Dopo i ballottaggi, legge elettorale altro giro e altro regalo

26 giugno 2017 ore 10:01, intelligo
Dopo i ballottaggi si torna a parlare di legge elettorale. E ancora con più tensione. Se l’accordo sulla legge elettorale non tiene alla Camera ci si può sempre riprovare al Senato. È questa l’idea che circola con sempre maggiore forza e insistenza nei palazzi della politica, soprattutto dalle parti di Forza Italia e Pd. I contatti sono in corso e non mancano i mai di pancia dalle parti di Montecitorio dove il pacchetto dei deputati che aveva impostato la bozza del nuovo sistema proporzionale di stampo tedesco non appare entusiasta all’idea di rinunciare al diritto di primogenitura della nuova legge, quella stessa legge che dovrebbe restituire alla politica il suo primato e non delegare ai magistrati il lavoro di architettura istituzionale.
Dopo i ballottaggi, legge elettorale altro giro e altro regalo
Ma quale sarebbe l’utilità dell’incardinamento della proposta al Senato invece che alla Camera? Un elemento su tutti: il regolamento. A Palazzo Madama non è previsto il voto segreto per le votazioni in materia elettorale e quindi le trappole disseminate sul terreno e le insidie rappresentate dagli emendamenti sarebbero infinitamente minori. Un vantaggio non trascurabile visto ciò che è accaduto alla Camera con l’inabissamento della legge sotto i colpi dei franchi tiratori. Naturalmente a meno che i dissidenti non decidano di metterci la faccia, circostanza molto rischiosa a pochi mesi dal voto, con il rischio concreto di poter perdere la speranza della ricandidatura. Martedì, completate le votazioni delle Amministrative e i relativi ballottaggi, la partita tornerà ad aprirsi. 

E si scoprirà se questa volta le forze politiche avranno davvero voglia di darsi una legge elettorale il più possibile condivisa e affondare il colpo, senza trucchi o inganni.

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autore / intelligo
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