Web Tax in Manovra: passo avanti ma transitorio. Quanto vale

23 maggio 2017 ore 11:18, Luca Lippi
Alla ribalta nelle ultime ore c’è la ‘Web Tax’ ma è bene ricordare che questa tassa è all’interno di una manovra, la cosiddetta ‘manovrina’ che nasce come correzione dei conti pubblici e si sta trasformando in una vera e propria manovra-bis. E c’è ancora da preparare la finanziaria! Sul decreto di correzione dei conti pubblici, si è abbattuta una vera e propria raffica di emendamenti: ben  2.592, che, dopo una severa scrematura, sono diventati 700. Dallo split payment, agli affitti brevi, passando per la rottamazione delle cartelle Equitalia.
Dalla lotta all'evasione alla Ryder Cup, dal trasporto pubblico locale all'operazione Anas-Fs, dalla ricostruzione post-sisma fino alla costruzione di nuovi stadi, la 'manovrina' è un ìdecretone’ che consta di 68 articoli sulle materie più varie. Confermata la correzione dei conti pubblici per 3,4 miliardi a cui si sommano interventi pro-imprese e misure per gli enti locali.
Web Tax in Manovra: passo avanti ma transitorio. Quanto vale
Per ora, in forma di norma “transitoria e volontaria”, a depositare un emendamento ad hoc sulla Web Tax è stato il presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, da sempre favorevole a una forma di tassazione organica dei giganti del web, come, ad esempio Google, Amazon, Facebook, Ebay che, in pratica, prevede la facoltà per i grandi gruppi di Internet di fare accordi preventivi con le Entrate riconoscendo di avere “stabile organizzazione” in Italia. 
Ha dichiarato Francesco Boccia:Al tempo dell’economia digitale non può e non deve più esistere una differenza basata sulla stabile organizzazione. Anche un solo dipendente è stabile organizzazione se l’impresa ha ricavi miliardari. Ma siccome so di non poter combattere da solo contro i mulini a vento, quella presentata è una norma di transizione nella speranza che la politica abbia più coraggio in tempi brevi”.
Quanto entra nelle casse dello Stato? Un tesoretto che, secondo le stime di Boccia , potrebbe portare nelle casse circa un miliardo già nel 2017. Ma la cifra potrebbe lievitare fino a 5 miliardi a una condizione: il governo di Paolo Gentiloni, in corso d’opera, dovrebbe obbligare i grandi gruppi dell’economia digitale a pagare le tasse in Italia per il fatturato realizzato sul territorio nazionale.
Le stime sono assolutamente provvisorie: sarà la versione definitiva dell’emendamento a fare da ago della bilancia. Al momento, nel testo, la parola chiave è “facoltà” e non l’obbligo (differenza non da poco) per le aziende del web di seguire le norme di Google che, dopo aver riconosciuto di avere una stabile organizzazione in Italia ha sborsato circa 300 milioni per chiudere il contenzioso e fare pace con il fisco italiano.
 
Padoan:Faremo anche noi le nostre proposte”, lo ha detto dal G7. “Tutte le proposte saranno benvenute, le esamineremo, faremo delle proposte anche noi”, ha affermato. “Come ho già detto siamo assolutamente aperti, siamo in un terreno nuovo che va affrontato come anche i Paesi del G7 hanno concordato”, ha concluso.
Più che una web tax la misura sembra quindi una voluntary disclosure che offre sconti sulle sanzioni in cambio della collaborazione delle aziende. E sposta quindi l'attenzione sulle multinazionali stesse, invitate a collaborare per evitare i controlli e le contestazioni che negli ultimi mesi hanno coinvolto sempre più big del web nel nostro Paese.
Di Web Tax se ne parlò diffusamente anche nel 2013, all’epoca la pressione della politica e del fisco italiano sui colossi del web era infatti la sua natura autoctona in un mercato dei servizi ormai internazionale e sottoposto a leggi comunitarie. Questa nuova web tax si trova in uno scenario internazionale assai più favorevole rispetto a quella di alcuni anni fa.

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