Trump cancella Tpp: chi applaude dall'Europa non ha capito che significa

24 gennaio 2017 ore 13:08, Luca Lippi
Donald Trump ha firmato nello Studio Ovale tre ordini esecutivi, tra cui quello in cui gli Stati Uniti si ritirano dal proposto Tpp, l’accordo commerciale Trans-Pacifico, come promesso in campagna elettorale. Rappresenta un deciso cambiamento di rotta nei confronti del predecessore, di fatto il trattato non è mai stato ratificato dal Senato quindi in colpo a salve.
Cerchiamo però di individuare il messaggio della firma
Il Congresso di Washington, controllato dai repubblicani, lo ha bloccato fin dall’inizio e anche altri Paesi non lo avevano mai ratificato. Ora bisognerà capire se il ritiro dal Tpp significherà anche l’azzeramento della strategia politica costruita negli ultimi due anni da Obama e dal premier giapponese Shinzo Abe. 
L’accordo era stato concepito per arginare l’espansionismo della Cina, formando un blocco che copre il 40% del Prodotto interno lordo globale e che si affaccia sul corridoio asiatico dell’Oceano Pacifico da cui transita il 50% del flusso commerciale mondiale.
Il mercato degli Stati Uniti sarebbe stato invaso dal “dumping” dei Paesi asiatici: prodotti a basso prezzo, in grado di spiazzare le aziende a stelle e strisce. Tuttavia già oggi, giusto per fare solo un esempio, il 34% di tutti i capi di abbigliamento venduti negli Usa proviene dal Vietnam, uno degli Stati strategici nel disegno di Obama.
L'obiettivo della Casa Bianca, ora, è siglare accordi bilaterali con le nazioni asiatiche. Ed è anche un curioso regalo alla Cina, che al Tpp si era sempre fortemente opposta perché tagliata fuori, e adesso può potenzialmente lavorare ad un blocco alternativo, proprio quello che Obama voleva scongiurare. 

Trump cancella Tpp: chi applaude dall'Europa non ha capito che significa

Per quanto riguarda l’Europa, quella euroscettica che tira la presunta volata a Donald Trump. Il neo presidente è americano esattamente come Vladimir Putin è russo. E farà gli interessi degli americani e in questo caso farà gli interessi diretti di quella parte di americani che compete con i lavoratori italiani nella produzione industriale ovvero proprio quella parte di lavoratori lasciata indietro da Obama e che si sono vendicati nell’urna.
Facciamo un ragionamento logico: nonostante quello che Donald Trump può rappresentare per una categoria di persone della classe media impoverita sia negli Usa che in Italia, è bene ricordare anche che l’Italia è (ancora) un Paese esportatore, lavoriamo bene sia a livello di prodotto finito specie nel campo agro alimentare, sia a livello di semi lavorati soprattutto per i tedeschi che poi mettono la nostra merce sui loro prodotti da esportazione. Il così detto surplus commerciale tedesco non è intra europeo se non per una parte infinetisimale, per il resto è extra europeo. 
E’ vero che la Germania mantiene un buon surplus verso l’Italia circa 6.54 miliardi di euro all’anno (dati Istat nov 17), e tuttavia l’Italia ha un surplus con gli Stati Uniti di 22,75 miliardi all’anno (dati Istat nov 17) e in generale una bilancia commerciale che è positiva da anni ed è in ottima salute.
L’Italia di fatto ha come fattore competitivo principale l’export (come la Germania) e come primo mercato in surplus gli Stati Uniti. Secondo la politica di Trump tutto questo potrebbe finire!
Forse è bene riflettere, prima di parteggiare ciecamente, sul fatto che i tedeschi sono cattivi e Donald Trump è buono e ce ne vuole uno anche in Europa. Non è vero che i tedeschi sforano i trattati il loro surplus è extra Ue, e sono i nostri partner industriali più forti. Battere le mani senza capire le dinamiche commerciali internazionali reali a Donald Trump, potrebbe essere un violento suicidio. E’ vero che la politica economica di Trump è ancora tutta da valutare (Tra il dire e il fare…), tuttavia è altrettanto vero che al momento, così come proposta, non è certo la salvezza dell’Europa, e quindi neanche dell’Italia.

autore / Luca Lippi
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