano le parole di Maroniche ha riconfermato come la Lega sia una e unita intorno al suo segretario. A Bossi per ora non resta che adeguarsi alla volontà della base. Le alternative per lui sono due: restare nel Carroccio tentando di rafforzare la fronda anti-Salvini, prospettiva al momento molto difficile da raggiungere, o prendere baracca e burattini e trasferirsi altrove. Dove? Forse fra le braccia dell'amico di sempre Silvio Berlusconi? Prospettiva che visti i difficili rapporti fra l'ex Cavaliere e Salvini certamente non contribuirebbe a rasserenare un clima sempre più teso. 

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