Lotta all'evasione tutelando gli onesti: task force per scoprire il sommerso

23 marzo 2017 ore 12:26, Luca Lippi
Si inasprisce la lotta all’evasione, o meglio si tenta. Nella sua ultima ‘Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva’ il ministero dell’Economia ha quantificato il tax gap (ovvero le imposte effettivamente non pagate, riferite al 70% circa di tributi e contribuiti di datori di lavoro e lavoratori) in più di 108 miliardi di euro, di cui oltre 10 di contributi. 
Il tax gap sul totale delle imposte è quindi ancora più elevato, forse 130 se non addirittura 140 miliardi di euro.
Già c’è stato l’avvio di un coordinamento di soggetti impegnati a vario titolo nel contrasto al sommerso fiscale (agenzie fiscali e Guardia di Finanza), tuttavia, è da capire come ciò possa diventare il primo passo per mettere a punto un piano, una vera e propria strategia di ampio respiro (con l’ausilio della politica) per cominciare a scalfire quell’enorme zona grigia dell’economia (illegale) che continua a intaccare le capacità di crescita competitiva del Paese e a generare distorsioni e iniquità tra gli operatori.

CONCRETAMENTE
L’Italia non ha mai conosciuto, e non conosce oggi, una strategia organica e strutturale di contrasto all’evasione. Stessa concretezza la troviamo nel fatto che ormai i buoi sono scappati, inutile tirare su staccionate. Se si guarda agli ultimi 8-9 anni, è un tira e molla tra strumenti (e approcci) vecchi e nuovi che vengono prima enfatizzati e poi nei fatti abbandonati, come ad esempio ricorda la vicenda del redditometro.
Le azioni per recuperare imposte e tasse non pagate sono prevalentemente viste più come lo strumento per rispondere a esigenze di bilancio (trovare gettito) che non come l’occasione per affrontare in modo serio e coerente il tema della legalità e dell’equità del sistema.

Lotta all'evasione tutelando gli onesti: task force per scoprire il sommerso

DI COSA SI È DISCUSSO IERI AL MEF
Si è tenuta ieri mattina la prima riunione della Commissione consultiva per il contrasto all’evasione, all’elusione e alle frodi fiscali. Le riunioni si terranno con frequenza regolare e la prossima si terrà nel mese di aprile.
Argomento principe è stato la ricognizione delle azioni già avviate per ridurre le aree di occultamento di reddito imponibile al Fisco, l’obiettivo è, infatti, quello di riuscire a contrastare maggiormente le pratiche e i comportamenti che sottraggono risorse alla collettività e minacciano la corretta concorrenza tra le imprese.
I temi trattati sono andati dalle risorse dedicate alla repressione delle frodi (con particolare attenzione a quelle su scala internazionale) alle forme di comunicazione utili a favorire la conoscenza e a promuovere un corretto adempimento spontaneo volto a minimizzare gli errori formali. Viene favorita l’attitudine dell’Amministrazione volta a operare in termini di assistenza e consulenza nei confronti degli investitori internazionali, al fine di facilitarli.  
Il Ministro Padoan ha invitatoa concentrare gli sforzi in particolare sull’IVA“ dichiarando che “È importante che l’intera Amministrazione fiscale continui nello sforzo di adattare i comportamenti alle nuove regole introdotte con la riforma fiscale. A torto o a ragione, il fisco italiano è stato considerato un freno allo sviluppo del Paese. Con le nuove regole lo stiamo trasformando in una leva di sostegno alla crescita; di conseguenza i comportamenti di tutti coloro che vi svolgono un ruolo ci permettono di trasformare i principi ispiratori della riforma in una realtà apprezzata dagli operatori economici.”

QUALI PROSPETTIVE REALI
Poche e soprattutto non eque. A pagare le politiche fiscali sono solo le persone che hanno sempre pagato, e quindi, concretamente, la lotta all’evasione, non trasformandosi in risultati concreti e numericamente accettabili, ricade sul contribuente onesto. Dunque il Fisco è amico finché gli servi, e più sei utile e più è ‘amico’.

UN NEMICO INVISIBILE
L’evasore è un professionista, uno di quelli che non cadrà mai nella trappola dei condoni. Ha spesso un referente con residenza all’estero che gli garantisce di usufruire di capitali senza la necessità che questi transitino illegalmente. Chi aderisce ai condoni o alle rottamazioni sono solo dei poveri disgraziati che non hanno avuto disponibilità liquide quando era ora di pagare.
Per far capire meglio la questione…si è avasori quando si individua una cifra da pagare e non si paga. Se non esistono dichiarazioni, lavori e attività, è piuttosto ovvio che non esiste alcuna evasione.

IN CONCLUSIONE
Se nei salotti si parla di inasprire la lotta all’evasione con norme più severe senza colpire gli onesti, cominciamo col dire che gli onesti sono anche coloro che dichiarano redditi senza avere poi la possibilità di pagarne le tasse corrispondenti. Chi vuole evadere, non dichiara.

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autore / Luca Lippi
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