Perché in questo momento il dollaro è un'incognita

22 marzo 2017 ore 10:43, intelligo
Mercoledì sera la presidentessa della Federal Reserve annunciava il rialzo dei tassi di interesse e il dollaro si indeboliva, sembrava uno strano scherzo. Da sempre i capitali internazionali si spostano nei paesi dove i tassi di interesse sono più alti e a causa di ciò aumenta la domanda di valuta locale che ovviamente si valorizza, ma nel caso della Federal Reserve l'annuncio è stato seguito da inviti alla calma e da una dichiarazione che nei prossimi mesi procederà con "gradualità" e questo ha avuto un effetto particolarmente tranquillizzante sugli operatori. Gli operatori ed in particolare gli speculatori si muovono non sulle "situazioni", ma sulle "aspettative future", il che genera eventi insoliti.
Perché in questo momento il dollaro è un'incognita
Dall'otto novembre data delle elezioni di Donald Trump, tutti gli operatori di Borsa non fanno altro che guardare alle mosse del miliardario outsider che ancora non ha scoperto tutte le sue carte. Abbiamo avuto nervosismo sui mercati azionari e valutari. Il nuovo presidente desidera un dollaro più debole per favorire le aziende esportatrici americane e ridurre le importazioni, ma l'economia non è un animale addomesticato che segue le indicazioni del padrone ma un sistema complesso fondato su azioni e reazioni, la politica americana potrebbe produrre effetti opposti a quelli desiderati. Riducendo le importazioni diminuisce la uscita di dollari dall'America e quindi il valore della moneta statunitense sui mercati mondiali potrebbe salire. 
Gli analisti di Borsa sono divisi, alcuni sostengono che a fine anno si arriverà alla parità fra dollaro ed euro (attualmente l'euro vale 1,06-1,07 dollari) altri invece pensano che la nostra moneta si rafforzerà. In realtà le spinte opposte a cui è soggetto il dollaro potrebbero controbilanciarsi e annullarsi. La scelta del protezionismo, ribadita da Trump al G20 dell'ultimo week end, potrebbe portare a guerre valutarie  e ad una involuzione del commercio, chi è colpito nelle sue esportazioni reagisce limitando le importazioni dal paese protezionista. Sarebbe meglio che i paesi occidentali rimanessero uniti e contrastassero la delocalizzazione delle proprie industrie che attualmente chiudono i propri impianti in patria e li aprono nei paesi dove la tassazione e il costo del lavoro sono bassi, (ovvero nei paesi emergenti asiatici), un po' di sano nazionalismo va bene ma una certa dose di cooperazione è comunque necessaria.
dollaro 

#usd #Fed #Trump #protezionismo #guerra valutaria

di Luciano Atticciati
autore / intelligo
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