Inps e regime fiscale dell'assegno divorzile: come funziona

26 maggio 2017 ore 12:15, Luca Lippi
L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha deciso, tra le decine di altre iniziative, di fare chiarezza sul regime fiscale dell’assegno divorzile. Pur essendo sempre molto chiaro il servizio offerto dall’Inps, di seguito componiamo una scheda dalla quale è chiaramente deducibile tutto quello che c’è da sapere sul regime fiscale destinato all’assegno di mantenimento.

Regole fiscali sull’assegno di mantenimento - A seguito di separazione il coniuge che eroga l’assegno di mantenimento ha diritto alla deduzione dello stesso dal proprio reddito, mentre il coniuge beneficiario dovrà tassare la somma percepita dall’assegno di mantenimento in quanto considerato reddito assimilabile a quello di lavoro dipendente.
Con la separazione personale (che sia consensuale o giudiziale) il vincolo matrimoniale non viene sciolto, bensì sospeso in maniera transitoria in attesa della sentenza di divorzio. Condizione essenziale affinché si generi tale onere a carico di uno dei due coniugi separati è la non titolarità di adeguati redditi propri. In questi casi è possibile che  uno dei coniugi sia tenuto a versare all’altro un importo periodico diretto al sostentamento dell’altro coniuge o dei figli. 
La cessazione del vincolo matrimoniale a seguito di separazione o divorzio porta con sé risvolti di natura fiscale quando il coniuge deve corrispondere all’altro un assegno finalizzato a soddisfarne il mantenimento o il diritto agli alimenti.
Inps e regime fiscale dell'assegno divorzile: come funziona
Le conseguenze fiscali per i coniugi - La corresponsione di un assegno di mantenimento tra due coniugi comporta per gli stessi due diverse conseguenze a livello fiscale che è opportuno tenere in considerazione. In particolare, la corresponsione dell’assegno di mantenimento comporta:
-Il coniuge che eroga l’assegno di mantenimento ha il diritto di poter dedurre dal proprio reddito imponibile Irpef l’importo corrisposto (articolo 10, comma 1, lettera c) del Tuir);
-Il coniuge che beneficia dell’assegno ha l’obbligo di indicare la somma riscossa quale componente di reddito riconducibile tra quelli assimilati a lavoro dipendente (articolo 50, lettera i) del Tuir).
La disciplina fiscale prevede quindi che il soggetto che eroga il reddito abbia diritto ad una deduzione fiscale, parimenti, il soggetto che ne beneficia dovrà tassare lo stesso reddito, in quanto considerato assimilabile ai redditi derivanti dal lavoro dipendente.

Deducibilità dell’assegno - Ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera c, del DPR n. 917/86 costituiscono oneri deducibili dal reddito del contribuente i versamenti periodici effettuati all’ex coniuge, anche se residente all’estero, a seguito di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio, o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura indicata nel provvedimento dell’autorità giudiziaria.
In pratica, la deducibilità fiscale ai fini Irpef dell’assegno di mantenimento è condizionata dal fatto che vi sia un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria. Ne consegue la non ammissibilità, ai fini della deduzione fiscale di un possibile accordo stragiudiziale tra le parti (in caso di separazione di fatto), e che l’erogazione dell’assegno di mantenimento abbia cadenza periodica. Ne deriva che la corresponsione di un assegno unico divorzile, anche se frazionato in rate, non è deducibile né tanto meno assume rilevanza reddituale per il percettore.
-Principio di cassa: ai fini del riconoscimento della deduzione fiscale devono essere presi in considerazione gli assegni versati in ciascun periodo di imposta, seguendo il c.d. “principio di cassa“: il pagamento dell’assegno potrà essere effettuato in anticipo o posticipatamente rispetto alle scadenze previste, oppure raggruppando in un’unica soluzione più rate scadute.
Sono deducibili ai fini Irpef anche le somme versate a titolo di adeguamento Istat, a condizione che lo stesso sia indicato nella sentenza di separazione (Risoluzione n. 448/E/2008) ed anche le somme erogate a titolo di arretrati, anche se versate in unica soluzione. Resta esclusa, quindi, la possibilità di dedurre assegni corrisposti volontariamente dal coniuge al fine di sopperire alla mancata indicazione da parte del Tribunale di meccanismi di adeguamento dell’assegno di mantenimento.
-Spese per mantenimento figli non detraibili: sul punto appare importante sottolineare come non siano ammesse in deduzione le somme erogate per il mantenimento dei figli (Circolare n. 95/E/2000). Nel caso in cui la somma derivante dal provvedimento giudiziale sia comprensiva anche della quota per il mantenimento dei figli, deve essere considerata destinata al mantenimento di questi ultimi il 50% della somma, indipendentemente dal numero dei figli.
Assegno percepito solo parzialmente
L’assegno mensile corrisposto all’ex coniuge in seguito alla separazione deve essere denunciato secondo il principio di cassa: occorre pertanto dichiarare il reddito effettivamente percepito nel periodo d’imposta oggetto della dichiarazione dei redditi, senza guardare a quanto indicato nella sentenza.

Assegno di mantenimento a reddito per il percipiente - Gli assegni periodici dedotti dal reddito da parte del coniuge che li eroga, anche sotto forma di compensazione, vanno assoggettati ad Irpef da parte del coniuge percipiente, quali redditi assimilati al lavoro dipendente, ai sensi dell’articolo 50, comma 1, lettera i) del DPR n. 917/86.
Precisiamo ancora una volta che l’importo dell’assegno da assoggettare come reddito imponibile Irpef è esclusivamente quello derivante dal mantenimento proprio e non anche l’eventuale quota di assegno destinata al mantenimento dei figli.

Assegno di mantenimento e dichiarazione dei redditi - Per l’ottenimento della deduzione fiscale è necessario che i versamenti a favore dell’altro coniuge siano giustificati dalle certificazioni di pagamento mensili nonché dalla copia della sentenza di separazione o di divorzio. In sede di presentazione della dichiarazione dei redditi dovrà essere indicato anche il codice fiscale del coniuge che percepisce tale somma.
In caso di somme corrisposte per il “contributo casa” è necessario aggiungere il contratto di locazione con la documentazione da cui risulti l’importo delle spese condominiali nonché la documentazione comprovante i versamenti effettuati.
In sede di compilazione della dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi persone fisiche) il soggetto che eroga l’assegno potrà portare in deduzione il relativo importo (senza limitazioni) indicandolo nei righi E 22 (in caso di presentazione del modello 730) o RP 22 in caso di presentazione del modello Redditi, sempre indicando obbligatoriamente il codice fiscale dell’altro coniuge il quale invece dovrà assoggettare a tassazione l’importo percepito come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente ed indicandolo nel righi C6/C8 (in caso di presentazione del modello 730) o nei righi RC 7/RC 8 del modello Redditi Persone fisiche.

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